[ MONDOGIOVANI
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25 Ottobre, 2007 10:29
ERNESTO DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 12 OTTOBRE 2007

Ernesto Donatiello, 24 anni, studente in Progettazione e gestione dei sistemi turistici, di Caposele. Aspirazione: lavorare nel settore turistico, contribuendo allo sviluppo di Caposele.
Ernesto vive a Caposele, un piccolo comune della provincia. I suoi studi universitari sono sostenuti dall’ambizione di operare proprio sul territorio e favorirne lo sviluppo turistico: “L’Irpina è ricca di risorse e dal punto di vista del potenziale turistico non è seconda a nessuno. Reputo che sia questa la strada da percorrere per il futuro della nostra terra. Potremmo agevolmente competere con la Toscana per caratteristiche e qualità dei prodotti, magari ad un prezzo molto più competitivo”.
Le strutture locali, purtroppo, non sono adeguate, sia per numero che per qualità, “mancano spazi per i giovani, ma soprattutto mancano elementi veri che possano permettere uno sviluppo completo ed integrato del territorio sia dal punto di vista sociale che economico”. Inoltre, il tessuto sociale è fortemente condizionato da questa povertà strutturale, per tale motivo, continua il ventiquattrenne, “potrebbe risultare fondamentale il ruolo di organismi aggregativi come i Forum dei Giovani e le Associazioni Giovanili, molto attive, per altro, nel mio paese. Reputo che l’associazionismo e il lavoro di gruppo possano portare a risultati positivi nell’ambito del sociale”. Tanto più che il rapporto col territorio è gravato dalla questione occupazionale: “La mancanza di lavoro è una piaga delle nostre zone. Purtroppo è davvero difficile riuscire a vedere realizzati i propri sogni e le proprie aspirazioni professionali in Irpinia, dove le opportunità sono davvero limitate. Tuttavia credo che la voglia di fare ci debba sostenere al punto da riuscire a realizzare ciò che qui può sembrare impossibile realizzare”. Ernesto chiede alla politica cambiamenti ed è appunto nel rinnovamento generazionale della classe dirigente che indica la possibile svolta: “La politica è lo strumento principe della democrazia. Oggi, però, è piegata sempre più spesso a scopi diversi dal perseguimento del bene comune. Eppure resta l’unico mezzo utilizzabile per rendere possibile i cambiamenti che la nostra terra e l’Italia intera aspettano”. In questo senso risulta primario il contributo della cultura, parte integrante della persona, perché “per sapere come cambiare le cose, prima bisogna conoscerle e quindi studiarle. Senza lo studio si resta immobili dentro se stessi, non si riesce a comprendere quanto ci circonda e soprattutto ciò che è diverso da noi. Tutti dovrebbero poter studiare liberamente”.
Ernesto è molto legato alla famiglia, che considera il vero punto fermo per l’individuo, un approdo sicuro che resta tale per l’intera vita. Ma la famiglia è anche la cellula primitiva della società, è per questo che bisogna “partire da qui per la vera svolta sociale”. Il tempo libero, commenta il giovane irpino, che sia dedicato allo sport, alla lettura, all’amore, ad internet è sempre il luogo dell’incontro con se stessi e con l’altro, perché “ognuno di noi cresce anche e soprattutto nel tempo libero”. L’amore e il suo universo è invece sempre in evoluzione, conosce alti e bassi, “è un po’come la vita, molto dipende da come ci si accosta e dalle esperienze che ognuno ha vissuto. Se ci fosse un modo per descriverlo non si chiamerebbe amore, ma razionalità”. Quando parliamo di droga, Ernesto ci spiega che il suo territorio ha subito molte perdite negli ultimi anni. “La situazione resta allarmante e un’inversione di tendenza è necessaria. Tale fenomeno indebolisce la comunità giovanile ed è la logica conseguenza di una società, di una scuola e a volte di una famiglia che spesso lasciano soli i ragazzi”. Lo strumento di comunicazione più potente che esista è la televisione, per questo “tutto quello che viene trasmesso dovrebbe essere ispirato ai principi della coerenza e della professionalità, oltre e soprattutto a promuovere la diffusione di un’informazione corretta. Oggi, invece, sembra essere completamente l’opposto, la tv è un mezzo guidato prevalentemente dal business, le cui leggi poco si prestano alle esigenze effettive della società”. Quando Ernesto analizza il suo rapporto con la fede, menziona l’atteggiamento controverso che talora la Chiesa tiene “ponendosi in contraddizione con se stessa in merito all’interpretazione dei fatti nella realtà ed esercitando un condizionamento sui fedeli poco rispettoso della libertà di pensiero individuale”.
