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Nereo Villa

29 agosto 2006 - Gli Usa vogliono controllare l'intera area meridionale

Generale — Inviato da nv @ 14:24

Mentre la Russia cerca l'alleanza con la Siria per creare un corridoio militare sulla costa del Mediterraneo orientale, Stati Uniti ed Israele creano accordi di cooperazione militare con Azerbaijan e Georgia. Il vero obiettivo è colpire quegli Stati che - attraverso la nazionalizzazione del petrolio, finalizzata alla riconquista dell'antico potere perso - si uniscono ora per sconfiggere multinazionali e banchieri. Gli attuali scontri in Libano sono solo strumentali a questi ultimi, e là dove essi non possono controllare con dittatori fantoccio tali Stati, devono farlo con la guerra. Così, se avanzeranno in America Latina, che è un continente a maggioranza cristiana e cattolica, attueranno il loro piano usando gli ebrei, esattamente come fece Rothschlid con Hitler. Infatti il problema nazionale degli ebrei non può prescindere dalla sovranità monetaria, che gli attuali cittadini d’Israele conoscono dalla loro stessa storia, a partire dall’antica invenzione dei soldi fino all’invenzione relativamente recente del sionismo “comprato” da Rothschlid stesso. Tuttavia, per molti cittadini ebrei odierni (che dovrebbero essere pensati come coloro che qui da noi ancora oggi amano cantare “O bella ciao” in ricordo dei nonni partigiani) il problema ebraico non è una questione nazionale meramente ideologica o partitocratrica. È un problema sociale che esige una risoluzione politica universale, come infatti scriveva già nel 1896 il fondatore del sionismo Theodor Herzl: “È una questione di politica universale, che dovrà regolarsi nel consenso dei popoli civili”. Quando infatti all’inizio del Novecento i contributi russi del Chibbat Zion (amore per Sion) per i primi insediamenti (aliyà) in Palestina si dimostrarono insufficienti, il ricco banchiere Rothschild subentrò a finanziariarli, pretendendo in cambio il controllo totalmente possessivo della yishuv (comunità ebraica della Palestina), che per lui era solo un “affare”: assolutamente privo di qualsiasi finalità di rinascita nazionale. E in effetti i nonni dei cittadini delle attuali cooperative israeliane (kibbutz) furono proprio quei pionieri (chalutzim) che già da allora odiavano Rothschild, dato che i loro contrasti con costui rappresentavano ben più che l'inevitabile scontro per l’autodeterminazione politica fra giovani socialisti e il ricco magnate che, come scrive David Vital, in “The Origins of Zionism” (Ed. Oxford University Press) “tentava di impedire il diffondersi delle idee libertarie, bensì furono l'inevitabile risultato del confronto tra due opposte concezioni dell'insediamento ebraico in Palestina. Rothschild trattava gli affari dello yishuv in modo possessivo, quasi come fossero una vasta proprietà personale, cosa che lo conduceva a considerare i coloni sionisti sempre come dei dipendenti” (cfr. anche L. Cremonesi, Le origini del Sionismo e la nascita del kibbutz”, Ed. Giuntina).
Ecco perché chi parla di sionismo oggi, senza conoscerne le origini, può difficilmente accorgersi che, colpendo il Libano, Israele non ha fatto che un iniziale attacco premeditato (distruggendo ponti, aeroporti, e autostrade, incendiando riserve petrolifere sulla costa, affondando petroliere e mandando in avaria centrali termoelettriche; cfr. http://etleboro.blogspot.com/). Ed ecco perché per assecondare il piano americano di prendere il controllo di tutta la regione mediorientale una volta per tutte, l'esercito Onu rischia così una guerra mondiale: prendere l'Iran e appiccare diversi fuochi nella regione, significherà creare il panico completo e dare inizio ad una nuova storia, quella della balcanizzazione dell'Asia sotto il protettorato dell’Onu e dell’America. Intanto le banche stanno cercando di mettere le mani sulle società di telecomunicazioni, per “informare” meglio tutti, a spese di tutti, circa i necessari aumenti della benzina, della spesa per il riscaldamento, per l'accesso ai mutui e ai finanziamenti. La creazione della banca di Prodi, cioè del primo grande gruppo bancario italiano, per cui le condizioni contrattuali dei mutui, delle finanziarie e degli strumenti bancari e finanziari saranno sempre più standardizzate ed allontanate dalle esigenze del cittadino e del piccolo imprenditore, passa inosservata: le macabre notizie di decapitazione a cui assistiamo sui nostri media, mostrando l’aumento del crimine, snaturano la percezione del male e dei reati, per cui perdono di significato i crimini di guerra stessi, dato che siamo portati a dare più peso alle paure più vicine a noi: la guerra è una notizia talmente lontana dal nostro pensiero, che risulta difficile accostarla alla notizia di una fusione bancaria. Fermate l'America, voglio scendere. Perchè non è una grande potenza ma un’associazione a delinquere di baroni, ladroni e di manipolatori di capitali, legali e “incoscienti”, e legali “coscienti”.


21 agosto 2006 - Guerra e pensiero debole

Generale — Inviato da nv @ 15:46

Gentile direttore,
chi vede negli ebrei i colpevoli dei mali del mondo, non si accorge che in realtà siamo un po’ tutti diasporicamente ebrei.
Addossare agli ebrei la responsabilità di un sistema bancario mondiale criminale, per me significa pertanto solo criticare qualcuno fuori di me anziché me stesso, che come cittadino non ne voglio sapere di oppormi ad esso.
Da più di un secolo i colletti bianchi delle scuole di Stato, per poter insegnare e quindi mangiare, sono costretti alla succubanza di dover attribuire ogni conquista a Marx, Freud ed ad Einstein. Tale succubanza, generatrice di pensiero debole, non è però colpa degli ebrei, anche se costoro sono ebrei. Ma è il solito tradimento di certi chierici che continuano a rinnovarsi indisturbati come cultura dell'inautentico.
Ancora oggi, Gesù di Nazaret è per i professori “allineati” una figura da canzonare, anche se dopo tutto, Rut, bisnonna di David, da cui, secondo il Talmud, discende il messia, non era affatto ebrea. E la politica di Gesù, l’epicheia, per cui si dovrebbero pagare tasse solo se ritenute eque, è sostituita dalla “filosofia” del comunismo di Marx, la quale non ha fatto altro che modernizzare il concetto di “dittatura” ebraica, basata sulla legge (Vecchio Testamento). E sappiamo tutti da San Paolo che la legge, di per sé, genera solo ira e rovina (“lex enim iram operatur”, Rom. 4,15) proprio nella misura della sua rigidità.
Certamente le ricerche di Einstein portarono all’invenzione della bomba atomica, mentre a “bombardare” la nobiltà della mente umana, insistendo che la nostra intelligenza si trova solo nei nostri organi riproduttivi e nei nostri ani, ci pensò Freud.
Ciò nonostante resta per me insensato rimuovere la mia colpa di pensatore debole e attribuire i mali del mondo, scaturiti da insufficienza di pensiero, a questa o a quella etnìa, oppure a questa o a quell’appartenenza religiosa.
Noto che il massimo punto di arrivo attuale del pensiero debole è affermare che i colpevoli sono i sionisti, i neocon, i comunisti, o gli “illuminati”, non gli ebrei, oppure il contrario, dato che “tutto è relativo”.
Però dovremmo tutti farci un po’ più forti, e percepire che tutte queste etichette sono sinonimi di umanità debole, non di religione, né di complotto criminale.
Il pensiero umano attuale è debole per pigrizia mentale o per altro non so. E qui bisognerebbe fare un’analisi o un esame di coscienza per capire il perché si consente di fatto ad ogni gruppo di persone di depredare ed uccidere chiunque altro. Ciò è attuato da sempre, dal vecchio testamento fino ad oggi, perché nessuno in realtà ha voluto veramente accogliere il nuovo.
Gli ebrei non c’entrano. O meglio, c’entrano così come c’entrano i libanesi, i palestinesi, i siriani, ecc., o noi stessi. Ognuno di noi. E cosa facciamo invece? Oggi, attraverso il pensiero debole facciamo in realtà tutto purché non scoppi la pace. Ed in piena estate, destra e sinistra, tutti, Prodi, Berlusconi, Bonino, ecc., siamo improvvisamente diventati culo e camicia per inviare in 10 giorni a Bush un dispiegamento di 3500 uomini, assieme alla portaerei Garibaldi ed alla San Marco.
È sperabile che almeno sappiano perché mandano un esercito proprio come vuole l'America, che a quanto pare sembra voler combattere la sua guerra schierando uomini di altri Stati, e garantendo armamenti ad ambedue le parti in lotta. Forza di contrapposizione al terrorismo? O continuum dell’inganno ai danni degli Stati “sovrani” costretti a dipendere dai banchieri per la loro economia? Se scoppiasse la pace veramente, si saprebbe immediatamente in tutto il pianeta che Israele esige la propria “sovranità” in modo assoluto, cioè nel modo che nessun altro Stato del mondo si è finora permesso di pretendere, dato che i governatori del mondo sono sempre stati - fino a prova contraria - non i governi ma i signori capaci di creare denaro dal nulla, e di “prestarlo” ai governi.
Ma l’insegnamento reale di Israele al mondo non è forse che il denaro riparte per la stessa strada? La storia biblica nei suoi rapporti col denaro e col mondo è in tal senso avanguardia per tutti, e massimamente preziosa, per le leggi economiche che insegna.
Sempre che la storia degli ebrei, del mondo, e del denaro, insegni questa lezione: ogni uomo ha bisogno degli altri per essere salvato.


