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Nereo Villa

31 agosto 2005 - Sistema monetario rastrella ricchezza

Generale — Inviato da nv @ 11:01

“Le banche non si toccano”, “La BCE è super partes”, “Dovremmo essere grati alle banche”, “La riserva delle banche è frazionaria e benefica, in quanto generatrice di industrie”. Queste affermazioni, tipiche dei politicanti, sono tanto assennate quanto quella che ritenesse cosa buona e giusta il sistema schiavista dei faraoni in quanto permise la costruzione delle piramidi.
Chi pensa così si guarda bene dall’imitare Gesù nel rovesciare i banchi (banche), perché non nota, anzi rimuove, il notorio: la cosiddetta “riserva frazionaria” riguarda denaro finto, e la finzione nasce, sì, come fatto notorio, con l’abolizione delle riserve auree del 1971, ma sussisteva già in precedenza (come alienazione essenziale fattasi convenzione sociale). Il processo per cui le banche prestano denaro finto, caricandolo di interessi e indebitando tutti non riguarda solo le banche emittenti, ma tutte le banche. Per comprendere ciò, occorre partire da lontano, quando la valuta era costituita da pietre preziose, oro, pepite, ecc. Per ragioni di sicurezza, si cominciò a depositare queste rarità presso chi disponeva di banchi blindati, adatti a custodirle, gli orafi, che emettevano per esse ricevute cartacee (note di banco, onde il termine “banconote”). In tal modo si poteva “barattare” meglio ogni mercanzia, ritirando, quando necessario, parte dei propri depositi. Spostare tutto quell’oro sarebbe stata un’operazione poco pratica. Perciò si cominciò lentamente ad accettare come valuta quelle ricevute, sulle quali iniziò poi ad apparire la scritta “Pagabile a vista al portatore”. E fin qui, tutto bene. La percezione però insegnò ben presto ai gestori dei banchi una costante: ognuno prelevava sempre e solo una “frazione” dei propri averi. Da qui il ragionamento truffaldino: “Perché allora non “prestiamo” certificazioni (denaro) a chi non possiede oro, tassandole di interessi aurei?”. La truffa avrebbe potuto essere scoperta solo in presenza dell’improbabile concomitanza di due fatti: che si fossero emesse troppe certificazioni, e che tutti i clienti si fossero contemporaneamente presentati per scambiarle con l’oro. Perciò si cominciò ad emettere banconote (di possesso aureo) in eccesso rispetto alla quantità dell’oro effettivamente custodito (per farsene un’idea: se l’intera Italia fosse oggi ceduta ai banchieri come risarcimento del debito, ci vorrebbero diverse “Italie” per saldarlo completamente). La maggior parte di banconote prestate si riferì sempre più ad oro inesistente (per es.: il corrispettivo in oro di tutta la valuta che girava per il mondo nel 1995 ammontava ad un corrispettivo di ben 75 milioni di tonnellate, ma tutto l'oro del mondo non supera le 200 mila tonnellate!). Questo è di fatto il sistema bancario attuale che controlla il mondo! E i governi sommersi fanno mostra di affannarsi disperatamente per pagare interessi su denaro che non è mai esistito, non esiste, e mai esisterà. Questo è il centro del problema da risolvere. Non si tratta dunque di sostituire Fazio, come mostra di desiderare Claudio Martelli, ma di capire perché il sistema è marcio. Per ogni 1000 euro che il risparmiatore deposita i banca, la banca “presta” e carica di interessi almeno 10.000 euro, e ciò grazie a un sistema esponenziale (riserva frazionaria), che implica che basta blindare, cioè assicurare realmente, una “frazione” (un decimo circa, appunto) dei depositi bancari totali, o “riserve”. In nome della salute economica data dalla circolazione monetaria, si fa circolare ciò che non c’è, creando moneta fasulla (virtuale). Le banche contano sul fatto che quei depositi non verranno mai richiesti (pretesi) da tutti i risparmiatori contemporaneamente. Se ciò avvenisse, tutto il sistema andrebbe in tilt, dato che nessuno potrebbe ritirare alcunché. Ecco perché nella maggior parte dei paesi in cui le banche sono istituite ci sono regole o leggi che permettono ad un istituto bancario di chiudere i battenti se troppi risparmiatori esigono indietro i loro soldi tutti insieme. In sintesi, la banca crea denaro dal nulla, scrivendo solo cifre sullo schermo di un computer, ed una grossa fetta delle tue tasse va alle banche per pagare l’interesse su denaro creato in questo modo, quando le tasse dovrebbero servire per alleviare davvero la povertà e la fame di tutti. Se tutto il sistema monetario fosse modificato per servire il popolo sovrano e non le banche, tutte le tasse non avrebbero più ragione d’essere. Avremo una “decima” giusta, e non al contrario (signoraggio su “finto denaro”). Il raggiro è completato dal fatto che se rimani indietro nel pagamento degli interessi su denaro - che non esiste -, la banca può prenderti l’auto, la casa ed altri beni - ricchezze che esistono. In definitiva chi porta denaro in banca non lo vede più. Può solo credere di averlo. Tutto si basa su fede o fiducia in un credito inesistente. Per verificarlo prova oggi stesso a dire alla tua banca che vuoi prelevare tutto il tuo conto corrente. Subito ti accorgi che è impossibile, in quanto il fattore “tempo” - denigrato dai detrattori dell’idea poundiana del denaro datato - ora diventa massimamente rispettato. Così è diventata convenzione sociale che il pagamento di interessi su “prestiti” bancari risucchi la ricchezza reale del pianeta. Credo che i nostri politicanti del pil (pil-astro della truffa, in quanto si tratta di un calcolo impossibile ed ascientifico) non siano più colpevoli di noi che li deleghiamo ad occuparsi dei nostri sacrifici. D’altra parte va detto che chi è costretto a sgobbare tutto il giorno per non fallire e/o per “starci dentro” con l’iva, l’ilor, l’irpef, l’ici, ecc…, non ha più voglia né forza di occuparsi, la sera, dei denti di Fazio, o di un altro Mangiafuoco da sostituire con altre dentiere rastellatrici, né della propria “scientifica” schiavitù. Ecco perché non vi è differenza alcuna fra il sistema schiavistico del tempo di Iside e il nostro. Oggi crediamo solo di non essere schiavi perché abbiamo in mano il telecomando, scettro esteriore sostitutivo della nostra interiore sovranità. Occorre direzionare allora la nostra fede “faziosa” nel “dio quattrino” verso le “camere blindate” della nostra interiorità o sindéresi, luogo (topia e non utopia) di ogni talento e ricchezza reali (Dio trino: tri-unità di pensare, sentire e volere). Questo luogo sta per essere perduto e di fronte al fatto che “la verità vi farà liberi”, la menzogna ci fa credenti. Si crede in un pil alla menta o al cumino (Matteo 23,23), mentre la spada di Damocle appesa a Bruxelles aspetta tutti quanti. Beati i poveri…


