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[ GIOVANI FLASH ] 01 Novembre, 2007 13:42
Antonella Di Paola, 26 anni, Studentessa in Sociologia, di Ariano Irpino.

«Non accendo mai la televisione, se non per vedere il telegiornale. I contenuti proposti non sono costruttivi e anche i programmi che si dichiarano formativi mi sembra si stiano adeguando alla superficialità che oggi contraddistingue l’offerta televisiva. La tv non riesce a promuovere nemmeno un intrattenimento di qualità, l’effetto è solo l’abbassamento del livello culturale».

 

Nicola Augusto Vanni, 25 anni, Biotecnologo, di Avellino.

«L’emigrazione giovanile è una scelta quasi obbligata per noi ragazzi del Sud. L’estero e il Nord ci prospettano una situazione occupazionale certamente meno critica. Qui, invece, ci sono preclusi tanti sbocchi lavorativi e il territorio non ci offre altro che stage e master, chiaramente non retribuiti». 

     

                                                          

Giovanni Di Salvo, 22 anni, Studente in Informatica, di Avellino.

«Sono molto legato alle mie origini e al mio territorio. Contrariamente a molti giovani che tendono a fuggire da Avellino, reputando altre mete ed altri contesti migliori del nostro, io sono convinto che siamo noi a non saper proteggere la nostra terra e a non saperla valorizzare. Per questo sono impegnato da diversi anni nella Protezione Civile. Il contributo di noi volontari è appunto la “tutela del territorio”».

                                                                                                  

Salvatore Fuschetto, 21 anni, Studente in Ingegneria Informatica, di Caposele. «Fino a qualche tempo fa anch’io come la maggioranza dei giovani del mio territorio ambivo ad un “posto fisso”. Il mercato del lavoro attuale, invece, ci prospetta prestazioni a termine e contratti a progetto. Se negli altri settori questa tipologia contrattuale può costituire un disagio, nel mio campo può avere effetti positivi, nel senso che apre la strada ad un ritorno all’artigianato. Un’azienda di software richiede all’ingegnere contattato la sua creatività e la sua esperienza, insomma la sua arte, a servizio di un progetto specifico».
[ MONDOGIOVANI ] 01 Novembre, 2007 13:38

Giuseppe Sarno, 26 anni, Musicista, di Avellino. Aspirazione: Vivere facendo musica.

Giuseppe è un musicista, e sogna di “vivere di sola musica”. Per questo ha accantonato la brillante carriera universitaria di fisico e adesso suona il pianoforte in giro per il mondo. “Il lavoro è qualcosa che ti consente di realizzarti completamente. Purtroppo in Italia, e soprattutto qui al Sud, non sempre ci è permesso di scegliere il lavoro che soddisfa le nostre aspirazione e valorizza le attitudini personali”. Secondo il giovane ventiseienne la politica è innanzitutto uno scambio di idee, un terreno su cui confrontarsi. Molto legato alla sua famiglia d’origine, Giuseppe ritiene che qualsiasi persona riesca a dare amore, a far sentire “calore” è già un pezzo di famiglia. Non dispone di molto tempo libero, e nei ritagli che ha il musicista si divide tra amici, teatro, cinema, palestra, e chiaramente concerti. “La cultura è il bagaglio che ti permettere di affrontare la vita, ma non si acquisisce soltanto dalla carta polverosa. La cultura è venire a conoscenza di cose a noi ignote in precedenza, è aprirsi al nuovo e può venire da qualsiasi contesto. Andare in giro per il mondo, accogliere altre culture e apprendere da tutti e da tutto significa studiare”. Il suo rapporto con l’amore è maturo: “Sono la persona che si butta a capofitto in una relazione, ma le esperienze mi hanno insegnato ad essere più cauto. Questo, purtroppo, ha una controindicazione. Potrebbe capitarti di incontrare la persona che si merita il tuo “capofitto”, ma ha il solo “difetto” di essere capitata dopo quella sbagliata”. Il territorio locale, ci spiega Giuseppe, offre poco, molto poco. “Le strutture sono di medio livello, funzionanti ed efficienti solo in parte. Inoltre sono poche e se le rapportiamo a quelle che molte altre cittadine italiane offrono il quadro non è davvero incoraggiante”. Il  tessuto sociale avellinese è decisamente borghese, tra le sue maglie si fanno spazio fenomeni come il bullismo. “Specialmente in questi ultimi anni la violenza nelle scuole, le risse nei bar e nei locali ad opera di adolescenti ha assunto proporzioni preoccupanti. Penso che la responsabilità sia innanzitutto dei modelli con i quali questi ragazzi crescono. E quindi è da ricercare in famiglia, nella cultura dominante e non per ultimo nella scuola”. La televisione è il media che propone stereotipi, quindi, sostiene Giuseppe, “il problema viene anche da lì. Se il bullismo è un fenomeno specifico dell’universo maschile, la traduzione al femminile è l’anoressia, conseguenza del modello catodico di modelle magrissime. In entrambi i casi è la depressione di chi non riesce a raggiungere il modello stesso a rappresentare il fattore costante”. Lapidaria la sua posizione in merito alla droga. Prescindendo dal fatto che chi vuole fare uso di droga riesce comunque a procurarsela, il giovane musicista ritiene sarebbe importante legalizzare ogni tipo di stupefacente: “Penso che in questo modo si potrebbe effettivamente stroncare la criminalità organizzata che gestisce il narcotraffico e allo stesso tempo si assicurerebbe al tossicodipendente un prodotto più sicuro. E ad affermarlo è uno che non fuma nemmeno sigarette”. Da fisico quale è, Giuseppe non crede in un universo soprannaturale molto articolato: “Credo in Dio, quale Ente Superiore e incipit delle cose. Mi sforzo, invece, di credere in Gesù, che accetto come dogma. La necessità di credere in qualcosa nasce dall’impotenza dell’uomo di conoscere tutto, e dove la scienza si arresta, perché incapace di offrire spiegazioni, entra in gioco Dio”.   

