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11 Settembre, 2007 10:28
Ersilia Vitale da Buongiorno Irpinia del 24 Agosto 2007
Ersilia Vitale, 28 anni, Laureata in Sociologia, di Monteforte. Aspirazione: Trovare un lavoro che la realizzi. “Cosa significa oggi fare politica, quando i partiti si sono svuotati di contenuti e il sistema di privilegi si è imposto come modus agendi quotidiano? Basta analizzare l’annosa questione dei rifiuti che stiamo vivendo da tempo. All’inizio mi sono impegnata a promuovere la differenziata, quando poi ho visto che i rifiuti dei diversi cassonetti finivano nello stesso camion, mi sono scoraggiata. Ho cominciato a fare delle ricerche per risalire alle radici del problema e ho capito che il problema non siamo noi cittadini, ma chi ci amministra”. Anche la questione lavorativa va analizzata, dice Ersilia, sfatando il mito che non ci sia niente qui al Sud: “Non credo a chi dice che il lavoro non c’è. O meglio il lavoro c’è, anche se è sottopagato e precario. Chiaro che se ci riferiamo al lavoro con la maiuscola il discorso cambia, lì se non hai la raccomandazione non hai possibilità alcuna di impiegarti”. La funzione prima della cultura non è, però, l’inserimento nel mercato del lavoro, ma la flessibilità intellettuale e l’apertura di nuovi e più larghi punti di vista presso chi approfondisce la ricerca del sapere: “Lo studio non si esaurisce nel pezzo di carta, ma, a prescindere dal percorso formativo compiuto, è lo strumento che ti consente di vedere quello che prima non vedevi. Più sai e più capisci, e di conseguenza meglio sai affrontare e gestire le situazioni della vita”.
Molto legata alla sua famiglia, Ersilia ci racconta di viverla nell’intimità di chiacchierate sincere, piuttosto che nelle occasioni canoniche di festa: “Ogni tanto io e i miei familiari ci riuniamo e ci abbandoniamo a confidenze e riflessioni libere, superando i ruoli che confinano al di qua i genitori e al di là i figli”. Nel tempo libero la giovane ama ascoltare musica e fare sport, anche se le strutture relative alle attività preferite dalla ventottenne non sono adeguate: “Qui ad Avellino disponiamo solo di due maneggi, peraltro molto costosi, mentre di piste ciclabili neanche l’ombra”. Le piace confrontarsi, ascoltare, dialogare con l’altro, ecco perché quando si parla dell’amore, ci risponde che adora scavare nell’intimo della personalità altrui, anche se ammette che un limite della società contemporanea è quello di confondere il proprio compagno con uno psicologo, “caricando su di lui i nostri problemi e aspettando che ce li risolva”. La sua analisi sociale, limitata al territorio dove risiede, la porta a dichiarare che “a parte alcuni casi di xenofobia, la mentalità dell’avellinese non è così chiusa come si pensa”. Diverso il discorso per quanto riguarda l’ambiente naturale: “Va segnalato lo sforzo delle istituzioni di creare nuovi spazi verdi, anche se alle volte ci si dimentica di quelli esistenti. Anche qui ritengo che il problema sia politico, nel senso che l’amore e la tutela dell’ambiente sono sottomessi ad altri interessi”. Parlando di disagio giovanile ad Avellino è immediato il riferimento alla diffusione preoccupante della droga: “Penso che le origini di questo problema siano fondamentalmente di natura culturale. Sperimentare il troppo offerto dalla civiltà dei consumi e al tempo stesso il vuoto di ideali è qualcosa che disorienta e confonde, noi giovani non riusciamo a trovare la giusta collocazione nella società”. Inoltre Ersilia sottolinea la necessaria distinzione tra droghe leggere e pesanti, ma non sostiene la legalizzazione delle prime, in quanto “l’uso di stupefacenti risulterebbe amplificato da una politica di questo tipo, mentre allo stesso tempo non emergerebbe il sistema malavitoso che gestisce il procacciamento e la diffusione capillare della droga”. Fedele alla sua formazione universitaria, Ersilia ha un approccio di tipo sociologico alla televisione: “Ho un buon rapporto con la tv, guardo spesso documentari e film sui canali a pagamento, dove è maggiore la qualità, ma non disdegno i reality, che sono un po’ la cartina al tornasole della nostra società, nel senso che mi consentono di capire verso dove ci stiamo muovendo”. Con la religione Ersilia ha un rapporto un po’ complesso, nel senso che preferisce vivere intimamente il suo rapporto con Dio, piuttosto che partecipare a riti e manifestazioni collettive. “La religione ci fornisce risposte”, dice la ventottenne, “anche se il cattolicesimo non manca di avere delle contraddizioni e dei punti oscuri. Ad esempio fomenta il senso di colpa nel fedele, ci spinge a colpevolizzarci per qualcosa che non abbiamo ancora compiuto. In questo senso è repressiva, mentre invece dovrebbe informare e guidare”.