11 agosto 2006 - Tanti aiuti alle famiglie cambiando il sistema bancario

Generale — Inviato da nv @ 15:40

È nato Colimo (Comitato di Liberazione Monetaria). Si tratta di una libera organizzazione autonoma, non politica, non partitica, ma laica, a diffusione nazionale ed internazionale, nata per approfondire tematiche relative alla tutela dei diritti delle persone e delle libertà fondamentali dei cittadini, con particolare riferimento alla promozione tra gli associati della conoscenza e dell´insegnamento dei diritti civili, politici ed amministrativi, dei quali devono godere Tutte le persone.
Si adopererà inoltre per promuovere la conoscenza delle leggi civili, penali, amministrative e dei regolamenti di ogni paese inerenti gli scopi del comitato, al fine di consentire a tutti gli associati una consapevolezza matura rispetto ai diritti sopra citati. L'antefatto che ha promosso il costituirsi di Colimo è il debito pubblico italiano, un'invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della banca centrale italiana ed europea.
Colimo svela i meccanismi ed i segreti di questo sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, ed indica come porre fine legalmente a questo saccheggio. Le proposte di Colimo sono per ora le seguenti: nazionalizzazione della banca d'Italia; istituzione di una commissione permanente di controllo in banca d'Italia da parte dello Stato; recupero dei proventi illeciti dal signoraggio primario; recupero dei proventi illeciti del sistema bancario in totale evasione fiscale e falso in bilancio (signoraggio secondario).
Fra le finalità: elevare le pensioni minime a millecinquecento euro al mese a tutti gli aventi diritto; assegno vitalizio a tutte le casalinghe italiane di mille euro al mese; assegno di sostegno per i primi due figli di cinquecento euro al mese cadauno, fino alla loro maggiore età o termine del ciclo universitario, purché in corso; esenzione fiscale fino a cinquantamila euro all'anno di reddito; tassazione unica per redditi oltre i cinquantamila euro all'anno, sia di persone fisiche che giuridiche, pari al 10%; abolizione graduale di ogni altra tassa o balzello (compresa IVA, tassa su alcolici, benzina, ecc.). Colimo è in contatto con diverse associazioni che si occupano del sociale, dei meno abbienti, e delle persone con difficoltà motorie e di handicap, per verificare se esistano le condizioni di fattibilità per comuni progetti, tesi ad offrire agli associati risposte certe e soluzioni concrete.
Per gli imprenditori si sta lavorando ad una convenzione con le associazioni di categoria delle piccole e medie imprese, che permetterà di finanziare direttamente, tramite dedicati istituti di credito, unitamente ad un consorzio di garanzia, attività su progetto senza necessariamente il bisogno di garanzie reali. Sarà inoltre operativo a breve un servizio di consulenza bancaria, assicurativa, creditizia, legale, fiscale e commerciale, teso a garantire agli associati risposte chiare e certe alle loro richieste, nella massima professionalità ed alle giuste condizioni. Sono in programma diverse trasmissioni mensili/settimanali in varie emittenti nazionali/regionali che tratteranno in modo approfondito le argomentazioni di Colimo e, già tra settembre ed ottobre, convegni sulle tematiche del Signoraggio (primario e secondario) e della moneta complementare in tutto il territorio nazionale, grazie ad iniziative locali di associati. Il lucro da signoraggio è il profitto realizzato dalle banche centrali di emissione stampando cartamoneta e vendendola allo Stato al costo del suo valore nominale più l´interesse, in cambio dei titoli del debito pubblico.
Attraverso l´emissione di questi titoli, nasce e cresce il debito pubblico. Tali banche, di proprietà privata come la banca d´Italia e la Federal Reserve Bank Corporation, o pubblica, come la Bank of England, occultano nei loro bilanci tale lucro o profitto da signoraggio, dato che risulta, per tabulas dai bilanci di dette banche, che nel conto dei profitti e delle perdite, esse non segnano il profitto annuo da vendita della cartamoneta in cambio di titoli del debito pubblico, e che nella situazione patrimoniale, segnano il cespite costituito dalla massa dei titoli del debito pubblico così accumulati, ma lo neutralizzano mettendo al passivo il valore delle banconote in circolazione, come se queste costituissero un debito della banca centrale di emissione, mentre non lo costituiscono affatto.
Se dette banche non adottassero tale occultamento del lucro, sarebbero infatti costrette a restituire (tecnicamente "rimettere") tutto o quasi tutto questo attivo allo Stato. Ovviamente, i proprietari o gestori privati delle banche centrali di emissione preferiscono tenerlo per sé e spartirselo. I principi contabili, tanto illogici quanto irreali e di comodo, sono accettati e imposti da chi ha interesse a farlo (la BCE, in base al trattato di Maastricht, gode di uno status di sovranazionalità, ed è esente da qualsiasi controllo di istituzioni europee e nazionali, quindi fa ciò che vuole).
Le banche emittenti dovrebbero invece iscrivere nel conto dei profitti e delle perdite, al passivo il costo di produzione delle banconote, e all´attivo i ricavi in titoli del debito pubblico realizzati cedendo queste banconote; e dovrebbero devolvere la differenza allo Stato, trattenendo solo quanto spetta loro per legge come profitto industriale.
Per maggiori dettagli su come le banche emittenti nascondono il profitto da signoraggio, vedi Marco Della Luna e Antonio Miclavez, “¤uroschiavi”, Arianna Macroedizioni II edizione 2006, pag. 80 ss., dove si evidenzia il fatto che la banca centrale di emissione da un lato si fa pagare dallo Stato il denaro emesso, mentre dall´altro, contraddittoriamente, lo segna al passivo. Come fa tale denaro ad essere un passivo, cioè un debito, se precedentemente la banca si è fatta pagare? Qui casca l´asino e si manifesta pienamente la frode del signoraggio monetario, una frode ai danni dell´intera nazione.


