[ MONDOGIOVANI
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17 Marzo, 2008 13:20
La Responsabilità e la conseguenza delle scelte
E’ difficile individuare una solida base sulla quale fondare un ragionamento, per poi sviluppare un pensiero.
Rispetto alla finalità che intendo proporre è opportuno partire dall’analisi della situazione attuale storico-sociale.
Il ventesimo secolo è stato quello che ha visto e vissuto i più grandi cambiamenti economici, sociali, scientifici e tecnologici; il tutto improntato alla velocità, che è l’effetto moltiplicatore esponenziale delle conquiste umane raggiunte faticosamente nei secoli precedenti.
Il secolo ventunesimo è quello delle grandi scelte, che si dovranno concentrare in questi primi anni.
Infatti, il sofisticato grado di conoscenza in tutti i settori impone di soffermarsi o stabilire delle regole su cui innestare lo sviluppo o la evoluzione futura, salvo, poi, rivederle nel medio periodo eventualmente adeguandole a nuovi criteri o diverso pensiero.
E’ senza dubbio, necessario, oggi, stabilire come, ed in quale misura, riassettare lo stato sociale, finalizzare la scienza medica, definire il ruolo della politica, modellare il rapporto cittadino-istituzioni.
Altra indicazione preliminare è stabilire chi, meglio di altri, può essere motivato protagonista delle questioni sopra esposte.
La più razionale riflessione ci orienta, senza dubbio, verso chi ha più tempo davanti a sé, vale a dire i giovani, i quali dovranno scegliere il loro futuro, eventualmente supportati dalla maggiore esperienza di chi è più anziano.
Di qui la centralità della figura e del ruolo dei giovani.
Per affrontare questo difficile compito, però, i giovani dovranno, prima, interrogarsi sulla loro attuale identità rispetto al mondo che li circonda e su come si sentono elementi della società civile; dovranno riflettere sul contenuto della loro idealità; sul ruolo che vorranno effettivamente assumere nella elaborazione teorica del loro futuro; dovranno verificare criticamente i loro miti per convincersi se si tratta di un riferimento di valori o,semplicemente, di un comodo rifugio, alienante rispetto alle situazioni concrete.
Essi dovranno concentrarsi, prepararsi spiritualmente, riflettere.
Solo dopo potranno e dovranno affrontare i temi delle grandi scelte della vita e, sicuramente ce la faranno.
Avv. Pasquale Rossi
[ MONDOGIOVANI
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01 Novembre, 2007 13:38
GIUSEPPE S. DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 19 OTTOBRE 2007
Giuseppe Sarno, 26 anni, Musicista, di Avellino. Aspirazione: Vivere facendo musica.
Giuseppe è un musicista, e sogna di “vivere di sola musica”. Per questo ha accantonato la brillante carriera universitaria di fisico e adesso suona il pianoforte in giro per il mondo. “Il lavoro è qualcosa che ti consente di realizzarti completamente. Purtroppo in Italia, e soprattutto qui al Sud, non sempre ci è permesso di scegliere il lavoro che soddisfa le nostre aspirazione e valorizza le attitudini personali”. Secondo il giovane ventiseienne la politica è innanzitutto uno scambio di idee, un terreno su cui confrontarsi. Molto legato alla sua famiglia d’origine, Giuseppe ritiene che qualsiasi persona riesca a dare amore, a far sentire “calore” è già un pezzo di famiglia. Non dispone di molto tempo libero, e nei ritagli che ha il musicista si divide tra amici, teatro, cinema, palestra, e chiaramente concerti. “La cultura è il bagaglio che ti permettere di affrontare la vita, ma non si acquisisce soltanto dalla carta polverosa. La cultura è venire a conoscenza di cose a noi ignote in precedenza, è aprirsi al nuovo e può venire da qualsiasi contesto. Andare in giro per il mondo, accogliere altre culture e apprendere da tutti e da tutto significa studiare”. Il suo rapporto con l’amore è maturo: “Sono la persona che si butta a capofitto in una relazione, ma le esperienze mi hanno insegnato ad essere più cauto. Questo, purtroppo, ha una controindicazione. Potrebbe capitarti di incontrare la persona che si merita il tuo “capofitto”, ma ha il solo “difetto” di essere capitata dopo quella sbagliata”. Il