A cura di Nadia Arace pubblicato da Buongiorno Irpinia 24 Agosto 2007
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11 Settembre, 2007 10:24
Angela Lotrecchiano da Buongiorno Irpinia del 24 agosto 2007
Angela Lotrecchiano, 19 anni, Diplomata, di Avellino. Aspirante ingegnere energetico. Angela ha concluso gli studi superiori e si prepara all’esperienza universitaria consapevole che sarà difficile lavorare nella sua città, dove ha gli affetti e gli amici. Ma la diciannovenne è decisa a fare il lavoro che le piace, perché “una persona non realizzata è una persona incompleta, sarà sempre alla ricerca di qualcosa che non ha”. La famiglia, continua la giovane avellinese, non si limita al nucleo canonico, ma al di là del vincolo di sangue essa lega chi condivide degli ideali e dei sentimenti, “la famiglia accoglie le persone che scegli ti siano accanto e che ti scelgono”. ueQQAngela assegna molto spazio al mondo dei sentimenti, una fetta considerevole del suo tempo libero è dedicato all’amicizia: “Cerco di stare il più possibile con le mie amiche, perché credo che l’amicizia sia il valore più importante. Essa è condivisione profonda e solidarietà convinta. Anche nel rapporto di coppia penso che si debba essere amici innanzitutto. L’amore è capirsi al volo, intuire il gesto dell’altro, stargli accanto quando ne ha bisogno e dedicargli una parola di conforto”. La politica, invece, non è tra i suoi primi pensieri, piuttosto Angela ritiene che oggi essa non si faccia capire o non si voglia far capire, “purtroppo non si fa una giusta informazione. Ritengo che una porzione delle responsabilità sia attribuibile alla scuola, che dovrebbe educare i ragazzi ai valori civici e partecipare alla formazione, presso di loro, di una coscienza politica super partes”. Il sistema scolastico è manchevole, secondo Angela, nella misura in cui non tutti i docenti forniscono ai loro studenti un metodo, punto di partenza per avere, al di là delle pagine dei libri, un approccio corretto verso il mondo intorno: “A scuola non sempre abbiamo la fortuna di incontrare dei professori che ci insegnano a studiare davvero, che significa adottare la giusta chiave di lettura delle cose che ci circondano, piuttosto che incamerare solo un complesso di nozioni”. Quando le chiediamo quale sia il suo rapporto con l’ambiente fisico, Angela ci risponde di amare la natura, perché è qui che l’individuo si riappacifica con se stesso e ritrova l’armonia con l’esterno. Purtroppo, però, gli interventi di cementificazione sacrificano quotidianamente gli spazi verdi della città: “Le istituzioni dovrebbero tutelare la natura anche in centro, mi basterebbe che lo facessero solo perché la città sarebbe più gradevole esteticamente, se non si ha la sensibilità di capire quanto importante sia la funzione di ossigenazione degli alberi”. Angela si dedica agli altri attraverso le attività proposte dalla parrocchia del Roseto, spesso ci racconta di aver prestato servizio presso la vicina casa di riposo per anziani: “È divertente trascorrere del tempo con loro, impari a conoscere le diverse situazioni della vita e a capire di più le persone, insomma l’impegno sociale credo sia un momento di crescita fondamentale. La televisione, al contrario, offre un modello distorto della realtà e consegue effetti distruttivi soprattutto sulle nuove generazioni, che emulano il vuoto mitizzato dai reality”.