23 luglio 2006 - I popoli proprietari della propria moneta, dei risparmi che creano

Generale — Inviato da nv @ 15:34

Il "Washington Consensus", cioè l’insieme dei dogmi economicisti che da 40 anni viene imposto alla cieca alla vita economica degli Stati mondiali, è massimamente in crisi, dato che è messo in discussione perfino dal fondo monetario internazionale (FMI) stesso.
Per il "risanamento" dei Paesi indebitati (praticamente tutti), il FMI faceva, con denaro creato dal nulla, cioè senza alcuna garanzia aurea, abolita nel '71 con la fine degli accordi di Bretton Woods, "prestiti" che condizionava a misure draconiane: il Paese debitore avrebbe dovuto abolire i dazi ed aprirsi alle importazioni estere, secondo l'antico adagio di Smith: “Anziché produrre merci, acquistatele dai paesi che le producono al minor prezzo”; avrebbe dovuto poi svalutare la sua moneta per rendere più competitive le sue esportazioni, e usare i guadagni non per costruire infrastrutture necessarie alla sua società (strade, scuole, centrali elettriche, sistema sanitario, ecc.), ma per saldare il "debito" alle banche creditrici. Secondo il "Washington Consensus", questa ricetta avrebbe attirato investimenti esteri e prodotto crescita nei Paesi debitori.
Di fatto, è avvenuto esattamente il contrario, cioè fallimento totale: dal Messico alla Russia, e dalla Russia all’Asia Orientale, fino alla bancarotta dell’Argentina, questo stile smithiano, che sostituisce il vuoto di idee, continua pertanto, fino a prova contraria, a rivelare la sua deficienza, cioè la rovina globale: un alluvione di merci, destinate a Paesi il cui potere d’acquisto continua a scendere, per cui le merci finiscono per restare invendute.
Poi, quando l’Argentina violò il tabù fantozziano, affermando il diritto sovrano di non voler più pagare i creditori (in realtà sono truffatori, dato che non hanno il valore della cartamoneta che prestano) e il "Washington Consensus" previde per l'Argentina rovina e fuga di capitali, anche qui è avvenuto il contrario: dopo qualche anno di difficoltà, ora l'Argentina cresce del 7% annuo, e le banche fanno a gara per offrirle nuovi "prestiti".
E in Italia? Oggi in Italia siamo economicamente governati da tre deboli di pensiero, Padoa-Schioppa, Monti, e Draghi, i quali come sacerdoti delle dottrine del "Washington Consensus", che continuano ad imporre alla gente, non sapendo fare altro, ed evidentemente non avendo alcun'altra idea, benedicono parole come "liberalizzazione", "privatizzazione", "flessibilità", "moderazione salariale", ecc., per risolvere la "competitività" con la Cina. E mentre perfino il FMI si è accorto che il "Washington Consensus" è finito, loro no: costoro continuano imperterriti, perché quella è la sola idea che hanno in testa.
Avendo la testa quadrata come un computer, continueranno ad applicare quella medesima idea finché qualcuno non cambierà loro il software. Il nuovo software dovrebbe consistere nel dichiarare i popoli proprietari della propria moneta, cioè proprietari dei risparmi che creano, creando benessere col sudore della propria fronte.
Ma per l'installazione di questo nuovo software occorre il coraggio della memoria, oppure quello della verifica di essa: nel 1885 infatti Marx svelò nel Capitale (Libro 1, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) i tratti truffaldini del meccanismo su cui stavano crescendo le banche centrali. Dunque, fino a quando non si corregge l'errore, anziché rimuovere dalle coscienze sia la memoria che il coraggio, non si può che continuare con le idee di Smith o di Keynes: quando lo Stato ha bisogno di soldi, si rivolge alla banca centrale europea (BCE). Alla BCE stampare una banconota da 50 euro costerà 5 o 6 centesimi di euro.
Ammettendo che sia così, il cittadino allora si chiede: quanto paga lo Stato alla BCE per quella singola banconota?
La logica vorrebbe che pagasse 5 o 6 cent, più un margine di guadagno. Ma non è così. Per una banconota da 50 euro, che dovrebbe costare 5 o 6 cent, più quel margine di guadagno, lo Stato paga alla BCE 50 euro più gli interessi!
Questo trucchetto si chiama signoraggio, ed è causa di molti mali tra cui il debito pubblico e la forte tassazione degli Stati sui cittadini. Tutti parlano di debito pubblico: giornalisti, politici, presentatori, uomini di spettacolo… Ma nessuno dice come si forma.
Se fossero i cittadini ad essere proprietari della moneta, non pagherebbero di certo il “debito” alla BCE (che oltretutto è una banca privata con scopo di lucro, ed i cui soci azionari sono le varie banche nazionali, le quali a loro volta hanno come soci azionari banche minori e grossi gruppi assicurativi).
Urge trasformare il signoraggio in reddito di cittadinanza per impedire le guerre! Certo la salute dello Stato si chiama guerra, e Smith credeva cosa buona e giusta finanziare guerre attraverso le tasse. Però sarebbe davvero ora di finirla con queste fesserie.


30 marzo 2006 - A ciascun cittadino una quota del reddito del capitale dello Stato

Generale — Inviato da nv @ 15:27

Come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nello Stato dei fantasmi (società anonime, persone giuridiche, ecc.) la proprietà è dello Stato dei fantasmi (società anonime, persone giuridiche, ecc.) e non dei soci, ed anche tutte le banche centrali, in quanto persone giuridiche, sono fatte credere pubbliche, mentre sappiamo tutti che pubbliche non sono.
Oggi è il tempo in cui la confusione tra “giuridico” ed “economico” va chiarita. Attraverso questa confusione, il razionalismo marxista realizzò una concezione mitica e mistica dell'interesse sociale.
Il berlusconismo anticomunista non ha realizzato neanche quella, e neanche da’ segni di volerla superare: semplicemente continua ad usarla, credendosi anticomunista.
Insomma, la proprietà di Stato non è proprietà dei cittadini, ma proprietà del mito, del fantasma Stato che continua a proporre interesse sociale, diverso e contrapposto a quello dei soci, i cittadini.
Però solo attraverso l’interesse reale dei cittadini (tutti, non solo quelli di destra o di sinistra) la società non è fasulla o un mito, ma un organismo sociale, cioè un insieme di uomini vivi, legati da rapporto organico, vivo. Non si tratta di sopravvivere, bensì di essere capaci - ed ogni cittadino ha questa possibilità interiore - di ritornare al diritto sociale, sensato in quanto favorevole alla persona in carne ed ossa collegata al suo reale patrimonio, concepito come oggetto concreto del diritto. Solo così è possibile socializzare la moneta, cioè partecipare tutti agli utili, non solo i banchieri.
Quando oggi si parla di partecipazione agli utili, se ne parla invece solo in termini di azienda privata, e secondo i medesimi ipocriti parametri del "politicamente corretto", già denunciati da Gesù di Nazaret a proposito dell'antica questione della menta e del cumino.
Occorre allora portare il dialogo a livello di macro-economia, per offrire a tutti, in quanto siamo tutti CITTADINI, una quota di reddito di tutto il capitale amministrato dallo Stato. Io ho una quota di capitale solo quando ho diritto di pretendere la mia quota di reddito.
Solo in questo modo è possibile rompere i "rapporti" che non sono rapporti, cioè il clientelismo che, attraverso l’omertà del signoraggio, domina la politica economica, considerata sociale. Senza approfondire il rapporto fra comproprietà e signoraggio si realizza nulla, o tutt’al più uno Stato pollaio, in cui si allevano uomini il cui potere politico a propria discrezione distribuisce dall'alto il chilo di mangime a testa. Vi è un detto antico dimenticato: "Ubi societas ibi autem communio, communio datur sine societate": dove c’è società, c'è pure comproprietà, data senza società.
Ciò significa che la comproprietà è precedente e non successiva alla società, in quanto è grazie alla comproprietà che la società diventa tale. Dunque là dove c’è società, vi è pure comproprietà, ma non perché è la società a creare comproprietà, bensì perché è vero il contrario, in quanto è la comproprietà a creare società. Il potere dello Stato di diritto ha senso se garantisce giuridicamente ciò. E ciò è ben diverso dall’avere la discrezionalità nella distribuzione dei beni di consumo, come di fatto è.
Oggi si sopravvive, NONOSTANTE l’ordinamento attuale dello Stato pollaio accennato, che vorrebbe essere anticomunista solo a parole. Se vuoi essere anticomunista mi sta bene, ma non puoi essere anticomunista attraverso i medesimi parametri materialistico-giuridici della società mitica sopra accennata. Altrimenti io preferisco il comunismo russo, almeno “ho” l’orto. Anche sul piano critico del linguaggio comune la parola "comunismo", o "essere di sinistra" assume per la maggior parte della gente il significato di una specie di comproprietà. L'uomo ingenuo pensa che col sistema comunista o con le sinistre o con il centro sinistra, si debba dividere qualcosa.
È ovvio pertanto che il povero è oggi tendenzialmente comunista. Ma si deve chiarire che comunismo non è comproprietà, perché comproprietà è un modo di essere della proprietà privata. Comunismo vuol dire invece coincidenza del potere politico col potere patrimoniale, cioè "governo proprietario", non "popolo proprietario". La domanda chiave da proporre ai politici di sinistra o di destra dovrebbe allora essere: diteci se volete realizzare proprietà di popolo o proprietà di governo.
La risposta a questa domanda dovrebbe essere chiara, perché la storia ha insegnato che il comunismo è proprietà di governo.
Occorre allora battersi per la proprietà dei cittadini! Ma i deboli di pensiero imperano... Il dilemma per tutti i politici è dunque: Stato sovrano rispetto ai cittadini, o cittadini sovrani rispetto allo Stato?
O meglio: Stato, padrone dei cittadini, o cittadini, padroni dello Stato? O meglio ancora: comunismo o sovranità cittadina? Cos'è che è vero per voi? Per quale verità optate? Per quale pensiero?
Optate per il pensare meramente logico (del cumino e dei trattati universitari di economia), o per quello conforme alla realtà?


