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Nereo Villa

27 Aug, 2006

10 febbraio 2004 - I casi Sofri e Pazienza

Generale — Inviato da nv @ 18:19

Nella trasmissione "L'infedele" di sabato 7/2/2004 si è parlato del "Caso Sofri" e della sua auspicata liberazione. Nel corso della trasmissione è stato fatto un ritratto di Adriano Sofri che si potrebbe riassumere dicendo che egli si meriterebbe la grazia in quanto si è assoggettato alle leggi dello Stato accettando senza ribellarsi la sua condanna. Mi pare quindi che si possa parlare in questo "Caso" di grazia per obbedienza, e forse è per questo motivo che sia da destra che da sinistra vi è mobilitazione per la liberazione di Sofri. Una sorta dunque di statalismo che mostra la sua benevolenza ma solo perché ha di fronte un disobbediente che si è trasformato in obbediente. A proposito di questi concetti (ubbidienza e disubbidienza) vorrei ricordare un libro, coraggiosamente stampato dalla Longanesi, intitolato, appunto, "Il disubbidiente", scritto da Francesco Pazienza, anch'egli in prigione e che, a maggior ragione di Sofri, si dovrebbe graziare. Pazienza, infatti, continua a rimanere in carcere per motivi sconosciuti, in quanto per i reati per cui fu condannato è stato via via assolto nei ricorsi. Perché dunque non si mobilita nessuno per la liberazione di Pazienza? Forse è questo titolo che egli da' al libro ed attribuisce a se stesso, che impedisce ai rappresentanti di Stato di fare qualcosa per qualcuno che non si piega dichiarandosi, appunto, disubbidiente? Lo Stato esercita dunque autorità punitiva nonostante l'innocenza dei suoi cittadini nella misura della loro non succubanza?


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