territorio locale, ci spiega Giuseppe, offre poco, molto poco. “Le strutture sono di medio livello, funzionanti ed efficienti solo in parte. Inoltre sono poche e se le rapportiamo a quelle che molte altre cittadine italiane offrono il quadro non è davvero incoraggiante”. Il tessuto sociale avellinese è decisamente borghese, tra le sue maglie si fanno spazio fenomeni come il bullismo. “Specialmente in questi ultimi anni la violenza nelle scuole, le risse nei bar e nei locali ad opera di adolescenti ha assunto proporzioni preoccupanti. Penso che la responsabilità sia innanzitutto dei modelli con i quali questi ragazzi crescono. E quindi è da ricercare in famiglia, nella cultura dominante e non per ultimo nella scuola”. La televisione è il media che propone stereotipi, quindi, sostiene Giuseppe, “il problema viene anche da lì. Se il bullismo è un fenomeno specifico dell’universo maschile, la traduzione al femminile è l’anoressia, conseguenza del modello catodico di modelle magrissime. In entrambi i casi è la depressione di chi non riesce a raggiungere il modello stesso a rappresentare il fattore costante”. Lapidaria la sua posizione in merito alla droga. Prescindendo dal fatto che chi vuole fare uso di droga riesce comunque a procurarsela, il giovane musicista ritiene sarebbe importante legalizzare ogni tipo di stupefacente: “Penso che in questo modo si potrebbe effettivamente stroncare la criminalità organizzata che gestisce il narcotraffico e allo stesso tempo si assicurerebbe al tossicodipendente un prodotto più sicuro. E ad affermarlo è uno che non fuma nemmeno sigarette”. Da fisico quale è, Giuseppe non crede in un universo soprannaturale molto articolato: “Credo in Dio, quale Ente Superiore e incipit delle cose. Mi sforzo, invece, di credere in Gesù, che accetto come dogma. La necessità di credere in qualcosa nasce dall’impotenza dell’uomo di conoscere tutto, e dove la scienza si arresta, perché incapace di offrire spiegazioni, entra in gioco Dio”.
a cura di Nadia Arace pubblicato da buongiorno irpnia del 19 ottobre 2007
[ MONDOGIOVANI
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01 Novembre, 2007 13:29
GIUSEPPE B. DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 19 OTTOBRE 2007
Giuseppe Battinelli, 27 anni, Progettista software, di Avellino. Aspira a migliorarsi e a crescere sia nel lavoro che nella vita personale.
“Sono fortunato, innanzitutto lavoro. Inoltre l’occupazione che svolgo mi piace molto. Mi consente di esprimere quello che sono e le mie capacità. Il lavoro che ti soddisfa ti fa alzare felice la mattina e sentire realizzato la sera”. Giuseppe ritiene che il lavoro sia un test importante per l’individuo, nel senso che attraverso le responsabilità che necessariamente sei tenuto ad assumerti, cresci e ti migliori anche come persona. Uno sguardo a tutto tondo però è inevitabile, così il giovane avellinese ci parla della miriade di contratti a progetto con cui oggi è regolamentato per lo più il mercato del lavoro e che non consentono ad un giovane di costruirsi una famiglia, né di pianificare la vita a lungo termine: “I sogni, la voglia di dimostrare le proprie capacità non sono sufficienti per trovare un’occupazione, l’instabilità economica oggi non ci permette di programmare niente. E la cosa peggiore è che i laureati vengono ignorati dallo Stato, mentre rappresentano il futuro del Paese”. Così quando gli chiediamo della politica, Giuseppe risponde: “Ogni volta che ci sono le elezioni, mi dico e sento dire che se vince quel tale candidato, finalmente qualcosa cambierà, la nostra vita migliorerà. Poi il risultato è puntualmente un fallimento, che si traduce in un aumento del costo della vita, nella stagnazione del mercato del lavoro, impantanato in contratti a progetto e sfruttamento”. Ad attutire i colpi della vita la famiglia, che funge da barriera con l’esterno, “sai che ti accoglierà sempre, sia quando ottieni successi nel lavoro, come nella vita, sia quando fallisci. Tutto è appeso alle impressioni che dai, a quello che riesci a trasmettere in pochi secondi, invece la tua famiglia è sempre lì ed è l’unico luogo in cui non ti senti sotto esame”.