A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPNIA IL 12 OTTOBRE 2007
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22 Ottobre, 2007 10:15
SONIA DA BUONGIORNO IRPINIA 5 OTTOBRE 2007

Sonia Orvieto, 28 anni, Praticante Avvocato, di Montoro Superiore. Aspirante Avvocato.
Decisamente critica è la posizione della giovane Sonia verso l’operato del governo nazionale: “Ritengo che l’attuale maggioranza non sia riuscita ad apportare miglioramenti alla vita del Paese. Al contrario, rilevo che addirittura stia conseguendo effetti deleteri rispetto agli obiettivi prefissati. Mi riferisco alla lotta all’evasione fiscale, le misure intraprese dal governo mi sembrano finiscano per incoraggiarla. Inoltre, a prescindere dalla mia diversa identità politica, trovo che questo governo svantaggi apertamente i liberi professionisti”. Al punto famiglia Sonia si riallaccia al dibattito parlamentare ed extraparlamentare circa i diritti delle coppie di fatto: “Condivido l’impegno a favore di chi sceglie la convivenza, ma non approvo le unioni omosessuali. Penso generino disordine sociale, e immagino la difficoltà di un genitore che voglia spiegare al figlio che esiste un'altra tipologia di famiglia. Non approvo nemmeno l’adozione da parte delle coppie omosessuali, penso che un’educazione che sia veramente completa debba essere il frutto del contributo dei due sessi”. La disoccupazione è una realtà radicata nel Mezzogiorno: “Qui al Sud non si può parlare di occupazione. La norma è che i giovani si adattino a quello che c’è, quando c’è, senza vedersi riconosciuti i diritti e percependo una retribuzione non proporzionata alle ore di lavoro, né dignitosa rispetto all’impegno profuso”. La cultura è il passe-partout del confronto con l’altro, oltre a costituire un solido bagaglio personale: “Inoltre è fondamentale per competere ed affermarsi sul mercato del lavoro offrendo competenza e professionalità”. Sonia non dispone di molto tempo libero, il praticantato le concede solo i weekend che dedica alla bici, agli affetti e al relax. L’amore secondo Sonia è un sostegno cui affidarsi nei momenti difficili e quando siamo chiamati ad operare scelte importanti, oltre chiaramente ad essere luogo di interazione e crescita. “Non credo sia corretto affermare che chi si droga è debole, piuttosto è poco intelligente, dal momento che lo fa per imitare gli amici che frequenta e farsi accettare dal gruppo, insomma per seguire una moda. Ma il più delle volte fare uso di sostanze stupefacenti non è che colmare il vuoto, la mancanza di stimoli di chi ha denaro ed ha provato ormai tutto nella vita”. La ventottenne di Monitoro non formula un giudizio positivo della televisione, invece dichiara: “La tv rende stupidi. Propone una realtà che non esiste se non all’interno di quella scatola e che viene trasferita nella vita quotidiana da parte di chi imita quello che vede in video”. Sonia ha una maniera intima di vivere la fede, piuttosto che praticare attivamente i riti e le associazioni religiose giovanili preferisce il colloquio privato con Dio: “Mi fermo volentieri a parlare con Dio, da sola, in Chiesa, piuttosto che ascoltare l’omelia”.