A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 24 agosto 2007
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11 Settembre, 2007 10:18
Chiara D'amore da Buongiorno Irpinia del 17 agosto 2007
Chiara D’Amore, 24 anni, Laureanda in Farmacia, di Avellino. Aspirazione: far parte dei corpi speciali dei carabinieri o diventare farmacista. Idee chiare e forte senso pratico si accompagnano ad un’analisi lucida e consapevole che si apre con una riflessione sullo stato attuale della politica: “L’impostazione familiare e le letture cui mi sono dedicata mi hanno consentito di sviluppare una coscienza di sinistra, ma il problema che oggi avverto è la mancata rispondenza tra principi ispiratori del comunismo e la politica che si fa nel Palazzo. Purtroppo l’effetto diretto di questo scollamento è che noi giovani ci crediamo sempre di meno”. Molto legata alla sua famiglia, Chiara ritiene costituisca il punto di riferimento per ogni individuo: “È qui che chiedo consiglio, discuto un problema o condivido una gioia, quando non m’intrattengo in una semplice chiacchierata. I miei genitori non mi hanno mai imposto delle scelte obbligate, anzi il loro merito è stato di educarmi alla libertà di scegliere. Così quando ho commesso qualche errore sono stati pronti ad indicarmi dove avevo sbagliato”. I suoi primi contatti col mondo del lavoro sono stati sufficienti a farle riscontrare un profondo divario tra l’impostazione nozionistica e teorica conseguita attraverso lo studio e invece l’esperienza pratica, pertanto Chiara non manca di accennare al diverso carico di responsabilità che contraddistingue l’impegno dello studente da chi è chiamato a muoversi direttamente sul campo. Nel tempo libero la ventiquattrenne ascolta musica, divora libri, vede film, che siano al cinema o in dvd, ma tra le sue passioni c’è soprattutto la Scandone che non manca di sostenere nelle partite casalinghe come in trasferta. Il mondo dei sentimenti di Chiara è condizionato dalla scarsa tendenza a manifestarli, così come un’erma bifronte questo suo aspetto caratteriale rappresenta un limite, ma anche una fortuna, perché talvolta le risparmia di vivere eventuali delusioni. Il suo rapporto con la città è senza dubbio positivo, perché nonostante Avellino non offra molte alternative e le strutture non sempre siano adeguate, “si può stare bene e divertirsi anche trascorrendo una serata tra amici giù in strada”, e se la giovane avellinese potesse scegliere di lavorare nella sua città, sarebbe ben felice di farlo. Quando le chiediamo quale sia la sua posizione in merito al problema della droga, la studentessa irpina dichiara di rispettare le scelte altrui, anche se non comprende come si possa ricorrere a tali sostanze per semplice emulazione o per farsi accettare dal gruppo che si frequenta, quando non lo si fa per colmare il vuoto e l’insoddisfazione interiore. Non guarda molta televisione, semplicemente perché è il condensato del nulla. Simpson e Superquark a parte, assistiamo ad una esposizione malsana di uomini e donne “decerebrate”, “persino i cartoni animati si sono impoveriti, quelli che guardavo da piccola e con cui sono cresciuta veicolavano un messaggio costruttivo, didattico. Adesso invece riscontro un imbarazzante appiattimento”. Non è contraria a priori al fenomeno della globalizzazione, che è la naturale e inarrestabile evoluzione del sistema economico contemporaneo e sottolinea la sostanziale incoerenza di chi “pur professandosi No Global fuma Marlboro e veste Nike”. L’intervista si conclude con un breve intervento sulla Storia, di cui noi non siamo che il prodotto: “L’uomo è imprescindibile dal proprio passato. Sono le radici a definire la nostra identità. Sono fiera delle tradizioni della mia terra, del dialetto che ci rappresenta e della cultura popolare da cui proveniamo”.
A cura di Nadia Arace Pubblicato su Buongiorno Irpinia del 17 agosto 2007
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05 Settembre, 2007 10:43
Amerigo Ferrara da Buongiorno Irpinia 10 Agosto 2007
Amerigo Ferrara, 24 anni, Studente in Biotecnologie per la salute, di Avellino. Aspirante Ricercatore.