Studiare è crescere ed evolversi, sostiene il ventisettenne, allargare gli orizzonti e aprirsi alla vita: “Indipendentemente dalla facoltà che si frequenta, dal tempo impiegato e dai risultati, la cultura acquisita ti permette di relazionarti meglio con gli altri, di saper discutere e rispettare opinioni diverse dalla tua e cambiarla magari, quando è sbagliata”. Nel tempo libero Giuseppe si dedica prevalentemente al basket, che pratica da quindici anni ed è un sostenitore appassionato della Scandone. Tra le altre passioni la lettura, che si riserva in pullman, per ottimizzare i tempi, dal momento che viaggia per lavoro, la musica, il cinema e, naturalmente, l’informatica.
“Credo che l’amore sia un privilegio raro, piuttosto che un limite, come alcuni pensano. È condivisione, innanzitutto, e sostegno quando sembra ti crolli tutto addosso”. Diversamente da molti suoi coetanei, Giuseppe non ha mai cercato la “fuga” da Avellino. Certo, ammette che in realtà Avellino è più paese che città, ma se è vero che qui languono le strutture e le alternative di svago, è vero anche che “queste mancanze sono nettamente ripagate da una tranquillità che non offrono tante altre città”.
Il giovane avellinese non guarda molto la televisione: “Trovo che le trasmissioni in onda siano sempre più stupide. E soprattutto non sopporto il bombardamento pubblicitario cui siamo esposti. Non credo sia giusto che dopo una giornata di lavoro, allo spettatore sia anche chiesto di vedere un film o uno spettacolo continuamente interrotto da break pubblicitari. Personalmente preferisco i dvd”.
Critica sociale anche per quanto riguarda il fenomeno della tossicodipendenza. “La nostra è una società che ti impone il modello del vincente, per cui ti inocula la necessità di conseguire il successo nel lavoro, come nella vita personale. E allora chi non ce la fa, chi fallisce, viene emarginato, isolato, eppure non vale meno di chi è arrivato. La conseguenza spesso è la droga, talvolta il suicidio. Insomma, soluzioni estreme che fungono da valvola di sfogo delle frustrazioni”. Giuseppe crede in Dio, anche se ammette di non essere praticante: “La fede è un porto nel quale trovare rifugio, conforto talvolta. Ma più di tutto mi piace pensare che molti accadimenti che sembrano non rispondere ad alcuna logica, che si dimostrano estranei alla nostra razionalità, siano invece spiegabili attraverso Dio. E di conseguenza accettabili”.
A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPINIA IL 19 OTTOBRE 2007
[ MONDOGIOVANI
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25 Ottobre, 2007 10:35
ANGELO DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 12 OTTOBRE 2007

Angelo Marra, 27 anni, disoccupato, di Aiello del Sabato. Aspirazione: fare il giornalista d’inchiesta.