27 agosto 2005 - Gespielt, nicht konstruiert

Generale — Inviato da nv @ 10:58

Tageszeitung


26 agosto 2005 - Point of Light - Off We Start

Generale — Inviato da nv @ 10:55

Corriere Alto Adige

BoBo MeMo


26 agosto 2005 - Con le note il Museion "spegne" Light Lab

Generale — Inviato da nv @ 10:53

Alto Adige

Si spegne la luce, con un concerto. Sintesi lessicale giocosa per presentare "Point of Light", ovvero il cosiddetto finissage, insomma la festa di conclusione, della mostra "Light Lab - Cortocircuiti quotidiani", allestita al Museion, in via Sernesi 1, che si chiude appunto con un concerto di Heinrich Unterhofer e del suo "Ensemble Senza", con la partecipazione del cantante Nereo Villa. L'evento è in programma oggi a partire dalle ore 20.30 al Museion. La serata inizia con una visita alla mostra "Light Lab", guidata dalla curatrice del Museion, Letizia Ragaglia; in seguito avrà luogo il concerto all'aperto nel cortile interno del Museion, sul palco mobile realizzato dall'artista Riccardo Previdi. Il compositore Heinrich Unterhofer presenterà nuova musica ed elaborazioni elettroniche con interpretazioni di canti a tema spirituale, ad esempio dalla tradizione ebraica. Durante il concerto verrà proiettato il video "Videopera" di Heinrich Unterhofer, un'interpretazione del musicista e compositore della mostra Light Lab. In caso di pioggia il concerto si terrà negli spazi interni del Museion. L'Ensembie Senza è composto da Heinrich Unterhofer, Nereo Villa (voce, flauto dolce), Paul Dibiasi (sax, flauto dolce). Helmuth Giovanett (percussioni), Heinrich Unterhofer (sound design). Il programma prevede l'esecuzione dei pezzi "134", "Run baby run", "Summer monday", "Point of light", "Sermon on the mount", "Off we start". È il caso anche di ricordare che il progetto Point of Light è stato in tournée nella nostra regione esibendosi precedentemente a Trento davanti al Palazzo delle Albere (in cooperazione con Fabio Cavallucci e la Galleria Civica) e a Merano a KunstMeranoArte (in cooperazione con Herta Torggler e KunstMeranoArte).