La riflessione del giovane studente non conosce molti mezzi termini. Polemico a tratti e spesso disilluso Amerigo definisce “l’attuale classe politica, a parte qualche raro esemplare, nient’altro che un comitato d’affari, sordo alle esigenze dei cittadini e intento a gestire in maniera interessata la cosa pubblica, mentre invece avverto un incessante bisogno e desiderio di giustizia. Gli effetti distruttivi si registrano anche nell’ambito della questione lavoro, che è spesso legato al clientelismo, così i nostri studi non servono a molto”. Quest’analisi realistica, però, non gli impedisce di riconoscere allo studio e alla cultura in genere la funzione di arricchimento, inoltre “ti consentono avere una posizione e di dire la tua in ogni contesto, insomma di stare al mondo attivamente. Ci tengo inoltre a sottolineare la priorità della cultura, che è anche vita pratica ed esperienza, rispetto allo studio”. Se la dirigenza politica è in declino, lo stesso vale per la famiglia, dove il salto generazionale tra genitori e figli ha assunto proporzioni notevoli. Tuttavia Amerigo è consapevole del ruolo costruttivo della stessa, “la famiglia è una delle poche nicchie che ti consente di allentare le quotidiane tensioni professionali, interpersonali quando non legate alla mancata realizzazione dei propri ideali”. Nel tempo libero Amerigo legge notiziari su internet, si interessa di sport e lo pratica, scrive sul suo blog ed è affascinato dalla storia antica “specie quella egiziana e medioevale, perché possono collegarsi alle tematiche dell’esopolitica e della paleoastronautica. Mi interesso, cioè, di tutto ciò che riguarda altre forme di vita nell’universo e le loro interazioni con i popoli del passato”. Parlando dell’amore, il ventiquattrenne ci dice che la fiducia e la complicità costituiscono le fondamenta della relazione, “credo che un rapporto di coppia debba essere moderatamente liberale, con un pizzico di gelosia”. Alla domanda sul rapporto tra uomo e ambiente lo studente è chiaro e categorico: “Nella città in cui viviamo non esiste, perché non ci è possibile usufruire liberamente di spazi verdi senza imbatterci nei limiti imposti dal cemento. Il mio ideale è quello proposto dalla società svizzera, dove l’uomo vive in armonia con la natura perché vive la natura. Purtroppo la macabra constatazione che devo fare è che nella scala delle priorità la società attuale ha riservato all’ambiente l’ultimo posto, di fatto esso è oggetto di speculazioni quotidiane. Anche i rapporti sociali sono viziati da una povertà che ad Avellino è scoraggiante. Questo crea le condizioni perché attecchiscano fenomeni degradanti come l’abuso di alcol e droghe. Inoltre il provincialismo e la chiusura di una città che in realtà non è che un paese si riduce ad un ottuso snobbismo che ritroviamo anche in chi comunemente dovrebbe esserne esente, in pratica in chi non ha i soldi”. La presenza di un polo universitario ad Avellino, continua Amerigo, avrebbe invece favorito un clima di scambio, fornendo nuovi stimoli e promuovendo iniziative e spazi sociali costruttivi.
“Non mi piace la televisione, che è diventata la pausa tra una pubblicità e l’altra. Del resto essa è l’espressione di una società futile legata a fenomeni da baraccone passeggeri”. Lapidario anche in merito al fenomeno della globalizzazione: “Odio le multinazionali e non tollero lo sfruttamento del Terzo Mondo, ma non sono un No global”. Amerigo sostiene che la Storia non riesce ad insegnarci poi molto se l’uomo commette sempre gli stessi errori: “Noi Italiani, inoltre, pecchiamo di poco nazionalismo, e questo è legato alla nostra storia. Mi piacerebbe che all’estero l’Italia fosse ricordata come il paese di Giulio Cesare, Leonardo e Galileo e non solo come il paese della pizza”.
A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 10 agosto 2007
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05 Settembre, 2007 10:35
Vittorio Fiorentino da Buongiorno Irpinia 10 Agosto 2007
Vittorio Fiorentino, 25 anni, Studente in Scienze della Comunicazione, di Avellino. Aspirazioni: lavorare nello sport o nel settore marketing e insegnare a tutti che la vita è un meraviglioso gioco.
“La politica rovina i rapporti umani”. Così esordisce Vittorio quando gli chiediamo cosa pensi della politica, argomentando poi che anche chi scende in campo professandosi il salvatore della patria finisce poi col perseguire i propri interessi. Nonostante tenda idealmente al comunismo e al bene comune, il venticinquenne ci dice di essere consapevole che in fondo questa non è che utopia, così preferisce votare valutando la persona e non mostra riserve quando afferma di votare per amicizia. Legato alla sua famiglia, che definisce perfetta, Vittorio ritiene che essa costituisca uno dei pochi valori che ancora resiste ai cambiamenti temporali. Si sofferma poi sul suo ruolo didattico, poiché “prima ancora della scuola, essa ha il compito di impartirti un’educazione” e non concorda con le ricorrenti accuse rivolte al “sistema” famiglia “perché non deve essere solo il genitore a preoccuparsi della mente del figlio, quanto il figlio a preoccuparsi di come si è genitore”.