Canta in una band e sogna di diventare un giornalista d’inchiesta. Angelo ha 27 anni ed ha fatto attività politica militando tra le file di Rifondazione: “Adesso seguo assiduamente la politica, ma ho smesso di parteciparvi con manifestazioni, volantinaggi, riunioni perché non ritengo che si utilizzino modi e soluzioni adeguate al contesto sociale. Anche se condivido molte delle battaglie portate avanti dalla sinistra, credo che i linguaggi adoperati e gli interventi fatti siano di natura anacronistica, demagogica e totalmente decontestualizzata”. Decisamente antitradizionalista, il ventisettenne di Aiello del Sabato è a favore delle coppie di fatto: “Non essendo cattolico non ho la percezione della famiglia in senso religioso, né sogno una famiglia in stile Mulino Bianco. Credo si debba cominciare a concepire la famiglia per quello che è nella pratica, abbandonando preconcetti e modelli ideali, semplicemente perché non sono rispondenti alla realtà”. Angelo non crede nel matrimonio, ritiene che si possa stare insieme una vita senza quel contratto, piuttosto afferma: “Non sarebbe certo un pezzo di carta ad “obbligarmi” a tutelare i miei figli. Ecco perché per me il matrimonio non ha neanche un’utilità economica”. Quando gli chiediamo cosa pensi del lavoro, il giovane irpino risponde: “Sono laureato con 105 e una sessione d’anticipo, ho trascorso quasi un anno in Inghilterra, parlo bene l'inglese, sono iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti, ho una conoscenza del pc a 360 gradi e sono disoccupato. Perché non ho la raccomandazione”. Nel tempo libero Angelo legge molto, soprattutto saggi giornalistici e libri di storia, cura un blog, fa musica e adora il cinema, ma soprattutto trascorre giornate intere davanti al computer “visto che ad Avellino non c’è mai molto da fare”. La struttura del tessuto sociale locale è fortemente condizionata dall’assenza di un polo universitario: “La mancanza dell’Università costringe molti studenti a lasciare la città, spesso definitivamente. Questo svuotamento fa sì che Avellino sia una città fantasma, e non solo in termini di presenze umane. La carenza delle strutture, la scarsa sensibilità da parte dell'amministrazione pubblica e quindi il suo inadeguato impatto sul territorio determinano una vita sociale pressoché nulla”. Angelo dice di non guardare più la televisione da tre anni, eccezion fatta per qualche parentesi, come i Tg, “Report” e “Le iene”: “Grazie ad internet e alla tv on demand sono io a scegliere il palinsesto. In questo modo posso guardare solo i programmi che mi interessano e decurtare i vari reality, varietà e simili”. Sulla droga il ventisettenne ha una posizione precisa: “Sono favorevole alla legalizzazione delle droghe, sia di quelle leggere che di quelle pesanti. Vincolerei però queste ultime a modalità e circuiti particolarmente rigidi, tali da combattere la criminalità organizzata ed evitare allo stesso tempo che sul mercato vengano introdotte sostanze impure e mortali”. Il suo rapporto con la fede è inesistente, nel senso che Angelo è agnostico. Critica è la sua opinione della Chiesa, “un’istituzione che assimilo ad una cupola per struttura gerarchica e gestione degli affari”.
A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPNIA IL 12 OTTOBRE 2007
[ MONDOGIOVANI
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25 Ottobre, 2007 10:29
ERNESTO DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 12 OTTOBRE 2007

Ernesto Donatiello, 24 anni, studente in Progettazione e gestione dei sistemi turistici, di Caposele. Aspirazione: lavorare nel settore turistico, contribuendo allo sviluppo di Caposele.
Ernesto vive a Caposele, un piccolo comune della provincia. I suoi studi universitari sono sostenuti dall’ambizione di operare proprio sul territorio e favorirne lo sviluppo turistico: “L’Irpina è ricca di risorse e dal punto di vista del potenziale turistico non è seconda a nessuno. Reputo che sia questa la strada da percorrere per il futuro della nostra terra. Potremmo agevolmente competere con la Toscana per caratteristiche e qualità dei prodotti, magari ad un prezzo molto più competitivo”.