24 agosto 2005 - Elaborazioni elettroniche per Light Lab

Generale — Inviato da nv @ 10:51

CORRIERE ALTO ADIGE

Point of Light, è il finissage della mostra "Light Lab. Cortocircuiti quotidiani", in corso al Museion fino al 28 agosto, che si terrà venerdì 26 agosto alle ore 20.30 in via Semesi,1. La serata sarà arricchita da un concerto di Heinrich Unterhofer e del suo Ensembie Senza, con la partecipazione del cantante Nereo Villa. Il programma della serata è il seguente: si comincia con una visita alla mostra Light Lab, guidata dalla curatrice Letizia Ragaglia. In seguito si terrà il concerto all'aperto nel cortile interno del Museion, sul palco mobile realizzato dall'artista Riccardo Previdi. Il compositore Heinrich Unterhofer presenterà nuova musica ed elaborazioni elettroniche con interpretazioni di canti a tematica spirituale, quale ad esempio della tradizione ebraica. Durante il concerto ci sarà una proiezione del video "Videopera", sempre di Heinrich Unterhofer, il quale offre un'interpretazione del musicista e compositore della mostra. In caso di maltempo il concerto si terrà negli spazi del Museion (Nadia Marconi).


24 agosto 2005 - Concerto

Generale — Inviato da nv @ 10:49

VIVITRENTO

TRENTO. Per i mercoledì musicali ai Palazzo delle Albere, organizzati da "Verdi avvenimenti", concerto del compositore bolzanino Heinrich Unterhofer, intitolato "Point of Light" all'interno della mostra "Light Lab. Cortocircuiti quotidiani" allestita al Muselon di Bolzano. Tempo permettendo, con inizio alle ore 21, il concerto è previsto nel prato dietro il Palazzo di via San Severino, sul palco mobile e luminescente di Riccardo Previdi. Si tratta di un evento organizzato dal Museion di Bolzano e dalla Galleria Civica di Trento. In questa occasione verranno proiettati due filmati sempre dell'artista bolzanino che, così facendo, ha inteso dare alla musica, alla sua musica, una dimensione totale e totalizzante. L'Ensemble Senza di Heinrich Unterhofer terrà quindi altre due serate, - vere e proprie performance - a Merano alle 23 il giorno seguente presso KunstMeranoArte per chiudere la piccola, ma significativa tournée, venerdì 26 agosto al Muselon di Bolzano (inizio ore 20.30).
"Point of light" si è ispirato alla mostra del Museion, piena di significati e colori. Tratti questi che connotano anche le composizioni più recenti di Heinrich Unterhofer. Di questo suo ultimo brano, scritto proprio per l'occasione, il docente di composizione presso il conservatorio bolzanino dice che sull'ossatura tradizionale si "infiltrano linee jazz, melodie rock con venature alla Elvis e testi sacri come il salmo 134 in ebraico per ciò che riguarda "il sermone della montagna". Il tutto su musiche ripetitive e sound design elettronici da brivido". Insomma, l'eclettismo di Unterhofer sembra adattarsi perfettamente al progetto inter e multidisciplinare affidato a Nereo Villa (voce, flauto dolce), Paul Dibiasi (sax, flauto dolce), Helmuth Giovanett (percussioni) e lo stesso Heinrich Unterhofer (sound design e tastiere). (g.for.)


