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Nereo Villa

29 Nov, 2006

29 novembre 2006 - Se democrazia vuol dire trasparenza

Generale — Inviato da nv @ 12:46

Se “democrazia” vuol dire trasparenza, come sosteneva Norberto Bobbio nei suoi scritti, come fa il cittadino italiano a credere nella democrazia di fronte alla precisa volontà di non trasparenza istituzionale? Mi riferisco alla legge 241 del 1980, apparentemente nata per promuovere la trasparenza amministrativa negli organi statali, ma paradossalmente generatrice del suo contrario e cioè del concetto di “segretazione”. Se si studiano infatti le “eccezioni” amministrative alla trasparenza, risulta che le “segretazioni” sono la norma, e che la trasparenza è l’eccezione! La nostra repubblica è addirittura fondata sul segreto finanziario e militare: si vedano a questo proposito il decreto Concione per il ministero della difesa, e il decreto D’Alema per i servizi segreti, che portano a 50 anni la durata della “segretazione” di atti attinenti soprattutto alla determinazione ed all’attuazione della politica monetaria: “atti, studi, relazioni e proposte, relativi alle iniziative di finanziamento, previsione e controllo di bilancio e atti che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria e sulla politica redditizia e finanziaria” (1). Perché queste condizioni di segretezza? Perché il cittadino non deve sapere? Proprio i recenti scandali bancari hanno mostrato retroterra nei quali è percepibile come queste condizioni di “segretazione” di atti concernenti materia finanziaria contribuiscono a rendere particolarmente difficile qualsiasi controllo e verifica dall’esterno. L’Italia dunque poggia “legalmente” sul contrario della trasparenza. E sempre “legalmente” gli italiani sono tenuti a versare lacrime e sangue per pagare l'invenzione dei banchieri, cioè il cosiddetto “debito pubblico”, che con l’avallo di politicanti - per i quali il bianco è uguale al nero - è diventato la ragione dell’imposizione (e già la parola è significativa) di finanziarie sempre più truffaldine e deprimenti l’economia intera, con la conseguente depressione di qualsiasi iniziativa o creatività del cittadino.

(1) http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/CIRCOLARI/1996/Circolare-4/Circolare-n.-6-1996.doc


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