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[ MONDORELIGIONE ] 24 Dicembre, 2007 09:31

Io, come voi, sfogliando le pagine della cronaca di tutti i giorni;

di uomini e famiglie quotidianamente umiliate e straziate perché il lavoro diventa il luogo di delitti annunciati e sistematicamente realizzati;

della disperata solitudine delle nostre famiglie che partorisce più violenza che figli;

parlando con sacerdoti missionari e incontrando i loro occhi a volte ripieni di speranze deluse;

e andando io stesso in carcere a raccogliere quello che resta di vite umane strappate a brandelli;

e raccogliendo lacrime di sofferenza di malati senza una guarigione in vista; 

e, senza andare troppo lontano, guardandomi intorno e incontrando i volti dei tanti giovani della mia città, così assonnata, delicata e bisognosa di cure…

Mi chiedo:

“Gesù, ma quale Natale d’Egitto possiamo fare oggi noi?”

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.”

Un storia che inizia con atto umano: il censimento di tutta la terra.

No, al tempo di Cesare Augusto non c’era l’Istat con dei buoni obiettivi sociali…

 I censimenti si facevano per contare sudditi da spremere con tasse e per sapere quanta  carne da macello si poteva mandare in prossime guerre da pianificare…

Ancora e sempre l’uomo con la sua sete di potere…

e Dio che sceglie di entrare in questa nostra storia,

oggi come allora,

Dio viene come l’Ultimo.

E c’è una famiglia che deve obbedire,

che vive nello stesso mondo,

senza  però appartenere a questo mondo!

Mi fermo qui con il commento al Vangelo di questo Natale;

mi fermo con questa frase:

“Senza però appartenere al mondo…”

Mi fermo e lascio la parola a dei miei amici che sono in carcere da tempo perché, lo ammettono loro, hanno sbagliato.

Le righe che seguiranno sono state scritte da loro, senza essere imboccati da alcuno;

ho lasciato anche gli errori nei testi perché in questo Natale, cari fratelli.

io ho bisogno, fra quelle mura, della Vostra compagnia,

ho bisogno di sapere che voi sapete che nel mondo Lui nasce anche oggi in ogni luogo,

anche nel più inopportuno. 

 “Eccomi Signore Gesù: ogni giorno è una ricchezza;

c’è sempre qualcosa da imparare nella vita!

Ciao!

Sono Emanuele (nome cambiato da me) innanzitutto voglio ringraziare …. (fa il nome di uomini che si sono messi, come servi inutili, nelle mani di Dio per testimoniare il suo Amore):

Nel nostro cammino di fede  sono loro i nostri amici che ci accompagnano verso la conoscenza di Dio.

Fin dall’infanzia avevo capito che i miei genitori non andavano d’accordo e con delle piccole cose litigavano.

Quando arrivavano telefonate li sentivo rispondere in maniera non vera e mi nascondevano tutto come se fossi un estraneo.

Questa cosa mi faceva molto soffrire. Sono cresciuto così insicuro, timido e confuso.

Ero un bambino timido e mi mascheravo facendo casino, picchiavo gli altri, ero aggressivo, rubavo e facevo tante altre piccole cose che disturbavano.

Ho incominciato a frequentare persone più adulte di me e ho imparato da loro tanto male non adatto a un ragazzino.

Rubavo tutto quello che potevo prendere solo per attirare l’attenzione su di me e vivere in modo diverso dai “buoni”.

Anche se in realtà non avevo bisogno di soldi perché i miei genitori non mi facevano mancare nulla.

Dopo qualche anno ho smesso la scuola per andare a lavorare, per essere indipendente.

Ero alla ricerca della felicità che avevo riposto nei soldi, nel sesso nelle droghe.

A quattordici anni ho cominciato a fumare le canne fino ad arrivare alle droghe.

Quando ho iniziato con le droghe mi sentivo “in pace” con il mondo.

Tutte le  insicurezze sembravano svanire nei momenti in cui vivevo l’illusione dell’effetto delle droghe . ma dopo qualche anno sono rimasto solo, con un vuoto profondo dentro e attorno a me ed è arrivato perfino il carcere.