6 marzo 2006 - Diritto alla vita e libertà di non nascere debitori

Generale — Inviato da nv @ 15:24

I discorsi sull’embrione e sul diritto alla vita che sento fare da mesi sono astrazioni non conformi alla realtà. Per stabilire se l’embrione umano ha o non ha diritto alla vita, devo essere vivo io, vale a dire ci devo pensare. Il pensiero è l’ultimo gradino evolutivo da cui posso partire per riflettere sui gradini precedenti. Se il discorso sul diritto alla vita è un discorso sull’uomo in “potenza” (!), allora - per essere coerenti - occorrerebbe chiedersi perché questo diritto alla vita non è riconosciuto all'uomo quando nasce.
La Costituzione parla solo di diritto al lavoro, non di diritto alla vita. È qualcosa che stride. Soprattutto perché secondo le nostre leggi non solo non vi è diritto alla vita, ma addirittura è stato calcolato che ogni bambino alla nascita ha già sulle spalle 25 mila euro di debito (pubblico). E ciò accade perché L'Italia è stata svenduta dai poticanti ai signori creatori di denaro dal nulla, i quali, pretendendo "legalmente" il pagamento dei loro "prestiti", costringono i cittadini ad usare moneta-debito per essere debitori fin dalla nascita e a vivere una vita tragicomica in cui il governo afferma che non può governare a causa detta "spada di Damocle" del governatore bancario.
Per non affrontare la questione del costo del denaro "potenziale" (!), che è la questione reale del signoraggio, si preferisce affrontare il falso problema dell'uomo "potenziale". Il problema però rimane: se la banconota all'atto dell'emissione è denaro "potenziale" e il signore che la emette pretende iL pagamento della "potenza" (il signoraggio è appunto la differenza fra il costo tipografico e il valore potenziale, cioè facciale, o nominate, che la cartamoneta porta scritto), allora significa che tale preteso pagamento è una truffa. È ora che la gente prenda coscienza che dal 15 agosto del 1971 la riserva aurea non esiste più: quindi da quel momento le banche centrali avrebbero dovuto essere pagate grosso modo come si paga una tipografia. Invece pretesero, e pretendono, la differenza tra costo tipografico scritturale e valore "potenziale" (o nominale) dei soldi.
Questa truffa di dimensioni mondiali va affrontata una volta per tutte. Affrontarla sarebbe certamente più proficuo di quelle noiosissime disquisizioni pseudo social-filosofico-religiose, che di fatto non portano a nulla se non a ulteriori confusioni. Questo accade perché le discussioni non partono coerentemente dalla radice dei problemi. Il lusso di discutere del diritto dell'embrione lo si prenda quando si sia garantita - a chi embrione non è più perché è nato - la possibilità di vivere dignitosamente mediante un reddito minimo, perché ciò è possibile ed eticamente doveroso. Solo quando il diritto al lavoro sarà sostituito dal diritto alla vita si potrà parlare di altri diritti.
La questione dell'embrione è un po' questa: si sta a disquisire sul diritto di una "potenziale" (!) vita, distogliendo totalmente lo sguardo su quelle vite che già ci sono e che hanno davanti a loro più che un futuro, un punto di domanda, vale a dire scegliere fra il suicidio per insolvenza e la disperazione. Infatti le banche emittenti non possono più nascondersi dietro il dito del pretesto "io ti presto i soldi", in quanto oggi, dato che la riserva aurea non c'è più, non può esservi alcun prestito, e di conseguenza alcun debito: quando all'atto dell'emissione, la banca centrale emette la moneta "prestando" alla collettività moneta di proprietà della collettività, carica il costo del denaro del 200% (100% del maltolto che è di proprietà della collettività + il 100% del sedicente "prestito" senza riserva da restituire).
Con gli interessi e le pressioni fiscali il costo arriva al 270%! Questa è truffa, usura e, appunto, causa di suicidio da insolvenza, perché è dimostrato che quando il costo del denaro è di questa entità, la puntualità dei pagamenti è impossibile. Quindi tutti i tatticismi politici non servono, in quanto senza affrontare strategicamente questo problema, i politicanti possono solo proporre alla gente di suicidarsi per stare tranquilli o, tutt'al più, come fa qualcuno, teorizzare la giustezza di 33 bastonate di tasse inique anziché 60, pavoneggiandosi come anticomunista ed amico degli italiani. Se mi sei amico, non mi bastoni neanche con una bastonata, ed anzi mi dai i miei soldi, cioè quello che mi spetta.
Operare strategicamente significa che, per esempio, anche i sindacalisti, uniti ai dirigenti aziendali, cessino di parlare a vanvera dei soliti scioperi di operai come un secolo fa, ma incomincino a proporre scioperi dei debitori, cioè di tutti i cittadini, che si devono riprendere i loro soldi. Non si può difendere l'embrione per principio e poi far morire di
i fame i bambini. E in Argentina è successo questo: sono morti di fame i bambini perché le banche centrali hanno prosciugato il mercato della moneta, dicendo: "Tu mi devi restituire i soldi che ti ho prestato".
L'Europa sta facendo la stessa fine. Abbiamo il sacrosanto diritto di non pagare alle banche quel 270% del loro "prestito". Esso è una truffa e non va pagato. Questo è il punto centrate del diritto alla vita, se si vuole essere amici della "potenza" e dell'embrione.


Febbraio 2006 - Ordine esecutivo N° 11110: condanna a morte per John Kennedy.

Generale — Inviato da nv @ 15:19

Quando il Presidente pacifista decise di garantire l'emissione monetaria con l'argento.

