LETTURE: Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44

Proiettati in un tempo nuovo, in una vita nuova,  siamo chiamati a vivere il presente in pienezza.

Quello che oggi ogni essere umano possiede è il tempo presente.

Ci sono istanti del nostro vissuto che ci sembrano vuoti, senza senso, con una urgenza di cancellarne la memoria che ci proietta in un tempo che in realtà non ci appartiene; l’attimo che verrà.  

Questo atteggiamento porta ad ingannarci, a divenire dei sognatori in una realtà vigilante.

Ed invece il Vangelo ci chiede di intendere bene il vissuto quotidiano, quello che ci accade e che accade intorno a noi.

“Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla…”

   Sai, mi spaventa tanto il mio “non accorgermi di nulla”.

Il mio impastocchiarmi quotidiano in un milione di cose da fare e non accorgermi di nulla.

Tante volte ho ripetuto questa frase al mio prossimo a mò di rimprovero riguardo ad una situazione degenerata ed irrecuperabile: “Scusami, ma tu non ti sei accorto di nulla…?”

Tante volte nella mia vita mi sono ripetuto questa amara frase che sa tanto di sconfitta senza scusanti.

Anche in questi giorni, a volte con un senso di smarrimento interiore, me lo sto ripetendo.

C’è nel nostro vivere quotidiano una nebbia fitta che scende, che anestetizza la coscienza e ci porta a vivere e soddisfare solo la nostra parte fisica:

il mangiare, il bere, il riprodursi fisicamente.

Da queste necessità poi nascono i nostri atteggiamenti di vita legati  all’accumulo, al possesso di beni e anche di esseri umani.

E si entra nel vortice del “non basta mai niente”, bisogna andare sempre oltre.

Tutto qui?

E’ tutta una costruzione umana tesa all’acquietare una serie di istinti?

“…finché venne il diluvio…”

Mi faccio compagno di viaggio di tanti, non giro mai le spalle a nessuno che chiede anche semplicemente di condividere un pezzo di strada e ho imparato una cosa:

alla fine c’è sempre un diluvio;

un diluvio nella vita che porta via tutto quanto da noi costruito al fine di mangiare, bere e prender moglie;

siamo dei mortali, dobbiamo necessariamente accettarlo, ci dobbiamo “fare capaci”.

Il Vangelo di questa prima Domenica di Avvento viene a portarci una luce di vita vera, un orizzonte che non nasconde un burrone di vita vuota dove ci sfracelliamo.

Quante volte ho vissuto questa esperienza di proiettare il mio vivere quotidiano in un bel niente!

E quante lacrime di ragazzo, di giovane, di uomo, di cristiano;

ci sono per tutte le stagioni.

Quante volte ho ritrovato la mia esistenza deturpata, sfregiata dal mio vivere apparentemente corretto, perché così fan tutti,  ma insulso davanti a Dio, senza la pienezza dell’attesa della vita.     

Sai, di fronte al diluvio le cose cambiano…

“Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.” 

Dimmi la verità, ora sembra tutto uguale…Due uomini e due donne che fanno le stesse identiche attività terrene.All’apparenza tante esistenze in un enorme contenitore qual’è il mondo,quali sono le nostre città, le nostre famiglie…C’è un discreto e impercettibile vivere l’oggi costruito sulla Parola di Dio che fa la differenza.

 

 (Continua)