a cura di Nadia Arace pubblicato da buongiorno irpnia del 19 ottobre 2007

[ MONDOGIOVANI ] 01 Novembre, 2007 13:29

Giuseppe Battinelli, 27 anni, Progettista software, di Avellino. Aspira a migliorarsi e a crescere sia nel lavoro che nella vita personale.

 “Sono fortunato, innanzitutto lavoro. Inoltre l’occupazione che svolgo mi piace molto. Mi consente di esprimere quello che sono e le mie capacità. Il lavoro che ti soddisfa ti fa alzare felice la mattina e sentire realizzato la sera”. Giuseppe ritiene che il lavoro sia un test importante per l’individuo, nel senso che attraverso le responsabilità che necessariamente sei tenuto ad assumerti, cresci e ti migliori anche come persona. Uno sguardo a tutto tondo però è inevitabile, così il giovane avellinese ci parla della miriade di contratti a progetto con cui oggi è regolamentato per lo più il mercato del lavoro e che non consentono ad un giovane di costruirsi una famiglia, né di pianificare la vita a lungo termine: “I sogni, la voglia di dimostrare le proprie capacità non sono sufficienti per trovare un’occupazione, l’instabilità economica oggi non ci permette di programmare niente. E la cosa peggiore è che i laureati vengono ignorati dallo Stato, mentre rappresentano il futuro del Paese”. Così quando gli chiediamo della politica, Giuseppe risponde: “Ogni volta che ci sono le elezioni, mi dico e sento dire che se vince quel tale candidato, finalmente qualcosa cambierà, la nostra vita migliorerà. Poi il risultato è puntualmente un fallimento, che si traduce in un aumento del costo della vita, nella stagnazione del mercato del lavoro, impantanato in contratti a progetto e sfruttamento”. Ad attutire i colpi della vita la famiglia, che funge da barriera con l’esterno, “sai che ti accoglierà sempre, sia quando ottieni successi nel lavoro, come nella vita, sia quando fallisci. Tutto è appeso alle impressioni che dai, a quello che riesci a trasmettere in pochi secondi, invece la tua famiglia è sempre lì ed è l’unico luogo in cui non ti senti sotto esame”.

Studiare è crescere ed evolversi, sostiene il ventisettenne, allargare gli orizzonti e aprirsi alla vita: “Indipendentemente dalla facoltà che si frequenta, dal tempo impiegato e dai risultati, la cultura acquisita ti permette di relazionarti meglio con gli altri, di saper discutere e rispettare opinioni diverse dalla tua e cambiarla magari, quando è sbagliata”. Nel tempo libero Giuseppe si dedica prevalentemente al basket, che pratica da quindici anni ed è un sostenitore appassionato della Scandone. Tra le altre passioni la lettura, che si riserva in pullman, per ottimizzare i tempi, dal momento che viaggia per lavoro, la musica, il cinema e, naturalmente, l’informatica.

“Credo che l’amore sia un privilegio raro, piuttosto che un limite, come alcuni pensano. È condivisione, innanzitutto, e sostegno quando sembra ti crolli tutto addosso”. Diversamente da molti suoi coetanei, Giuseppe non ha mai cercato la “fuga” da Avellino. Certo, ammette che in realtà Avellino è più paese che città, ma se è vero che qui languono le strutture e le alternative di svago, è vero anche che “queste mancanze sono nettamente ripagate da una tranquillità che non offrono tante altre città”.

Il giovane avellinese non guarda molto la televisione: “Trovo che le trasmissioni in onda siano sempre più stupide. E soprattutto non sopporto il bombardamento pubblicitario cui siamo esposti.  Non credo sia giusto che dopo una giornata di lavoro, allo spettatore sia anche chiesto di vedere un film o uno spettacolo continuamente interrotto da break pubblicitari. Personalmente preferisco i dvd”.

Critica sociale anche per quanto riguarda il fenomeno della tossicodipendenza. “La nostra è una società che ti impone il modello del vincente, per cui ti inocula la necessità di conseguire il successo nel lavoro, come nella vita personale. E allora chi non ce la fa, chi fallisce, viene emarginato, isolato, eppure non vale meno di chi è arrivato. La conseguenza spesso è la droga, talvolta il suicidio. Insomma, soluzioni estreme che fungono da valvola di sfogo delle frustrazioni”. Giuseppe crede in Dio, anche se ammette di non essere praticante: “La fede è un porto nel quale trovare rifugio, conforto talvolta. Ma più di tutto mi piace pensare che molti accadimenti che sembrano non rispondere ad alcuna logica, che si dimostrano estranei alla nostra razionalità, siano invece spiegabili attraverso Dio. E di conseguenza accettabili”.

A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPINIA IL 19 OTTOBRE 2007

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