Dopo aver letto il libro Euroschiavi di Marco Della Luna e Antonio Miclavez, mi chiedo e mi sembra che ogni "riforma" nazionalizzatrice o ri-nazionalizzatrice di Bankitalia abbia in sé l'assurdo dell'assurdo dell'assurdo ecc., fino a quando non si chiariscono alcuni importanti punti. Ogni riforma di Bankitalia è inutile nella misura in cui manca una norma sui proventi da signoraggio (rastrellato dall'emissione monetaria via BCE in ragione della propria quota 12,47%) da considerarsi come utili e non debiti. Ogni riforma di Bankitalia è ridicola nella misura in cui lo Stato debba caricarsi di milioni e milioni di spesa, cioè debba spendere denaro pubblico per "nazionalizzare" la banca d'Italia.
[...]
Il 4 giugno 1963, Kennedy provò a non essere Fantozzi, e fece un piccolo intelligente tentativo per togliere alla Federal Reserve il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. E firmò infatti l'ordine esecutivo N. 11110, che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve.
La riforma nazionalizzatrice del nazionale è pertanto una "cagata pazzesca", direbbe Fantozzi: "Un ennesimo regalo a chi si è già arricchito incostituzionalmente a spese del Paese, del risparmio del lavoro, della disoccupazione" dice con ragione Marco Della Luna. Oggi gli ostacoli sulla via della "riforma monetaria" sono l'Euro, il Trattato di Maastricht e la BCE come definitiva prova "che quelle furono scelte assai mal consigliate e che è ora di tirarsene fuori".


30 gennaio 2006 - Improduttivo il "partito" di Grillo

Generale — Inviato da nv @ 15:09

Trovo discutibile l'iniziativa "Onorevoli Wanted" di Beppe di Grillo (Libertà del 18/01/06). "Mettere in fila" parlamentari, condannati da sentenze emesse da giudici politicizzati, non ha per me senso.
È il sistema che è marcio, a partire dalle sue istituzioni, create per l'iniquità costituita. Proprio per questo motivo, tutti - politici e non - cerchiamo quando possiamo di "arraffare", per es., omettendo qualche numeretto nel modello 740: perché è il sistema che ti costringe ad agire così se vuoi sopravvivere.
Come fa una piccola azienda a non scaricare sui prezzi le imposte se vuole campare? A seconda della posizione sociale che si ha, si "arraffa" più, o meno. Da questo punto di vista, dovremmo essere tutti condannati? L'idraulico per un rubinetto ti "arraffa" mezzo milione, il dentista te ne "arraffa" uno intero per un'otturazione, il fruttivendolo ti "arraffa" 10 mila lire per un chilo di arance! Ed il poliziotto?
In una lotta tra poveri si accanisce contro di te, "colpevole" di avere superato anche di poco i 50 all'ora (magari con un'utilitaria scassata con cui ti rechi al lavoro, e ti becchi una multa che ti costa quasi un mese di lavoro)! Le truffe di chi è a sua volta truffato e costretto a scaricare l'"arraffamento" in definitiva sui poveri (che non possono scaricare alcunché) costituisce una "scala mobile" costruita SCIENTIFICAMENTE secondo "convergenze parallele" per far impoverire il povero e far arricchire il ricco. Chi sta al vertice della società, ed ha quindi occasioni truffaldine auree, è ovvio che truffi di più. Ma il principio è sempre lo stesso. Quindi non è questo il punto. Il punto è che l'essenziale cosa gravissima che si può imputare ai politici, è quella di essere DA SEMPRE (almeno dal 1694, anno di fondazione della banca d'Inghilterra) camerieri dei banchieri.
Per questo motivo, dovrebbero essere condannati tutti i politici, non solo quelli del volantino di Grillo.
Quindi non solo costoro non sono assolutamente degni di rappresentarmi, ma tutti non lo sono, e nemmeno i giudici. Non se ne può più di questi moralismi, per cui "noi siamo bravi e voi non siete bravi", oltretutto decretati da giudici, che hanno una concezione del diritto alquanto strana: il prof. Auriti, docente di diritto, denunciò, nel '94, Bankitalia, Fazio e Ciampi (Tribunale civile di Roma, Atto di citazione del 24/06/1994) in merito alla modalità di emissione monetaria BCI, e fu condannato (20 settembre 1994) dai giudici a pagare una penale di 10 milioni di lire, in nome del fatto che tale truffa non è da considerarsi truffa in quanto l'emissione "si è sempre fatta così". Se dunque una moglie va dal giudice a denunciare che il marito la picchia, il giudice non lo condanna perché l'ha sempre picchiata? Inoltre sappiamo benissimo che i giudici non sono immuni dall'essere faziosi. Perciò, ogni "nuova politica" "super partes", o "trasversale" che dir si voglia, limitandosi a "mettere in fila" la gente per un'altra tangentopoli fine a se stessa, anche se col nuovo nome di "Onorevoli Wanted", mi sembra improduttivo.
Grillo dice che alcuni di questi parlamentari del volantino sono evasori fiscali, ma perché devo credere che lui non lo sia? E perché devo credere che l'evasione fiscale sia un reato? Le tasse sarebbero eque se fossero veramente uguali per tutti, e l'unico modo per attuare ciò, è "pescare" il prelievo fiscale dalla liquidità di TUTTO il capitale, non dal reddito del lavoro. Diversamente, ognuno si sentirà sempre necessariamente autorizzato, dall'iniquità del sistema, a non sottostarvi. Come mai oggi Grillo illude ancora il cittadino con le solite proteste? Occorrono proposte, non proteste. Perché da 50 anni con le proteste siamo sempre di più caduti dalla padella nella brace. Non occorrono nuovi "partiti".
Il futuro non può più essere nelle mani dei partiti. Dovrà essere nelle mani dell'individualità. Qui sta la base della soluzione dei problemi sociali, perché non può esservi sovranità senza individualità, vivente nella corporeità, e non possono esservi "persone giuridiche" disincarnate (banche) che spadroneggiano, mediante signoraggio bancario sui cittadini.
Grillo non mi pare proponga soluzioni. Da questo punto di vista, sembra un politico come gli altri. In base ai miei studi trentennali sulla questione sociale, l'unica soluzione possibile consiste nel reddito di cittadinanza per tutti, dalla nascita alla morte, come garanzia del diritto alla vita. Tale reddito è possibile a partire da una non monopolizzata, ma libera, emissione di moneta. Fino a quando il diritto alla vita continuerà ad essere occultato dalla subumana "etica" del diritto al lavoro, che fra l'altro si estingue sempre più nella misura in cui il lavoro è svolto sempre di più dalle macchine, nessuno può affermare "siamo la nuova politica".