Le strutture locali, purtroppo, non sono adeguate, sia per numero che per qualità, “mancano spazi per i giovani, ma soprattutto mancano elementi veri che possano permettere uno sviluppo completo ed integrato del territorio sia dal punto di vista sociale che economico”. Inoltre, il tessuto sociale è fortemente condizionato da questa povertà strutturale, per tale motivo, continua il ventiquattrenne, “potrebbe risultare fondamentale il ruolo di organismi aggregativi come i Forum dei Giovani e le Associazioni Giovanili, molto attive, per altro, nel mio paese. Reputo che l’associazionismo e il lavoro di gruppo possano portare a risultati positivi nell’ambito del sociale”. Tanto più che il rapporto col territorio è gravato dalla questione occupazionale: “La mancanza di lavoro è una piaga delle nostre zone. Purtroppo è davvero difficile riuscire a vedere realizzati i propri sogni e le proprie aspirazioni professionali in Irpinia, dove le opportunità sono davvero limitate. Tuttavia credo che la voglia di fare ci debba sostenere al punto da riuscire a realizzare ciò che qui può sembrare impossibile realizzare”. Ernesto chiede alla politica cambiamenti ed è appunto nel rinnovamento generazionale della classe dirigente che indica la possibile svolta: “La politica è lo strumento principe della democrazia. Oggi, però, è piegata sempre più spesso a scopi diversi dal perseguimento del bene comune. Eppure resta l’unico mezzo utilizzabile per rendere possibile i cambiamenti che la nostra terra e l’Italia intera aspettano”. In questo senso risulta primario il contributo della cultura, parte integrante della persona, perché “per sapere come cambiare le cose, prima bisogna conoscerle e quindi studiarle. Senza lo studio si resta immobili dentro se stessi, non si riesce a comprendere quanto ci circonda e soprattutto ciò che è diverso da noi. Tutti dovrebbero poter studiare liberamente”.
Ernesto è molto legato alla famiglia, che considera il vero punto fermo per l’individuo, un approdo sicuro che resta tale per l’intera vita. Ma la famiglia è anche la cellula primitiva della società, è per questo che bisogna “partire da qui per la vera svolta sociale”. Il tempo libero, commenta il giovane irpino, che sia dedicato allo sport, alla lettura, all’amore, ad internet è sempre il luogo dell’incontro con se stessi e con l’altro, perché “ognuno di noi cresce anche e soprattutto nel tempo libero”. L’amore e il suo universo è invece sempre in evoluzione, conosce alti e bassi, “è un po’come la vita, molto dipende da come ci si accosta e dalle esperienze che ognuno ha vissuto. Se ci fosse un modo per descriverlo non si chiamerebbe amore, ma razionalità”. Quando parliamo di droga, Ernesto ci spiega che il suo territorio ha subito molte perdite negli ultimi anni. “La situazione resta allarmante e un’inversione di tendenza è necessaria. Tale fenomeno indebolisce la comunità giovanile ed è la logica conseguenza di una società, di una scuola e a volte di una famiglia che spesso lasciano soli i ragazzi”. Lo strumento di comunicazione più potente che esista è la televisione, per questo “tutto quello che viene trasmesso dovrebbe essere ispirato ai principi della coerenza e della professionalità, oltre e soprattutto a promuovere la diffusione di un’informazione corretta. Oggi, invece, sembra essere completamente l’opposto, la tv è un mezzo guidato prevalentemente dal business, le cui leggi poco si prestano alle esigenze effettive della società”. Quando Ernesto analizza il suo rapporto con la fede, menziona l’atteggiamento controverso che talora la Chiesa tiene “ponendosi in contraddizione con se stessa in merito all’interpretazione dei fatti nella realtà ed esercitando un condizionamento sui fedeli poco rispettoso della libertà di pensiero individuale”.
A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPNIA IL 12 OTTOBRE 2007