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Nereo Villa

27 Aug, 2006

27 luglio 2004 - Solidarietà a Pazienza che invoca la scarcerazione

Generale — Inviato da nv @ 18:22

Dal carcere di Livorno, il 2 luglio 2004, Francesco Pazienza ha scritto una lettera indirizzata al ministro Roberto Castelli, al direttore generale D.A.P. Giovanni Tinebra e, per conoscenza, alla direttrice della C.C. di Livorno Anna Carmineo comunicando la seguente sua decisione: "[…] il sottoscritto alle ore 22 del giorno 12 luglio 2004 inizierà uno sciopero totale della fame di protesta che sarà interrotto solamente nel momento in cui il Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana comunicherà alla Magistratura di Sorveglianza di Livorno, e sulla base di quei dettami previsti da una giurisprudenza costante ed univoca della Suprema Corte, in cosa consista la attuale ed immanente pericolosità del detenuto Francesco Pazienza".
Vorrei pertanto informare i lettori della "Libertà" dei seguenti fatti. Il dipartimento di Stato USA, il 15 giugno 2004, ha desecretato centinaia di pagine di documenti sul caso Pazienza a seguito di un FOIA effettuato dal dr. Marco Saba, membro dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra. Dal mandato di estradizione (che all'epoca venne segretato da Mino Martinazzoli) si evince che alcuni magistrati milanesi volevano processare il Pazienza per il fallimento del Banco Ambrosiano e della società Prato Verde di Flavio Carboni. In pratica, il Banco Ambrosiano non sarebbe fallito per i più di 50 miliardi di "prestiti" mai rimborsati dal Partito Socialista e dal Partito Comunista Italiano: sarebbe fallito invece per un prestito di 6 miliardi alla immobiliare Prato Verde. Il Pazienza fece da mediatore, per questo prestito. Quindi fu il responsabile delle due bancarotte fraudolente, secondo i magistrati della Procura che poi fece il famoso processo delle Mani Pulite. Francesco Pazienza, che si consegnò volontariamente alle autorità italiane per l'estradizione, avendo chiesto la sospensione all'ultimo minuto di un appello che aveva fatto contestando l'estradizione, ha ormai scontato circa 16 anni di detenzione. In tutti questi anni, non è ancora stato desegretato il rapporto contabile finale sul Banco Ambrosiano (estero) che all'epoca venne segretato da Margareth Thatcher. A Milano si decise in fretta e furia che si poteva fare a meno di consultare la contabilità della Banca decretandone senz'altro il fallimento, che avvenne di domenica. Il lunedì successivo, il giorno dopo, riaprì gli sportelli con un altro nome: Nuovo Banco Ambrosiano. In capo ad un anno, la Banca fu in grado di ripianare da sola tutte le "perdite", cosa ben strana per una società fallita. Il presidente Gianni Bazoli, quello che conserva gelosamente la valigetta di documenti di Roberto Calvi, è ora presidente di Gruppo INTESA, la società in cui l'Ambrosiano confluì. Dopo sedici anni di misteri, non ha ancora un nome l'assassino di Roberto Calvi. Né risulta siano stati rimborsati i "prestiti" politici del Banco Ambrosiano. Ma Francesco Pazienza, dopo aver subito varie vessazioni anche in carcere (talché la Procura di Parma ha aperto un procedimento contro il direttore del carcere), viene oggi sottoposto a EIV: elevato indice di vigilanza. Si teme, cioè, che possa "evadere". Sarebbe interessante sapere perché dovrebbe mai evadere una persona che, in tutti i carceri dove è passato, ha sempre ricevuto rapporti che lo definiscono "detenuto modello". Un po' meno modelli, a mio avviso, i magistrati che insistono a volerlo tenere dentro senza un vero perché. Attualmente del caso Pazienza si sta occupando Il Comitato Vittime dell'Ingiustizia, una ONG patrocinata dalle Nazioni Unite.


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