12 gennaio 2006 - Politica monetaria

Generale — Inviato da nv @ 15:01

Il muro di Maastricht peggio di quello di Berlino.
Gentile direttore,
ci siamo tutti esaltati dell'abbattimento del muro di Berlino, nessuno però considerò il nuovo muro che si stava preparando, quello di Maastricht, ben più scorretto, in quanto occulto. In riferimento alle "scorrette" intercettazioni telefoniche di Fassino, leggo che il "correttissimo" Violante afferma (intervista ""Nuove regole per il mercato" di Antonella Rampino, Stampa 9/1/06): "Non basta dimostrarci estranei a operazioni scorrette. Occorre cambiare tutte le leggi varate da questo governo, fissare regole etiche, per tenere ben separata la politica dagli affari". Appunto. Ma allora bisognerebbe abbattere il muro di Maastricht, "politicamente corretto" dal diritto di segretezza dell'art. 10.4 del protocollo SEBC (sistema europeo banche centrali): le motivazioni decisionali degli azionisti privati BCE e BCI, spacciate per istituti pubblici, non vengono infatti rese pubbliche affinché non si conosca l'iniquità "monopsonistica" del loro sporco mercato di soldi (monopsònio è termine tecnico caratterizzante il mercato in cui vi è un solo compratore (il cittadino che usa l'euro) di fronte a una pluralità di venditori (gli azionisti delle banche centrali). Ma Violante, a mio parere, non abbatterebbe alcun muro se andasse al governo, perché il suo discorso è ancora una volta solo meccanico.
Anche l'idea della cosiddetta moneta "unica" è "meccanica", in quanto il concetto di "unificazione" agisce "meccanicamente" sulla paura del cittadino in senso aggregativo. I nostri attuali politici, espertissimi nell'arte del pensiero puramente verbale" (in quanto pensano non per contenuti concettuali ma per parole meccanicamente influenti sul cittadino) hanno infatti cessato di essere natura: vivono in funzione della parola vuota. Niente di originario vi è in loro: nessun legame che li unisca alla sorgente dell'esperienza, nessuna ingenuità, nessun sentimento. Il loro paradosso consiste nel fatto che propongono l'"unione" pur non avendo in sé alcun esperimento del concetto di unione. Il politico è solo uno stratega della propria dialettica. Quando parla, domina a tal punto le parole da poterne fare ciò che vuole: poiché non è minimamente trascinato dai relativi contenuti spirituali (concettuali) del pensare. Ecco perché sa (incoerentemente) dirigerle secondo i propri capricci o calcoli: non medita, ma segue piani tanto astratti quanto artificiali e, concependo operazioni intellettuali, apre brecce nei concetti, fiero di rilevarne la debolezza, per accordare ad essi arbitrariamente altra solidità o senso. Della "realtà" non si cura questo alchimista concettuale: sa che essa dipende dai segni che la esprimono, e che di questi segni ciò che conta è padroneggiarli. Così nelle scuole, dalle elementari alle università, si insegna cos'è l'euro in quanto "unione", pensata da questi maghi neri di parole di aggregazione. Nella realtà l'euro non ha però unito alcunché, ed anzi, in Italia ha diviso anche gli italiani fra euroschiavi ed eurocrati, per i quali la moneta vale non come talento in corrispondenza a talenti (come dovrebbe essere) ma in quanto mezzo di potere per assoggettare i popoli. Storicamente l'euro fu deciso per evitare "gattopardianamente" il cambiamento di politiche economiche in Europa dopo il crollo del suo sistema monetario (settembre 1992), e lo si spacciò come parafulmine pro-Maastricht, esorcizzante la crisi europea.
Ma come qualunque altra moneta, l'euro non è di per sé né buono, né cattivo. Il problema di ogni moneta consiste e rimane nella risposta al quesito circa la titolarità della sua produzione. Tale titolarità o sovranità monetaria può appartenere solo al popolo, non a una setta ristretta di banchieri e di finanzieri, i cui obiettivi, personali e dell'insieme a cui appartengono, non corrispondono a interessi generali, come lo sviluppo economico e la crescita equilibrata della comunità, la quale accetta quella moneta stessa per regolare i propri debiti e i propri crediti. Infatti una moneta realmente funzionale al disegno di "unificazione" politica dell'Europa, non può non richiedere il cambiamento fondamentale nelle politiche economiche e monetarie del continente: il ritorno alla sovranità monetaria delle autorità politiche quali rappresentanti dei cittadini. Ma ciò renderebbe obsoleto tutto l'armamentario di Maastricht, e rischierebbe di ridisegnare la mappa del potere in Europa.
Invece, un euro - ostaggio dei banchieri e del particolarismo dei loro interessi - appare destinato a seguire la stessa sorte degli accordi di Maastricht: rivelarsi del tutto inadatto ad affrontare una situazione economica di crisi che si sta protraendo da anni e che non ammette vere soluzioni senza intervenire radicalmente su queste stesse regole così poco lungimiranti. In alternativa a tutto ciò, se i popoli europei decideranno di ripristinare la sovranità monetaria degli Stati, stabiliranno, altresì, la fine dell'euro ed il ritorno alle monete nazionali. In definitiva, chi vuole difendere l'euro, può solo (e deve) proporlo in un'ottica di alternativa agli accordi di Maastricht.
L'euro, se vuole sopravvivere, deve emanciparsi dalla cultura finanziaria tradizionale che l'ha fatto nascere. Queste cose scrivevo sotto il "voltone" (bacheca civica) di Castell'Arquato all'indomani dell'adozione dell'euro. E queste incominciano solo ora, dopo anni, ad essere percepibili.


6 gennaio 2006 - PREVISIONI E FINANZA

Generale — Inviato da nv @ 14:55

Gentile direttore,
risalgono a più di un anno fa le mie “previsioni” sui “guai” attuali di Antonio Fazio poggianti su truffa “nata e cresciuta grazie ad una giungla di ignoranza sistematica, censura accademica, disinformazione professionale, vuoti legislativi e cervelli sottovuoto” (Libertà 18/11/2004). Molti sono infatti i cervelli sottovuoto che anziché capire, hanno preferito, e preferiscono sempre rimuovere i fatti percepibili, dandomi del sognatore. Cosicché ho pensato bene di rispondere a costoro una volta per tutte su internet(1) pur non disdegnando di essere un “sognatore”.
Sono anzi molto felice dei miei “sogni”. Molti si chiedono perché parli sempre del “mio sogno” della moneta a tempo. Il fatto è che quando ero giovane, lavorando come musicista solo la sera, avevo molto tempo libero e, annoiato dal solito spinello, preferivo leggere. E leggendo molto, soprattutto le opere di Rudolf Steiner, mi appassionai anche e soprattutto dello studio dei misfatti del politicume del nostro bel Paese.
Recentemente mi è stato regalato un libro dell’economista Nino Galloni: “Misteri dell'euro misfatti della finanza" (Ed. Rubettino, Catanzaro, 2005) con la prefazione del dr. Affatati, allievo del Prof. di diritto Giacinto Auriti)(2). Il libro spiega, in un linguaggio giuridico e sociologico, oltre che economico e matematico, la struttura, la funzione, e l'essenza stessa della moneta. L’autore, già funzionario di ruolo al ministero del bilancio e direttore generale al ministero del lavoro, fu collaboratore del famoso Federico Caffè (la vicenda di Caffè, economista e docente universitario scomparso nell’‘87 e mai più ritrovato è narrata nel film “L’ultima lezione”) - Galloni osserva come le attuali stangate a danno dei risparmiatori siano solo un sintomo iniziale di un’imminente bancarotta mondiale di proporzioni gigantesche: “crisi bancaria internazionale da insolvenze generalizzate dei debitori”; “il mondo è di fronte ad una crisi finanziaria, già in corso dal 2001, ed alla prospettiva ancora più grave di una crisi bancaria” inevitabile, in quanto “il valore dei titoli, obbligazionari, azionari, derivativi, supera di oltre 60 volte quello della produzione mondiale”.
Il libro conferma in definitiva tutto ciò che scrissi in questi ultimi anni sul quotidiano Libertà attraverso le lettere al direttore: gli studi del Prof. Auriti, che denunciano e dimostrano che il cosiddetto Stato di Diritto non esiste, onde l’esigenza dell’attuazione della moneta a scadenza di Rudolf Steiner (triarticolazione dei poteri dell’organismo sociale) (Libertà 27/11/2000); la percezione dell’equazione inversamente proporzionale per cui “in parallelo allo sviluppo tecnico e al conseguente continuo aumento della produttività globale, cresce di pari passo la povertà dei cittadini in quanto ultimi consumatori” (Libertà 22/08/2000); e da qui anche le ragioni della pubblicazione del mio breve saggio "Astrologia, numerologia e Triarticolazione sociale", Ed. “Ricerca ’90” (Libertà 3/1/2003); la lettera di Pazienza al ministro Castelli al quale chiedeva come mai in tutti questi anni non si è ancora fatta luce su Gianni Bazoli, presidente di Gruppo Intesa, che dovrebbe ancora conservare la valigetta di documenti di Calvi, e come mai i magistrati insistono nel volere recluso Pazienza senza un vero motivo (Libertà 27/7/2004); l’urgenza dell’esigenza sociale di dichiarare la moneta proprietà dei cittadini (Libertà 4/10/2004), la percezione del fatto che “il corrispettivo in oro di tutta la valuta che girava per il mondo nel 1995 ammontava ad un corrispettivo di ben 75 milioni di tonnellate, ma tutto l'oro del mondo non supera le 200 mila tonnellate!” (Libertà 31/8/05), e che il signoraggio sull’uso dei soldi è “iniquo in quanto dal 1971 (fine degli accordi di Bretton Woods) le “signorie” che li emettono non offrono più la garanzia “pagabile a vista al portatore” (Libertà 8/8/05). Il Galloni dimostra nel suo libro che la contestazione dell'euro - avviata in Germania, in Italia ed in altri Paesi, prima e durante l'estate del 2005, ha basi economiche valide: “i grandi centri del potere finanziario sono disinteressati allo sviluppo economico perché - a differenza delle imprese e delle famiglie - possono guadagnare anche nelle crisi e sulle perdite (degli altri)!” Galloni auspica altresì il ritorno alle monete nazionali come “politica economica alternativa alla cosiddetta globalizzazione” osservando d’altronde che una difesa dell’euro sarebbe possibile - la moneta unica non è la causa dei mali ma la conseguenza delle politiche balorde fatte da una trentina d’anni ad oggi - solo nella misura in cui si ritorni alla sovranità monetaria, che il politicume mise nelle mani dei banchieri.