23 agosto 2005 - Unterhofer mescola musica e luce

Generale — Inviato da nv @ 10:46

ALTO ADIGE


23 agosto 2005 - Point of Light

Generale — Inviato da nv @ 10:43

Tageszeitung


17 agosto 2005 - Un premio per chi sa calcolare il PIL

Generale — Inviato da nv @ 10:40

La notizia della crescita del Pil (il cosiddetto prodotto interno lordo del cui calcolo nessuno sa niente) paventata da una parte politica, potrebbe benissimo essere smentita dalla parte politica avversa come occultismo di Stato.
Ma se l’occulto divenisse palese, il giochetto sarebbe scoperto. Penso al Cicap, comitato per lo smascheramento del paranormale fasullo. A chi è in grado di dimostrare la “scientificità” del calcolo del Pil, il Cicap non dovrebbe forse offrire gli stessi soldi che promette a chi riesce a dimostrare scientificamente un fatto paranormale? Il calcolo del Pil è infatti una bufala alla Vanna Marchi. Si fa “ad occhio”, in quanto è un’impresa impossibile. Dal 1971 gli economisti si sono infatti “convertiti” al Pil, ma prima di quella data, sapevano ed affermavano in coro che tale calcolo era una vera e propria assurdità scientifica. Cos’è successo dunque nel 1971? È successo che il “pagabile a vista al portatore”, che era scritto sulle nostre vecchie lire, è stato derealizzato, in quanto furono abolite la convertibilità e le riserve auree. E sostituendole col Pil, a mo’ di “garanzia” per la “serietà” delle emissioni di cartamoneta, si continuò (e si continua) ad emettere denaro, come se tale fatto notorio non fosse noto. Oggi il Pil è di fatto il “pil-astro” che sorregge la pretesa dei signori tipografi (così si dovrebbero chiamare gli attuali banchieri delle “Banche Bassotti” emittenti) di emettere debito anziché credito, i quali pretendono non solo “prestare” banconote - indebitando così gli Stati del valore nominale di esse anziché di quello meramente tipografico - ma perfino gli interessi! Così avviene che sul pilastro di questa frode (legalizzata, in quanto la “banca d’Italia” - in realtà “banda d’Italia” S.p.A. con scopo di lucro - si è da decenni autonominata Istituto di Diritto), i cittadini sono tenuti all’oscuro, mentre i politicanti di destra, di sinistra e di centro, fanno mostra di credere al Pil, come se il calcolarlo fosse davvero possibile. Hanno interesse a far credere alla serietà di quel pilastro, perché, in base ad esso, possono percepire stipendi dieci volte superiori a quelli del popolo, sempre più ignaro, e sempre più muto seguace di correnti politiche apparentemente litiganti ma in realtà tutte d’accordo nel fregare il cittadino. Ecco perché se un’eminenza grigia, creatrice di moneta dal nulla (o se chi per essa) dice che il Pil è aumentato dello 0,7, il governo in carica gongola, mentre l’opposizione si rode. Questo è vero. Ma si rode solo perché il messaggio dell’eminenza grigia è il seguente: “Non vincerete alle prossime elezioni, in quanto chi governa ora, rientra nei nostri piani di “ordine mondiale”, e non vogliamo opposizioni ad esso!” Ora infatti, dopo l’Iraq, è la volta dell’Iran… Ed ecco perché Ezra Pound affermava che i politici tutti “sono i camerieri dei banchieri”. Bisognerebbe chiedersi chi è che ha dato per primo la notizia di quello 0,7, e individuandolo, si potrebbe star certi di trovarsi di fronte ad uno 007 con licenza di uccidere. Questo è il mio parere, che ovviamente non cambierebbe se in luogo dello 0,7 si fosse parlato di uno 0,7 con segno negativo. Credo che se un solo studioso del calcolo del Pil fosse in grado di dimostrarne la scientificità, tale calcolo sarebbe utile, così come è utile il teorema di Pitagora, e l’economia mondiale non sarebbe in crisi com’è. In altre parole, se la fede del politico nel Pil fosse in buona fede, diventerebbe operante, in quanto l’autorità politica sarebbe autrice (da auctor) di qualcosa di valido, vale a dire di opere di giustizia, e la sua parola diverrebbe credibile. Ma poiché il calcolo del Pil è assolutamente ascientifico, nessun politico ha in realtà voglia di impegnarsi, e dunque ci si ostina solo a creare norme economiche, perdendo così il senso della giustizia, che è norma di luce. Pertanto, lo Stato di diritto si muta in diritto di Stato, che distrugge gli agrumi per farne aumentare il prezzo, distruggendo l’economia, e generando, in quanto terrorismo di Stato, risposte terroristiche.