Ho incontrato degli angeli che mi hanno aiutato e ho cominciato a scegliere la preghiera personale cosa che prima non avevo mai fatto.

Ora è diventato un appuntamento con il Signore perché ogni volta vado a trovarlo.

Il Signore mi aiuta non soltanto a vedere le mie mancanze e povertà, ma mi fa scoprire i doni e le cose belle che porto dentro da condividere per vivere la gioia.

Più passa il tempo e più mi sento in pace, alcune volte il sentirmi povero e piccolo mi fa sperimentare ancora  più fortemente la grandezza dell’amore di Dio.

Ma il sentirmi accolto e voluto bene per quello che ero, con i miei peccati e i miei limiti, mi ha dato la voglia di non mollare di continuare questo cammino di guarigione.

La preghiera, l’amicizia vera, l’amore verso il prossimo e molti altri valori che il Signore mi propone attraverso la sua conoscenza, la voglio scegliere ogni giorno di più e desidero custodirli profondamente per la vita futura.

Ringrazio il Signore che ho riscoperto la voglia di vivere e la gioia di rimettermi di nuovo sulla strada giusta.

Buon Natale amici miei.”

Questo ragazzo che ha scritto questa lettera ha passato più della metà della sua vita in carcere;

Sapete, “Nulla è impossibile a Dio”. 

Termino questo commento di Natale dicendovi e dicendomi…

Sai è Natale nei cuori che accolgono Gesù…

Buona accoglienza di Gesù a tutti coloro che vogliono accogliere davvero Gesù;

Buona accoglienza di Gesù alle guardie penitenziarie che hanno tanta pazienza (anche con me);

Buona accoglienza di Gesù ai sofferenti che pregano per chi non capisce il soffrire;

Buona accoglienza di Gesù al mio Vescovo che mi stringe la mano e non mi fa sentire mai solo;

Buona accoglienza di Gesù a tutti quelli che dicono che devo fare il bravo e  restare in parrocchia invece che frequentare posti così malsani…

      Buona accoglienza di Gesù dal vostro servo che cerca Gesù nei luoghi che Lui ci ha indicato. 

[ MONDORELIGIONE ] 02 Dicembre, 2007 01:08

LETTURE: Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44

Proiettati in un tempo nuovo, in una vita nuova,  siamo chiamati a vivere il presente in pienezza.

Quello che oggi ogni essere umano possiede è il tempo presente.

Ci sono istanti del nostro vissuto che ci sembrano vuoti, senza senso, con una urgenza di cancellarne la memoria che ci proietta in un tempo che in realtà non ci appartiene; l’attimo che verrà.  

Questo atteggiamento porta ad ingannarci, a divenire dei sognatori in una realtà vigilante.

Ed invece il Vangelo ci chiede di intendere bene il vissuto quotidiano, quello che ci accade e che accade intorno a noi.

“Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla…”

   Sai, mi spaventa tanto il mio “non accorgermi di nulla”.

Il mio impastocchiarmi quotidiano in un milione di cose da fare e non accorgermi di nulla.

Tante volte ho ripetuto questa frase al mio prossimo a mò di rimprovero riguardo ad una situazione degenerata ed irrecuperabile: “Scusami, ma tu non ti sei accorto di nulla…?”

Tante volte nella mia vita mi sono ripetuto questa amara frase che sa tanto di sconfitta senza scusanti.

Anche in questi giorni, a volte con un senso di smarrimento interiore, me lo sto ripetendo.

C’è nel nostro vivere quotidiano una nebbia fitta che scende, che anestetizza la coscienza e ci porta a vivere e soddisfare solo la nostra parte fisica:

il mangiare, il bere, il riprodursi fisicamente.

Da queste necessità poi nascono i nostri atteggiamenti di vita legati  all’accumulo, al possesso di beni e anche di esseri umani.

E si entra nel vortice del “non basta mai niente”, bisogna andare sempre oltre.

Tutto qui?

E’ tutta una costruzione umana tesa all’acquietare una serie di istinti?