2 gennaio 2006 - Lo Stato dovrebbe emettere denaro senza avvalersi della banca centrale

Generale — Inviato da nv @ 11:04

Ho seguito su La7 la trasmissione "L'infedele" che trattava di economia. Non ho capito assolutamente niente, nonostante la presenza del noto economista Serge Latouche di cui conosco e condivido parecchi scritti. Mi sono accorto però che quando si parla di economia in TV si gioca sul fraintendimento e non si dicono le cose essenziali.
Ad esempio, ci si guarda bene dal parlare con cognizione di causa del dualismo Stato-banca. Il dualismo tra Stato e banca centrale (istituto di emissione monetaria) è infatti un'aberrazione da eliminare: lo Stato dovrebbe emettere il denaro in proprio, non devolvere a un altro e diverso soggetto giuridico (banca centrale, istituto di emissione) questa funzione, per poi farsi accreditare il denaro emesso.
Se lo emettesse in proprio, ne sarebbe proprietario originale (non creditore), senza che nulla fosse dovuto ad alcuno: non avrebbe alcun bisogno di farselo accreditare. Per farselo accreditare, del resto, dovrebbe dare in cambio qualcosa, oppure creare un debitore, perché non c'è credito senza un debito corrispondente. L'equivoco ha, secondo me, un'origine linguistica, in quanto nasce dall'abitudine all'uso delle espressioni "accreditare"-"addebitare" nei rapporti di conto corrente, bancario, e non bancario. La banca, se ricevo un bonifico, mi accredita il corrispondente importo, perché è tenuta a darmelo in denaro, se lo richiedo: quindi è un mio credito verso di essa, cui corrisponde il suo debito verso di me.
Ciò appunto perché i rapporti con la banca sono di credito e debito. Ma lo Stato che emette in proprio la propria moneta non genera questo tipo di rapporto, anzi non genera alcun rapporto, perché per il denaro che emette, niente deve, e niente è ad esso dovuto. Lo Stato crea il denaro dal nulla in forza della sua stessa sovranità e ne è proprietario a titolo originario.
Quando poi lo usa per pagare propri debiti come, per es., gli stipendi, non è che lo accrediti ai propri dipendenti, ma lo trasferisce loro in proprietà: dando a ciascuno di loro la somma che loro spetta, appunto, in proprietà, estinguendo così il proprio debito verso gli stessi. Questo sarebbe appunto l'esercizio della sovranità monetaria da parte della Repubblica. Spesso, specialmente da personaggi istituzionali, sindacali e da esponenti di partiti di sinistra, di destra e di centro, sento affermare il seguente principio di apparente logica ed equità sociale: pagare meno, pagare tutti, ed eliminare l'evasione fiscale.
A ben vedere, esso suggerisce una cosa apparentemente ovvia ma in realtà non vera, cioè che lo Stato abbia un fabbisogno [di tasse] oggettivo ed oggettivamente quantificato, sicché più sono i contribuenti, meno è la quota a carico di ciascuno di essi. Il presupposto è falso: il fabbisogno finanziario dello Stato non è quantificabile da fattori oggettivi, dato che - fino a prova contraria - lo Stato è percepibile come lo strumento con cui i governanti arricchiscono se stessi. I gestori del potere pubblico hanno infatti interesse al massimo prelievo possibile onde perseguire due obiettivi: 1°) massimizzare i loro profitti; 2°) minimizzare la libertà economica dei cittadini; cioè massimizzare la loro dipendenza dal sistema. Lo Stato prende ai cittadini il massimo possibile di tributi, come il pastore toglie alle pecore il massimo possibile della lana, perché è così che si arricchisce. Di nuovo, la politica è massimizzazione del profitto, identicamente all'impresa, solo che finge di non esserlo, e questa finzione ha un costo di inefficienza e di criminalità, ma ha anche un profitto di consenso e di pace sociale, che sono reali, e che funzionano, seppur ottenuti con l'inganno. Per esser più chiari, ciò che da' stabilità al regime interno, è il rapporto tra il prodotto interno lordo (PIL) e il prelievo fiscale. Più questo rapporto si avvicina al valore 1, più il regime ha in pugno il popolo. Perciò lo Stato si sforza verso questo valore 1 anche se per farlo deve scatenare la recessione, o mantenere il Paese o l'Unione Europea, nell'arretratezza, facendolo scivolare verso il Terzo Mondo.
E complementarmente fa sì che anche il piccolo risparmiatore abbia un rendimento intorno al tasso di svalutazione, e che il profitto dell'investimento si concentri nelle mani dei grandi capitalisti integrati nell'establishment (si pensi a quanto sono aumentate le tasse sul mattone, l'unico investimento redditizio e ragionevolmente sicuro a portata del risparmiatore). Il cittadino deve essere drenato anche del reddito, o della rendita da risparmio investito, in modo che dipenda dal governo, dal potere pubblico, dalla "redistribuzione", per tirare avanti.
Se si sottomette, tace, e magari paga le tangenti, riceve in via di "redistribuzione" una parte sufficiente di quello che gli è stato tolto in via fiscale. Se si ribella, vede ridursi o cessare la "redistribuzione" in suo favore. Ciò spiega perché il debito pubblico, malgrado ogni contraria dichiarazione, e malgrado tutte le cosiddette manovre, non è mai stato né mai verrà combattuto, bensì accuratamente coltivato. Al massimo verrà potato. Il debito pubblico è infatti per la classe politica non un male, ma all'opposto uno strumento potentissimo e facilissimo da usare per mantenersi al potere ed arricchirsi. Il debito pubblico, specificamente, va ad arricchire i padroni della banca centrale e ad aumentare il loro potere sulle istituzioni. Ovviamente tutto questo alla televisione non lo sentiremo mai dire, neanche da Latouche.