A cura di Nadia Arace pubblicato da Buongiorno Irpinia il 5 ottobre 2007
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22 Ottobre, 2007 10:04
RAFFAELE DA BUONGIORNO IRPINIA 5 OTTOBRE 2007
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affaele D’Agostino, 25 anni, Apprendista Legatore, di Avellino. Aspirazione: Costruirsi una famiglia
“Se penso alla politica, penso a qualcosa di irrealizzato”, così esordisce Raffaele, giovane irpino, che continua: “Trovo che ci sia poca attenzione verso quanto chiedono i cittadini”. Le polemiche che accompagnano il clima politico sono foriere di stanchezza e scarsa concretezza, così il venticinquenne fa appello ad un maggiore senso di responsabilità da parte dell’attuale classe dirigente, tanto locale, che nazionale. “Il mercato del lavoro, oggi, si configura come luogo del precariato. Il lavoro saltuario non consente a noi giovani di progettare il nostro futuro. Così, mi verrebbe da dire a quei politici che tanto dicono di difendere la famiglia che la condizione necessaria affinché questa esista è che un giovane abbia la possibilità di un lavoro”. Il lavoro, chiarisce Raffaele, dovrebbe essere un diritto, mentre invece si riduce ad essere una possibilità riconosciuta a pochi fortunati. “Il titolo di studio non dovrebbe precludere, né agevolare un individuo alla ricerca di un’occupazione, nel senso che non può costituire il discrimine che separa un lavoratore da un disoccupato. Il lavoro dovrebbe riconoscere diritti e doveri tanto a chi lavora, quanto a chi offre lavoro”. Raffaele è particolarmente legato alla famiglia d’origine, da cui ha ereditato principi e solidità. “Quello che manca oggi è il dialogo tra genitori e figli. Ma questo non credo sia attribuibile ad una sola delle due parti. Il presupposto della comunicazione vera, reale, è il rispetto delle idee dell’altro, a prescindere dal ruolo che si vive”. Il giovane irpino ritiene che la formazione dell’individuo sia in massima parte cultura, che non va, però, intesa come un accumulo teorico di nozioni, “la cultura non è la storia o la geometria, la cultura è il saper fare di un uomo. Senza non riusciremmo a relazionarci con gli altri. Certo, i recenti scandali che hanno investito il mondo universitario, con la compravendita di esami e docenti, ci offre un bell’esempio di anticultura”. Nel tempo libero Raffaele si dedica agli affetti e agli interessi personali, dalla pallacanestro agli animali che cura con grande passione. Ritiene che l’amore sia il frutto della sinergia tra due persone, dell’apporto costante e reciproco di entrambi. Se viene meno il contributo di uno, allora la relazione si riduce ad un rapporto con se stessi, col proprio io. La sua analisi dell’ambiente e delle strutture che lo contrassegnano non è positiva. Raffaele rileva una scarsa presenza sul territorio di luoghi gestiti dall’amministrazione pubblica, dove le diverse fasce d’età possano ritrovarsi ed esprimersi, ciascuna secondo le sue caratteristiche: “Mi riferisco al centro di lettura per il ragazzo, quanto al luogo di ritrovo per l’anziano. Ecco, vorrei che una parte dei lauti fondi erogati dall’Unione Europea venisse destinata per finanziare questi centri d’aggregazione. Noi cittadini accogliamo le nuove iniziative che l’Amministrazione ha scelto di realizzare, dal Tunnel di Piazza Libertà al rifacimento del Corso, ma che vengano anche edificate strutture di utilità sociale”. La televisione è una “scatola spazzatura”, secondo Raffaele. Certo, non rinuncia a salvare qualche programma come “Gentes”, “Matrix” e “Alle falde del Kilimangiaro”, ma il suo giudizio è sommariamente negativo: “In tv si dovrebbe fare cultura, e invece ecco che siamo invasi dai reality, che non sono altro che gabbie legalizzate. Come si possono tenere prigioniere una o più persone per assecondare l’audience, ossia la curiosità morbosa dei telespettatori. E la cosa più triste è che i primi ad esserne entusiasti sono gli stessi partecipanti”. Per affrontare il problema della droga in maniera obiettiva bisogna risolvere la contraddizione originaria di uno Stato che considera legale possedere una dose anche minima di sostanze stupefacenti: “È la stessa contraddizione che si riscontra nella commercializzazione del tabacco” dichiara Raffaele. “La vendita delle sigarette è morte legalizzata. E a poco serve che sul dorso del pacchetto vengano stampati quei manifestini che dovrebbero scoraggiare il fumatore che ne acquista uno”. Il suo rapporto con la fede vive il dissidio tra la dimensione intima e spirituale che riconosce l’esistenza e la necessità di Dio e l’istituzione ecclesiastica: “Il primo ringraziamento che l’individuo deve rivolgere è a Dio, ma non condivido la politica che per secoli ha sostenuto la Chiesa. Anche in questo caso non posso non scorgere delle contraddizioni imbarazzanti. Un’istituzione che esorta alla solidarietà verso i meno fortunati, che invita i fedeli e i potenti a sanare la piaga della povertà non può conservare nelle sue stanze tesori immensi”.