“…finché venne il diluvio…”

Mi faccio compagno di viaggio di tanti, non giro mai le spalle a nessuno che chiede anche semplicemente di condividere un pezzo di strada e ho imparato una cosa:

alla fine c’è sempre un diluvio;

un diluvio nella vita che porta via tutto quanto da noi costruito al fine di mangiare, bere e prender moglie;

siamo dei mortali, dobbiamo necessariamente accettarlo, ci dobbiamo “fare capaci”.

Il Vangelo di questa prima Domenica di Avvento viene a portarci una luce di vita vera, un orizzonte che non nasconde un burrone di vita vuota dove ci sfracelliamo.

Quante volte ho vissuto questa esperienza di proiettare il mio vivere quotidiano in un bel niente!

E quante lacrime di ragazzo, di giovane, di uomo, di cristiano;

ci sono per tutte le stagioni.

Quante volte ho ritrovato la mia esistenza deturpata, sfregiata dal mio vivere apparentemente corretto, perché così fan tutti,  ma insulso davanti a Dio, senza la pienezza dell’attesa della vita.     

Sai, di fronte al diluvio le cose cambiano…

“Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.” 

Dimmi la verità, ora sembra tutto uguale…Due uomini e due donne che fanno le stesse identiche attività terrene.All’apparenza tante esistenze in un enorme contenitore qual’è il mondo,quali sono le nostre città, le nostre famiglie…C’è un discreto e impercettibile vivere l’oggi costruito sulla Parola di Dio che fa la differenza.

 

 (Continua)
[ MONDORELIGIONE ] 17 Ottobre, 2007 09:03
LA CHIESA SENZA CRISTO E’ VEDOVA

Nel mio ministero ascolto sempre la gente, mi fermo sempre,

a prescindere chi mi trovo dinanzi, ascolto sempre.

C’è una cosa sorprendente che accomuna  tanti viandanti, anche quelli di fede documentata…:

la certezza che, in certi frangenti della vita, la loro preghiera non viene ascoltata!

Vi ho turbato i padiglioni auricolari ed il cuore?

Nel vostro archivio dell’anima non avete preghiere “inascoltate” che ogni tanto riaffiorano a mò di rimprovero verso il buon Dio?

Questo Vangelo ci viene in soccorso;

o meglio viene a farci capire il perché di questa “sordità mirata”nei confronti della nostra preghiera! 

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi…”.

Non vi consola il fatto che Gesù si rivolga a noi come suoi discepoli?

Gesù sa bene che pregare è fondamentale per la vita ed è un combattimento;

noi, suoi discepoli, spesso lo dimentichiamo, pensando di accostarci alla preghiera con lo stesso atteggiamento di quando facciamo la spesa  riempiendo un carrello in un ipermercato...

Esempio banale, vero?

Mi auguro di sì.

Stranamente, ma poi mica tanto come vedremo, Gesù paragona Dio ad un giudice che “non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno”.

Diremmo, con una certa difficoltà per scusarLo, che Gesù voleva presentare un “caso limite”, estremizzare un concetto per accogliere tutti…

Oppure voleva solo far venir fuori certi nostri pensieri che abbiamo di Dio, molto nascosti e abbelliti dei nostri cuori, di fronte alle sorti del mondo, della società, della vita…

L’immagine che l’uomo ingannato ha di Dio è proprio questa, sebbene molto nascosta, perfino a noi stessi …

Se andassimo a leggere la Genesi, nei primi dialoghi di satana con l’uomo ci renderemmo conto che il fulcro della  tentazione  fa leva proprio sul convincere l’uomo che Dio è ingiusto!

Roba vecchia, ripetitiva, ma che funziona sempre, purtroppo anche con noi credenti. 

E la vedova chi sarebbe…?

La vedova saremmo noi;

siamo noi cristiani quando viviamo il nostro quotidiano concreto senza Cristo,

quando ci facciamo sottrarre dal demonio, peccando, lo Sposo

Allora, sia personalmente che come Chiesa,  siamo come quella povera vedova.

Sì perché la Chiesa senza Gesù è povera;

la sua unica ricchezza  è il desiderio di unirsi allo Sposo, Cristo.