“Il lavoro nobilita l’uomo. Questa è una massima che ho sposato” afferma Vittorio “nelle poche esperienze lavorative che ho avuto. Purtroppo non la pensiamo tutti allo stesso modo, in una provincia dove il “fancazzismo” (in alternativa metti l’ozio) e il clientelismo la fanno da padrone ed è sempre più difficile trovare giovani disposti al sacrificio e vecchi disposti a liberare il posto che occupano”. Lo studio e la cultura procedono di pari passo e concorrono a fornire una solida formazione personale, che contribuisca a rapportarsi meglio con l’altro e a definire la propria personalità. Il giovane avellinese non condivide la separazione classista tra universitari e non, perché ci dice che ognuno, a prescindere dal riconoscimento sociale, dovrebbe coltivare un proprio percorso autonomo. In una città che offre poche alternative, il tempo libero è dedicato per lo più allo sport, oltre che all’ozio, pertanto, continua Vittorio, sarebbe importante creare per i giovani più strutture e spazi che consentano di dare sfogo alla loro creatività e partorire qualcosa di buono e duraturo. “Gli esempi ci sono, ma la città risponde?” Nel suo tempo libero, invece, il venticinquenne si ritaglia dei momenti per comporre canzoni serie, ironiche e stornelli.
Il mondo dei sentimenti si fonda sul dialogo e sulla condivisione di argomenti, nonché sulla fiducia. “Nel rapporto di coppia è importante dare all’altro tutto ciò che si ha. Questo può aiutare a non avere remore e a soffrire di meno per la fine di un rapporto, perché consapevoli di aver donato tutto quanto era nelle proprie possibilità. Bisogna saper ascoltare ed avere sempre la forza di sorridere e di far sorridere il partner”. La riflessione sulla struttura dei rapporti sociali porta Vittorio ad analizzare l’attuale stato di decadenza che la società sta vivendo. Valori come l’amicizia, l’amore, la fratellanza, il sorriso trovano uno spazio sempre più esiguo, rimpiazzati dai miti imposti dalla televisione e dal modello del più forte. Per questo ritiene sia importante che nelle scuole si torni ad insegnare in modo serio l’educazione civica. Il degrado investe anche l’ambiente fisico, specie nella verde Irpinia, dove non si fa niente per sfruttare le risorse del territorio. “In entrambi gli ambiti” continua “regna l’egoismo, riassunto nelle proteste di chi non può parcheggiare la propria auto proprio nel negozio perché gli ambientalisti hanno chiesto l’isola pedonale”. La misura del disagio sociale si registra anche nel consumo di droghe. Prescindendo dalla nocività degli stupefacenti, Vittorio ritiene sia utile, seguendo il modello olandese, liberalizzare le droghe leggere, “cosa questa che consentirebbe di creare nuovi posti di lavoro, nonché di concentrare l’attenzione dell’ordine pubblico su reati ben più gravi. Sono consapevole, però, che questo minerebbe le basi e gli interessi del sistema in cui viviamo. Perché un giovane faccia, poi, uso di droghe davvero non saprei, questo lo sa solo il Padre Eterno”. Vittorio è un nostalgico della Tv di una volta, quella di Portobello, di 90° Minuto e della “vera” Domenica in, programmi che realmente tenevano compagnia agli Italiani. “Oggi invece assistiamo a continue risse verbali, miti palestrati e veline. Anche un ignorante uscito da un reality qualunque può permettersi di parlare in prima serata di arte, cinema e politica, mentre i programmi culturali sono riservati al pubblico della notte. Ecco perché penso che le istituzioni dovrebbero intervenire per restituire alla televisione la sua primitiva funzione educativa”. Lucida la sua lettura del fenomeno della globalizzazione. Per quanto essa possa offrire, almeno in linea teorica, opportunità di sviluppo per i paesi investiti, di fatto si riduce allo sfruttamento operato dai paesi industrializzati a danno di quelli sottosviluppati per il semplice fatto che il modello economico imposto si ispira al principio del plusvalore. L’intervista si chiude, quindi, con un breve battuta: “La Storia siamo noi è il titolo di una nota canzone e solo crescendo ne ho compreso il significato. È fatta di alti e bassi e mi piace sentirmi parte della Storia. La maggior parte delle persone l’accettano così com’è, mentre io nutro il desiderio di cambiarla insieme ai miei cari e ai miei amici”.
A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 10 agosto 2007