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Nereo Villa

07 Dec, 2006

7 dicembre 2006 - Un fisco veramente equo

Generale — Inviato da nv @ 14:10

 

Un fisco veramente equo.

Metà degli italiani è con la politica delle 30 bastonate, l’altra metà con la politica delle 60 bastonate. Ovvero: una metà sta con Berlusconi che impone una tassazione di circa il 30 % del reddito, e l’altra metà sta con Prodi che ne impone quasi il doppio. Coloro che si oppongono alle 60 bastonate dunque si sono riversati in piazza per “pretenderne” solo 30 e sono disposti anche a esserne felici. Certo che 30 faranno meno male rispetto a 60, ma fanno sempre male. Eppure il popolo italiano, ormai abituato ad essere considerato bue, e/o pungolato col frustino da uno Stato prevaricatore ed accentratore, crede di vedere un salvatore in Berlusconi, che gliene promette solo 30. Roba da matti! A me pare che la vera alternativa a Prodi non sia Berlusconi, ma un sistema fiscale veramente equo. Un sistema veramente equo però non può che essere l’equalizzazione monetaria già a partire dall’emissione monetaria stessa: con un semplice detrazione per ogni valore di banconota e di moneta metallica di un’aliquota del 10 per cento annuo, da usare per lo Stato sociale, ma comprendendovi anche un reddito di cittadinanza per tutti dalla nascita alla morte! Solo in questo modo il problema delle tasse uguali per tutti può essere risolto, dato che le “tasse”, una volta prelevate attraverso la dinamica stessa dell’emissione, sarebbero pressoché uguali per tutti in quanto uguali a zero: eliminate assieme a tutta quella burocrazia che impedisce la distribuzione reale della ricchezza. Con ciò, i cosiddetti “evasori fiscali” che dagli uni sono considerati come i veri lavoratori che producono ricchezza per tutti, mentre dagli altri sono considerati ladroni da ricercare per poi punire come in una vera e propria caccia alle streghe, svanirebbero nel nulla in quanto nessuno finalmente potrebbe evadere alcuna tassa. Se una volta per tutte si smettesse di ragionare solo con una metà di cervello, si capirebbe che entrambe queste visioni (30 e/o 60 bastonate) sono patologiche. Cominciare a superare l’ottocento, esige di considerare il cittadino italiano non solo come “lavoratore” o come “contribuente”, ma come proprietario della ricchezza che produce e dunque della propria moneta. Ezra Pound chiarì che il denaro che abbiamo in tasca non è nostro, ma rappresenta “debito dei cittadini verso la banca centrale”, mentre dovrebbe essere “ricchezza e credito nelle tasche dei cittadini”, secondo l’affermazione ripresa da Jefferson, padre della patria americana. In seguito Giacinto Auriti rivelò che secondo il maestro Pound, le dinamiche dovevano essere ribaltate: restituendo creazione del denaro, controllo del credito, e determinazione del costo, alla collettività, che lo Stato rappresenta. Invece, anche se siamo nel terzo millennio, dobbiamo ancora assistere a manifestazioni secolari del passato, in cui conta la quantità di carne votante, non le idee, né l’attività pensante che le produce, facendo dell’uomo un uomo. O “uomini” dell’opposizione, se volete proprio portare a Roma il popolo bue, non portate a Roma migliaia di sprovveduti a lamentarsi delle tasse; portateli a Roma a manifestare contro Stato e parastato, congetturati senza alcuna legittimazione popolare, senza concorso di popolo, ma contro il popolo. Da monarchico-liberale (si fa per dire), lo Stato divenne monarchico-fascista, e poi repubblicano-antifascista-liberale (si fa sempre per dire), senza concorso di popolo, e sempre contro il popolo sovrano (anche qui si fa per dire), che non è mai stato chiamato a votare la “sua” costituzione, ma nemmeno i “suoi” statuti comunali, provinciali o regionali, né che ha strumento alcuno per opporsi ai capricci e ai funambolismi dei “suoi” rappresentanti, ogni cinque anni resi puntualmente irresponsabili e intoccabili da “democratiche” elezioni, grazie alle quali tutto cambia affinché nulla cambi. Personalmente, il 2 dicembre mi sono recato, anziché a Roma, al 2° convegno “Fiera della verità”, tenutosi in provincia di Modena, in cui si è discusso di verità sociali inerenti l’emissione truffaldina dei soldi, temi che dovranno, per poter davvero interessare il cittadino, costituire sempre più la consapevolezza di chi vorrà proporsi come classe politica di domani. Nell’occasione della seconda “Fiera della verità” è stato proiettato “I banchieri di Dio”, film sul caso Calvi, basato su documenti ufficiali, improvvisamente censurato, appena uscito nelle sale cinematografiche, dal tribunale civile di Roma, sempre grazie agli stessi criteri di “democrazia” che fanno muovere il corrotto politicante politicamente corretto.


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