E’ una vedova insistente, addirittura , molesta.

Anche se si rende conto di non esser ascoltata da questo giudice;

lei continua imperterrita.

 (Continua)
[ MONDORELIGIONE ] 27 Settembre, 2007 09:24

LETTURE: Am 6, 1a.4-7; Sal 145; 1 Tm 6, 11-16; Lc 16, 19-31

Iniziamo subito con una stranezza:

In questo Vangelo il povero viene chiamato per nome; il ricco è senza nome…

Bè, sai com’è, a noi capita l’esatto contrario, i nomi dei ricchi ce li ricordiamo, ahi voglia e che li ricordiamo …

Che ci lasciamo tentare, dato che siamo in periodo di “Legge Finanziaria”, da  discriminazioni di tipo economico, lotti di classe…?

Decisamente Gesù non è venuto per questi tipi di discorsi ma per ben oltre!

Ad esser sinceri il “povero” ricco di questo Vangelo non ha fatto proprio niente di male;

viveva semplicemente la sua vita, secondo quello che aveva in tasca, non parla di ricchezze illecite,  furti o altre porcherie del genere.

“C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.”

A ricordare bene i Vangeli anche Gesù è stato rivestito di tali ricercati tessuti e, sicuramente, nei suoi banchetti con i peccatori si sarà trovato in qualche mensa lautamente bandita…

Ci trovate quindi niente di male in questo ricco?

Stavo per dimenticare: nel Vangelo c’è anche un mendicante di nome Lazzaro.

Sicuramente meno famoso dell’altro Lazzaro che viene richiamato in vita da Gesù ma c’è anche lui:

“Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.”

Che strana domanda mi salta per la mente:“Ne incontrate mai, nei vostri percorsi quotidiani, di poveri più o meno come Lazzaro?Bene, conserviamoci questa domanda con annessa nostra risposta per dopo.Il nome Lazzaro ha un bel significato: “Dio aiuta”.Effettivamente, a parte i cani, questo mendicante non ha nessuno dalla sua parte;almeno su questa terra è invisibile agli occhi del ricco.Eppure si situa in un posto ben visibile, la porta del ricco, ma non viene visto!

Ha fame e, senza chiedere nulla, attende di sfamarsi di quello che cade dalla mensa di un altro uomo.Sapete, al tempo di Gesù non si usavano posate e la mollica di pane veniva usata dal ricco per pulirsi le mani;rabbrividite al sol pensiero di cosa anelava mangiare Lazzaro?Io sì.Bè, cosa strana ma è così, infine muoiono sia il povero che il ricco.Io lo ripeto, il ricco, ci sarebbe da dire poveraccio vista la fine che fa, non aveva fatto in vita sua proprio niente di male;peraltro  Lazzaro non gli aveva chiesto neppure nulla e di conseguenza il ricco non gli ha detto neppure alcun “No!”Uè, e allora perché tanta diversità di trattamento?

“Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.

 Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti…”   Non è giusto, ci sarebbe da dire che chi ha situato Lazzaro con i giusti e il “ricco” nei tormenti aveva già emesso il “verdetto” in partenza.
Alla fin fine l’unica colpa del ricco è di essere ricco;
ma chi lo ha fatto nascere ricco d’altronde è Colui che infine lo situa nei tormenti!Sapete, la colpa di quest’uomo non è decisamente la ricchezza!C’è una disumana indifferenza che coglie l’uomo di fronte alla realtà che lo circonda;un “aborto selettivo” di persone e situazioni che noi tutti, quotidianamente, scegliamo di fare in noi.Per il ricco del Vangelo Lazzaro non esiste proprio.Quest’uomo vive la sua vita chiuso nel suo egoismo di cui diventa credente e  praticante.Mentre nella sua religione rimane semplicemente credente per il suo egoismo diventa scrupolosamente praticante!Caro fratello, non per amareggiarti, magari avrai già tanti problemi nella tua vita, ma quell’uomo ricco siamo io e te.Sì, siamo io e te quando addirittura riusciamo a non riconoscere come  uomini degli esseri umani che incontriamo tutti i giorni.Uomini che non sono solo delle “mosche moleste” che si presentano ad un semaforo rosso sulla strada a scorrimento veloce della nostra vita;Uomini che non sono solo delle ombre nere rassomiglianti ad esseri umani, assaliti da insetti, che ogni tanto ci appaiono, inaspettatamente e indesideratamente, in televisione al posto di qualche scatola di soldi da scegliere o di qualche domanda demenziale da rispondere per cambiare una vita;Uomini che non appartengono ad una razza inferiore da deportare in qualche nostro civile lager fuori porta a cui ogni tanto ci si può divertire a gettare addosso bottiglie incendiarie.Uomini che ci sono accanto tutti i giorni sul posto di lavoro, nel nostro condominio e che noi non vediamo.  Il ricco, nella sua personale indifferenza ha la sua colpa.E’ inutile ora cercare di addossare o condividere colpe con i vari amministratori locali o centrali, di destra o di sinistra.C’è una indifferenza, che ha la fonte nel nostro cuore, che non riconosce nel prossimo il fratello! Questo cancro dell’anima ci porta a cambiare magicamente canale,come se la nostra vita avesse un telecomando…Come società, come Chiesa, come singoli noi dobbiamo interrogarci;interrogarci ora.

levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro”

Quella distanza di cui il ricco ha cognizione solo dopo la morte, in realtà esisteva già in vita.Solo che lui se ne rende conto decisamente troppo tardi.Il tempo, ancora il tempo come la settimana passata, è un dono di Dio.Il nostro oggi è il momento in cui siamo chiamati a vedere ed agire come figli della Luce.Quello che noi abbiamo ricevuto in dono da Dio, in quanto  cristiani dobbiamo usarlo come dono per il prossimo.Il ricco di questo questa Domenica  è fra le persone più tristi che ho incontrato leggendo i Vangeli.Poveraccio veramente, non si è accorto che il Lazzaro gettato davanti alla sua porta era Dio.Dio getta se stesso davanti alla nostra porta per salvarci.Sì, il povero che noi incontriamo è il Signore.E’ il Vangelo che ce lo dice con estrema chiarezza:

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).  

           La ricordate la domanda di prima? Sai, il Signore ci ha sicuramente messo accanto un fratello di nome Lazzaro da amare;se ami Dio ama tuo fratello Lazzaro.A volte una parola, a volte un ascolto, a volte un camminare insieme, a volte un condividere,a volte anche solo un sorriso…       

  servo inutile don michele.

[ MONDORELIGIONE ] 23 Settembre, 2007 10:40

LETTURE: Am 8, 4-7; Sal 112; 1 Tm 2, 1-8; Lc 16, 1-13

Questo Vangelo inizia mettendoci subito nella verità:

“C'era un uomo ricco che aveva un amministratore…

Noi siamo semplici amministratori e non padroni della vita.

L’amministratore è chiamato ad agire secondo la volontà del suo padrone.

Così anche noi siamo chiamati ad agire secondo la volontà di Dio, datore della vita.

Questo in ogni stagione della vita…

Sia nella malattia propria sia se assistiamo, a qualsiasi titolo, un ammalato.

La vita non ci appartiene, non è un nostro possesso:

Noi non possiamo decidere di “staccare nessuna spina” e neppure di dare la vita…!

Negare questo principio porta l’uomo alla perversità, in ogni campo della vita…

L’uomo che si ritiene padrone usa e abusa del prossimo e del creato.

Può essere una verità molesta ma, senza andare a scomodare la teologia, bensì solo guardando i fatti della vita che ci accadono, non possiamo far altro che dire che è proprio vero, è proprio così.

Quest’amministratore, che rappresenta ognuno di noi, come il figliol prodigo della settimana passata lontano da Dio ha dilapidato per sé quanto gli è stato affidato.

E di questa amministrazione viene chiesto conto.

“Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te?”

C’è una chiamata, che è in modo inequivocabile la morte, dove l’uomo si trova dinanzi a Dio, personalmente, a dover rendere conto.

 (Continua)

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