8 agosto 2005 - Cristianesimo reale a confronto con tasse e sistema bancario

Generale — Inviato da nv @ 10:36

L'economia riprende nella misura in cui il cittadino sovrano - rifiutandosi di pagare le tasse in modo legittimo, i.e.: in base al suo diritto-dovere cristiano, chiamato epikéia, principio interpretativo (diritto canonico) che non tiene conto di una legge, e che entra in vigore quando il suo adempimento risulti immorale - comincia a pretendere che il morale principio della tassazione, consistente nella giustizia distributiva della ricchezza (in linguaggio biblico “tzedakà”) sia applicato alla moneta in sé (ricchezza nazionale tutta), e non più solo al salario, cioè al reddito proveniente dal sudore della fronte del cittadino.
Ciò è immorale perché, in tal modo, il principio costituzionale della progressività (= meno tasse ai poveri), non è rispettato, ma trasformato in progressività al contrario: dove il povero paga di più. La vigente fiscalità (reddituale) genera povertà in quanto le aziende, per non essere costrette a chiudere, devono scaricare le tasse sul prezzo delle merci. Di conseguenza avviene che nel prezzo di un caffé le tasse sono già inconsciamente pagate. E così è per tutto, vale a dire per ogni altro servizio in cui, accanto al prezzo dei costi, vi sia per es., la dicitura “più iva”, o di ogni altra imposta del valore aggiunto. Tale “aggiunta” pesa soprattutto sul povero, che oltre alle sue tasse, deve sostenere anche quelle contenute in tutti i prezzi, maggiorati a causa di questo occulto anatocismo di Stato (anatocismo significa “tassa sulla tassa”). Ciò è iniquo perché rende povero il povero, e rende ricco solo chi lo governa. Il povero infatti non può scaricare, e scarica solo il suo portafoglio. Da tale anti-logica proviene anche l’iniquo paradosso per cui: più cresce il progresso tecnico, e meno il cittadino può goderne. Oltretutto, se il lavoro lo fanno sempre di più le macchine, il cittadino perde paradossalmente il suo diritto al lavoro, e non lavorando, diventa sempre più povero. Invece, gli istituti multinazionali e le banche centrali, arricchiscono con i soldi prelevati al cittadino attraverso il signoraggio dei mezzi di produzione e di creatività, esteso fino alla creazione tipografica della cartamoneta. E fino a prova contraria, poiché il signoraggio costringe i governi a imporre tasse per pagare interessi sul “debito pubblico”, creato con emissione fraudolenta di denaro “prestato” allo Stato, e che lo Stato dovrebbe stampare o emettere da sé, pagare le tasse è immorale perché costringe il cittadino a pagare in realtà il “pizzo” ai “signori” creatori di moneta, vale a dire ad avallare un sistema delinquenziale tanto organizzato quanto massmediaticamente occultato. Il signoraggio è infatti un anacronistico pedaggio sull’uso dei soldi, iniquo in quanto dal 1971 (fine degli accordi di Bretton Woods) le “signorie” che li emettono non offrono più la garanzia “pagabile a vista al portatore”, essendo state abolite la convertibilità e le riserve auree. La cartamoneta attualmente emessa infatti prende valore non quando è ancora nelle mani del tipografo (o di chi la emette) ma solo quando è nelle mani di chi la riceve, e che la accetta come “prestito” presumendo, “ingenuamente”, che abbia già valore. Dunque delle due, l’una: se il soggetto di tale ingenuità è lo Stato - e lo Stato non sa - si tratta di uno Stato incosciente e quindi irresponsabile; se invece lo Stato sa, si tratta di iniquità cosciente, e quindi di delinquenza organizzata al massimo livello di “scientificità” giuridica. Prestiti o pedaggi infatti hanno senso solo in riferimento a proprietà. Ecco perché, di fronte a tale immoralità e iniquità, il cittadino sovrano deve valersi del diritto di epikeia, fino a quando il principio della tassazione non sia correttamente applicato. Allora l’economia riprende. In sintesi: l’economia riprende paradossalmente quando non si paga più la paradossale “iva” sul sacrificio (l’“iva” è solo l’esempio di una tassa, ma il discorso è riferito a tutte le altre) ma solo sulla moneta all’atto dell’emissione. Ciò è possibile secondo le “antiche” indicazioni dell’agente tributario Matteo, che si rifà, nel suo vangelo, al profeta Osea (Osea, cap. 6, vers. 6) sul concetto di sacrificio, e che sono le “moderne” indicazioni di Steiner, Gesell, Pound, Douglas, e di altri studiosi di economia, a cui mi associo, sul denaro datato. Attuandole, i prezzi - grazie alla competitività, che è l’essenza dello scambio delle convenienze, propria al mercato ed all’economia - non possono che diminuire progressivamente. Infatti non è il commerciante il colpevole dell'aumento dei prezzi, ma l'anti-logica applicata all'economia. La giusta logica (logos) dipende però solo dal coraggio della consapevolezza del cittadino, non dalle leggi, perché di leggi ce ne sono anche troppe. Questo è il mio parere. Abbasso il signorsì. Abbasso il signoraggio bancario. Non chiamate nessuno Signore. Uno solo è il vostro Signore. Questo è solo un aspetto della reale rivoluzione cristiana, la cui conoscenza si sta espandendo a macchia d’olio. Per verificarlo, basta digitare, in qualsiasi motore di ricerca internet, la parola “signoraggio”. I nipoti dei nostri nipoti troveranno forse loro il coraggio necessario per attuare il cristianesimo reale, che a tutt’oggi di fatto non esiste. Perché il “fate questo in memoria”, oggi riguarda l’ostia, e non la distribuzione reale della ricchezza, che tali parole dovrebbero simboleggiare in senso messianico reale.