A cura di Nadia Arace Pubblicato da Buongiorno Irpinia il 5 ottobre 2007
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03 Ottobre, 2007 08:00
ANTONINO DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 28 SETTEMBRE 2007
Antonino Scotese, 30 anni, Praticante Avvocato e Assistente Universitario, di Atripalda. Aspirante Avvocato.
«Alla domanda di un giovane che gli chiedeva perché si dovesse interessare alla politica, Aldo Moro rispondeva: “Potete anche disinteressarvi della politica, ma sappiate che la politica si interesserà di voi”». Attraverso le parole del presidente della Dc, Antonino invita le nuove generazioni a non perdere il contatto con la politica «per il semplice fatto che ne siamo comunque soggetti, subendo decisioni dall’alto, pertanto è nel nostro interesse occuparcene». La constatazione del giovane irpino è di un diffuso sentimento di “antipolitica”, espressione, a suo avviso, legittima e giustificata da parte dei cittadini, ma fine a se stessa se ridotta alla semplice manifestazione contestatoria. Al contrario questo sentimento dovrebbe stimolare una maggiore partecipazione politica, concretizzando quella che Antonino definisce “cittadinanza attiva”, una cittadinanza, cioè, animata non dalla passività critica, ma da un coinvolgimento propositivo, che si realizza in forme diverse dalla canonica aggregazione partitica: associazionismo, comitati, blog, oggi il nuovo strumento per affrontare temi sociali di interesse comune. «La prova più tangibile della capacità dell’essere umano di amare è la famiglia». L’atripaldese ci spiega che questo progetto di coppia richiede «un sacrificarsi reciproco che può essere giustificato e sostenuto solo dal sentimento d’amore. Uno dei motivi per cui assistiamo oggi alla crisi del matrimonio è, invece, la scarsa propensione al sacrificio». Il rapporto a due varia, ci dice Antonino, in relazione all’età, più impulsivo e istintivo prima, più razionale e progettuale poi. Queste caratteristiche ispirano i paradigmi di valutazione che caratterizzano il rapporto stesso. La crisi del lavoro è avvertita soprattutto dai laureati, il cui numero è eccessivo rispetto alle richieste del mercato: «Il reale problema è che un laureato non trova un lavoro che si adegui al suo titolo e alla sua formazione. Forse sarebbe più corretto porre la questione in altri termini, parlando non tanto di disoccupazione, ma di assenza di un certo tipo di occupazione. Oggi la laurea è un “titolo inflazionato”, perché non ha potere alcuno sul mercato del lavoro. Siamo figli di una generazione che ci ha trasmesso l’erronea aspettativa che fosse sufficiente questo titolo per accedere al lavoro. Anche il sistema universitario ha le sue falle, non capisco proprio perché la struttura dei piani di studi preveda ancora insegnamenti non necessari sul campo, mentre ne ignori altri, come la lingua straniera e l’informatica, oggi richieste da tutti i tipi di aziende». Antonino non dispone di molto tempo libero e ci racconta di avere un rapporto parzialmente conflittuale con l’ambiente sociale in cui vive: «Una buona fetta dei miei cittadini manca di cultura civica, che è capacità di vivere con gli altri, nel rispetto degli altri e del territorio. Purtroppo la cultura acquisita sui libri non coincide necessariamente con la vera cultura». Le strutture pubbliche sono state realizzate, ma non sono gestite, né valorizzate adeguatamente: «Sarebbe invece importante investire in luoghi che possano incoraggiare forme di aggregazione giovanile alternative alla birra per strada». Quando parla della droga Antonino ha una posizione abbastanza chiara: «Le sostanze stupefacenti vengono ricercate perché consentono a chi ne fa uso di lasciarsi stupire, di sentire una scossa, di reagire alla staticità, intesa sia come mancanza di stimoli che come condizione di malessere costante. In entrambi i casi queste sostanze ti consentono di rompere la monotonia». Il giovane di Atripalda sottolinea, però, la dipendenza da altri tipi di “droghe”, come la dipendenza dalla notorietà e dall’esasperata ricerca di apparire: «La Tv ha le sue responsabilità, in quanto ci espone a bombardamenti mediatici, anche quando vengono approfondite notizie di cronaca nera o giudiziaria. L’effetto è quello di fare di una persona un personaggio, cosa che inevitabilmente innesca un meccanismo di emulazione. L’eccessiva enfatizzazione delle notizie, l’esposizione mediatica sproporzionata al fatto riescono a far divenire irrilevante anche il fatto che il personaggio in questione si ponga, in realtà, come un modello negativo». Al punto sul suo rapporto con la fede, Antonino ci dice di credere fermamente nell’importanza delle religioni perché, a prescindere dalle valutazioni personali, promuovono dei valori positivi per la società, oltre chiaramente a rappresentare per i credenti un sostegno morale e un motivo di speranza di fronte alle difficoltà che la quotidianità impone.
a cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia il 28/9/07
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03 Ottobre, 2007 07:54
FRANCESCO DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 28 SETTEMBRE 2007

Francesco rosato, 26 anni, Responsabile Marketing presso un’agenzia di comunicazione, di Fontanarosa. Aspirazione nellavita: ragguingere l’autonomia e la serinità.
Francesco considera il lavoro un’esperienza di crescita: «Noi giovani abbiamo idee ed entusiasmo, eppure le aziende non credono in noi. Per questo io ed altri miei colleghi abbiamo “partorito” quest’agenzia di comunicazione. È un progetto in cui crediamo molto e siamo felici di averlo concretizzato. Inoltre il lavoro di gruppo è un’esperienza stimolante, insieme si sbaglia e insieme si riesce, condividendo tutto, anche questa sede, che è un po’ la nostra casa». E a proposito di casa, ma di quella d’origine, Francesco ci dice di essere molto legato alla sua famiglia, benché non riesca a viverla come vorrebbe: «Gli impegni di lavoro mi consentono di tornare dai miei solo nel fine settimana. Devo molto a loro, gli insegnamenti di mio padre e la dolcezza e l’emotività di mia madre mi hanno reso una persona più completa». Il ventiseienne originario di Fontanarosa ama coltivare studi personali, dall’impegno presso il Conservatorio di Avellino alla lettura di testi sociologici e di riviste che possano arricchire il suo bagaglio culturale. Nel residuo tempo libero Francesco si dedica al giardinaggio, il suo balcone è sempre carico di piante e si dichiara affascinato dal loro cromatismo e dall’esuberanza dei suoi peperoncini piccantissimi. Non guarda molta televisione, e quando sta di fronte allo schermo sceglie documentari e film: «Non mi interessano i reality. Trovo che attraverso la tv si possa crescere solo se siamo capaci di filtrarne l’offerta. Chiaro che bisognerebbe intervenire sulla programmazione, arginando il bombardamento cui sono esposti i bambini nella fascia pomeridiana e svincolando le trasmissioni di qualità dalla tarda serata». Consapevole dell’importanza della politica nella vita di una nazione, Francesco dichiara di non averla mai vissuta attivamente: «La politica è il mezzo attraverso cui il piano superiore interagisce con la cantina, ossia gli amministratori dello Stato con i cittadini. Non credo, però, nella partecipazione passiva, piuttosto o stai dentro alla politica, così da poter intervenire, o ne stai fuori». La sensibilità di Francesco è una virtù poco apprezzata, anzi spesso gli accade di non sentirsi capito, perché le cose e le situazioni cui il ventiseienne assegna valore non vengono considerati rilevanti da chi si relaziona con lui. «La droga rappresenta un mondo che non conosco, ma non per questo avrei problemi ad aiutare un amico in difficoltà. Penso che il modo più corretto per sostenere qualcuno che vive un momento di crisi profonda sia quello di affrontare il problema». Fino a qualche tempo fa il giovane irpino partecipava attivamente alla vita religiosa, anche attraverso l’esperienza associativa: «La capacità aggregativa ed il contributo formativo delle associazioni nate in seno e intorno alla Chiesa consentono a chi sceglie di esserne parte di saldare alla dimensione di gruppo la riflessione critica ed intima».
a cura di Nadia Arace pubblicato da Buongiorno Irpinia il 28/9/07