31 agosto 2005 - Sistema monetario rastrella ricchezza

Generale — Inviato da nv @ 11:01

“Le banche non si toccano”, “La BCE è super partes”, “Dovremmo essere grati alle banche”, “La riserva delle banche è frazionaria e benefica, in quanto generatrice di industrie”. Queste affermazioni, tipiche dei politicanti, sono tanto assennate quanto quella che ritenesse cosa buona e giusta il sistema schiavista dei faraoni in quanto permise la costruzione delle piramidi.
Chi pensa così si guarda bene dall’imitare Gesù nel rovesciare i banchi (banche), perché non nota, anzi rimuove, il notorio: la cosiddetta “riserva frazionaria” riguarda denaro finto, e la finzione nasce, sì, come fatto notorio, con l’abolizione delle riserve auree del 1971, ma sussisteva già in precedenza (come alienazione essenziale fattasi convenzione sociale). Il processo per cui le banche prestano denaro finto, caricandolo di interessi e indebitando tutti non riguarda solo le banche emittenti, ma tutte le banche. Per comprendere ciò, occorre partire da lontano, quando la valuta era costituita da pietre preziose, oro, pepite, ecc. Per ragioni di sicurezza, si cominciò a depositare queste rarità presso chi disponeva di banchi blindati, adatti a custodirle, gli orafi, che emettevano per esse ricevute cartacee (note di banco, onde il termine “banconote”). In tal modo si poteva “barattare” meglio ogni mercanzia, ritirando, quando necessario, parte dei propri depositi. Spostare tutto quell’oro sarebbe stata un’operazione poco pratica. Perciò si cominciò lentamente ad accettare come valuta quelle ricevute, sulle quali iniziò poi ad apparire la scritta “Pagabile a vista al portatore”. E fin qui, tutto bene. La percezione però insegnò ben presto ai gestori dei banchi una costante: ognuno prelevava sempre e solo una “frazione” dei propri averi. Da qui il ragionamento truffaldino: “Perché allora non “prestiamo” certificazioni (denaro) a chi non possiede oro, tassandole di interessi aurei?”. La truffa avrebbe potuto essere scoperta solo in presenza dell’improbabile concomitanza di due fatti: che si fossero emesse troppe certificazioni, e che tutti i clienti si fossero contemporaneamente presentati per scambiarle con l’oro. Perciò si cominciò ad emettere banconote (di possesso aureo) in eccesso rispetto alla quantità dell’oro effettivamente custodito (per farsene un’idea: se l’intera Italia fosse oggi ceduta ai banchieri come risarcimento del debito, ci vorrebbero diverse “Italie” per saldarlo completamente). La maggior parte di banconote prestate si riferì sempre più ad oro inesistente (per es.: il corrispettivo in oro di tutta la valuta che girava per il mondo nel 1995 ammontava ad un corrispettivo di ben 75 milioni di tonnellate, ma tutto l'oro del mondo non supera le 200 mila tonnellate!). Questo è di fatto il sistema bancario attuale che controlla il mondo! E i governi sommersi fanno mostra di affannarsi disperatamente per pagare interessi su denaro che non è mai esistito, non esiste, e mai esisterà. Questo è il centro del problema da risolvere. Non si tratta dunque di sostituire Fazio, come mostra di desiderare Claudio Martelli, ma di capire perché il sistema è marcio. Per ogni 1000 euro che il risparmiatore deposita i banca, la banca “presta” e carica di interessi almeno 10.000 euro, e ciò grazie a un sistema esponenziale (riserva frazionaria), che implica che basta blindare, cioè assicurare realmente, una “frazione” (un decimo circa, appunto) dei depositi bancari totali, o “riserve”. In nome della salute economica data dalla circolazione monetaria, si fa circolare ciò che non c’è, creando moneta fasulla (virtuale). Le banche contano sul fatto che quei depositi non verranno mai richiesti (pretesi) da tutti i risparmiatori contemporaneamente. Se ciò avvenisse, tutto il sistema andrebbe in tilt, dato che nessuno potrebbe ritirare alcunché. Ecco perché nella maggior parte dei paesi in cui le banche sono istituite ci sono regole o leggi che permettono ad un istituto bancario di chiudere i battenti se troppi risparmiatori esigono indietro i loro soldi tutti insieme. In sintesi, la banca crea denaro dal nulla, scrivendo solo cifre sullo schermo di un computer, ed una grossa fetta delle tue tasse va alle banche per pagare l’interesse su denaro creato in questo modo, quando le tasse dovrebbero servire per alleviare davvero la povertà e la fame di tutti. Se tutto il sistema monetario fosse modificato per servire il popolo sovrano e non le banche, tutte le tasse non avrebbero più ragione d’essere. Avremo una “decima” giusta, e non al contrario (signoraggio su “finto denaro”). Il raggiro è completato dal fatto che se rimani indietro nel pagamento degli interessi su denaro - che non esiste -, la banca può prenderti l’auto, la casa ed altri beni - ricchezze che esistono. In definitiva chi porta denaro in banca non lo vede più. Può solo credere di averlo. Tutto si basa su fede o fiducia in un credito inesistente. Per verificarlo prova oggi stesso a dire alla tua banca che vuoi prelevare tutto il tuo conto corrente. Subito ti accorgi che è impossibile, in quanto il fattore “tempo” - denigrato dai detrattori dell’idea poundiana del denaro datato - ora diventa massimamente rispettato. Così è diventata convenzione sociale che il pagamento di interessi su “prestiti” bancari risucchi la ricchezza reale del pianeta. Credo che i nostri politicanti del pil (pil-astro della truffa, in quanto si tratta di un calcolo impossibile ed ascientifico) non siano più colpevoli di noi che li deleghiamo ad occuparsi dei nostri sacrifici. D’altra parte va detto che chi è costretto a sgobbare tutto il giorno per non fallire e/o per “starci dentro” con l’iva, l’ilor, l’irpef, l’ici, ecc…, non ha più voglia né forza di occuparsi, la sera, dei denti di Fazio, o di un altro Mangiafuoco da sostituire con altre dentiere rastellatrici, né della propria “scientifica” schiavitù. Ecco perché non vi è differenza alcuna fra il sistema schiavistico del tempo di Iside e il nostro. Oggi crediamo solo di non essere schiavi perché abbiamo in mano il telecomando, scettro esteriore sostitutivo della nostra interiore sovranità. Occorre direzionare allora la nostra fede “faziosa” nel “dio quattrino” verso le “camere blindate” della nostra interiorità o sindéresi, luogo (topia e non utopia) di ogni talento e ricchezza reali (Dio trino: tri-unità di pensare, sentire e volere). Questo luogo sta per essere perduto e di fronte al fatto che “la verità vi farà liberi”, la menzogna ci fa credenti. Si crede in un pil alla menta o al cumino (Matteo 23,23), mentre la spada di Damocle appesa a Bruxelles aspetta tutti quanti. Beati i poveri…


27 agosto 2005 - Gespielt, nicht konstruiert

Generale — Inviato da nv @ 10:58

Tageszeitung


26 agosto 2005 - Point of Light - Off We Start

Generale — Inviato da nv @ 10:55

Corriere Alto Adige

BoBo MeMo


26 agosto 2005 - Con le note il Museion "spegne" Light Lab

Generale — Inviato da nv @ 10:53

Alto Adige

Si spegne la luce, con un concerto. Sintesi lessicale giocosa per presentare "Point of Light", ovvero il cosiddetto finissage, insomma la festa di conclusione, della mostra "Light Lab - Cortocircuiti quotidiani", allestita al Museion, in via Sernesi 1, che si chiude appunto con un concerto di Heinrich Unterhofer e del suo "Ensemble Senza", con la partecipazione del cantante Nereo Villa. L'evento è in programma oggi a partire dalle ore 20.30 al Museion. La serata inizia con una visita alla mostra "Light Lab", guidata dalla curatrice del Museion, Letizia Ragaglia; in seguito avrà luogo il concerto all'aperto nel cortile interno del Museion, sul palco mobile realizzato dall'artista Riccardo Previdi. Il compositore Heinrich Unterhofer presenterà nuova musica ed elaborazioni elettroniche con interpretazioni di canti a tema spirituale, ad esempio dalla tradizione ebraica. Durante il concerto verrà proiettato il video "Videopera" di Heinrich Unterhofer, un'interpretazione del musicista e compositore della mostra Light Lab. In caso di pioggia il concerto si terrà negli spazi interni del Museion. L'Ensembie Senza è composto da Heinrich Unterhofer, Nereo Villa (voce, flauto dolce), Paul Dibiasi (sax, flauto dolce). Helmuth Giovanett (percussioni), Heinrich Unterhofer (sound design). Il programma prevede l'esecuzione dei pezzi "134", "Run baby run", "Summer monday", "Point of light", "Sermon on the mount", "Off we start". È il caso anche di ricordare che il progetto Point of Light è stato in tournée nella nostra regione esibendosi precedentemente a Trento davanti al Palazzo delle Albere (in cooperazione con Fabio Cavallucci e la Galleria Civica) e a Merano a KunstMeranoArte (in cooperazione con Herta Torggler e KunstMeranoArte).


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