24 luglio 2005 - PATTI LATERANENSI

Generale — Inviato da nv @ 10:27

Sostenendo che le vigenti norme del 1984 sui Patti Lateranensi limitano l'intervento della Chiesa nella legislazione italiana, la maggior parte degli attuali politici dimostra di non avere per nulla letto almeno il comma 2 dell'art. 7 della Costituzione, oppure di avere completamente rimosso la propria facoltà di giudizio critico. Tale comma infatti recita: “Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”! Il giudizio critico dovrebbe far chiedere: cosa significano queste parole? Significano che la cosiddetta revisione del 1984 è semplicemente essa stessa la modificazione dei Patti, oppure che ne è l'abolizione, la cancellazione, l'annullamento? Detto con altre parole: se è vero - come è vero - che la revisione del 1984 era partita dalla convinzione, maturata dagli anni '50 agli anni '80, che l'art. 7 era contraddittorio (in quanto affermava che lo Stato italiano era cattolico e contemporaneamente laico, vale a dire che era e non era laico, e/o che era e non era cattolico, assunto logico della serie "un po' di qui e un po’ di là”, alla Panariello!), perché non si volle cambiare tale art. 7? Qual’è la logica che ha fatto credere assennato il liberarsi di una contraddizione concordando "dalle due parti" che la sua modifica non esigesse alcun "procedimento di revisione costituzionale”? Se una legge è contraddittoria, dovrebbe essere considerato contraddittorio anche tutto quanto si fa in relazione ad essa. E se, oltretutto, essa è illegale, dato che la logica sta alla base del diritto, dovrebbe essere considerata anticostituzionale. Infatti il senso della revisione dei Patti Lateranensi attuata nel 1984 non stabilisce affatto che il cattolicesimo non sia la religione di Stato. Dunque si tratta di una revisione fasulla, dato che l'art. 7 della Costituzione dice che i rapporti fra Stato e Chiesa “sono regolati dai Patti Lateranensi”. Dunque, per la Costituzione italiana, tali patti sono vivi e vegeti, mentre per la revisione del 1984 dovrebbero essere vivi solo in apparenza, e dunque realmente morti e sepolti.. Fra il testo della Costituzione e quello della revisione esiste perciò una contraddizione maggiore di quella precedente che si voleva risolvere, in quanto tale revisione non eliminò la contraddizione dell’art. 7, ma la sostituì con un’altra ancora più grave, vale a dire col citato illogico comma 2 in cui da ambo le parti si dice: “Siamo tutti d’accordo: le modifiche non richiedono procedimento di revisione. Ma una modifica che non chiede revisione, è una modifica? È una revisione? O non è forse questa un'espressione sintomatica, percepibile da tutti (basta leggere la Costituzione) dello stile gattopardiano per cui tutto deve cambiare affinché nulla cambi?
È pertanto naturale, secondo me, che la Chiesa talloni lo Stato italiano al rispetto degli accordi. Fino a quando non si modifica la Costituzione nell'art. 7, comma 2, la Chiesa ha tutto il diritto - nel senso strettamente giuridico della parola - di esigere che lo Stato italiano abbia un carattere teocratico (e non laico, come molti politici fanno mostra di credere). Così come stanno le cose, l'Italia continua ad essere, proprio in forza della sua Costituzione, uno Stato cattolico, e la laicità dello Stato un'illusione. Pur non essendo un credente nella filosofia teoretica, credo che abbia ragione Emanuele Severino quando dice che “dalle prossime elezioni dipenderà in buona parte se gli italiani vogliano o no mantenere il diritto della Chiesa a intervenire nella legislazione italiana” (da Emanuele Severino, "Nascere"), e che se si vuole evitare tale invadenza occorre cambiare l'art. 7 della Costituzione. Chi saranno i politici che opteranno per lo Stato laico reale, coloro che si basano sulle norme dei 1984, o coloro che si basano sulla buona novella? In questo secondo caso, c'è da chiedersi se costoro l'hanno letta. Il Vangelo infatti principia con la tradizione che fa capo ad un esattore fiscale, Matteo, che testimonia la propria conversione nel seguire chi ha il coraggio di rovesciare i banchi (banche) e di frustare i cambiavalute ed i venditori di "colombe", cioè di pensieri pensati per la frode e per “Società per Azioni” cruente, monopolizzate da manipolatori di capitali; ieri come oggi: la cosiddetta Banca d'Italia è infatti una S.p.A. privata, a scopo di lucro, e nessuno lo sa! Anzi, tutti lo sanno, e nessuno lo dice... Nereo Villa - Castell'Arquato.

 (Continua)

18 novembre 2004 - Scadenze epocali

Generale — Inviato da nv @ 10:20

LA BANCA D'ITALIA POTREBBE CHIUDERE.
Il signoraggio è una truffa colossale nata e cresciuta grazie ad una giungla di ignoranza sistematica, censura accademica, disinformazione professionale, vuoti legislativi e cervelli sottovuoto. Dal 1694 fino alla pseudo costituzione europea passando per il Trattato di Maastricht tutto sembra regolato, in ordine, e la truffa continua.
Ma il meccanismo di emissione della moneta - delegato alla Banca Centrale Europea - e di riscossione del signoraggio (in termini tecnici “servizio di tesoreria dello Stato”) si sta inceppando. Il che può mettere nei guai in particolare la Banca d’Italia e il suo attuale governatore.
La Banca d’Italia è infatti una società privata, una spa, che ha per soci solo società private, banche ed assicurazioni, a parte l’Inps, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.
Tre banche da sole “controllano” la Banca d’Italia: Gruppo Intesa 27,2 %, Gruppo San Paolo 17,23, Gruppo Capitalia 11,15. Il resto è preda del Gruppo Unicredito 10,97, Assicurazioni Generali 6,33, Inps 5,0, Banca carige 3,96, Bnl 2,83, Montepaschi di Siena 2,5, Cassa di risparmio di Firenze 1,85, Ras 1,33, La Fondiaria 2,0, Premafin 2,0. Il restante 5 e rotti per cento è poi nelle mani di anonimi.
In ogni caso, nei giorni scorsi ha iniziato a girare con insistenza la voce che la Banca d’Italia avrebbe le ore contate. Infatti il potere di emettere moneta e riscuotere il signoraggio, in mano alla Banca d'Italia dal 1894, è affidato alla SpA di via Nazionale solo fino al 31 dicembre 2010.
La legge 104 del 28 marzo 1991 lo conferma. Il conferimento della gestione del servizio, cioè il potere di battere moneta e riscuotere il reddito da signoraggio, è rinnovato ogni 5 anni, e ora siamo vicinissimi alla scadenza del rinnovo per il quinquennio 2010-2015. Intanto ci vorrebbe un'azione legale contro Bankitalia SpA per ottenere il risarcimento dei proventi da signoraggio. Nereo Villa. Piacenza.


27 luglio 2004 - Solidarietà a Pazienza che invoca la scarcerazione

Generale — Inviato da nv @ 18:22

Dal carcere di Livorno, il 2 luglio 2004, Francesco Pazienza ha scritto una lettera indirizzata al ministro Roberto Castelli, al direttore generale D.A.P. Giovanni Tinebra e, per conoscenza, alla direttrice della C.C. di Livorno Anna Carmineo comunicando la seguente sua decisione: "[…] il sottoscritto alle ore 22 del giorno 12 luglio 2004 inizierà uno sciopero totale della fame di protesta che sarà interrotto solamente nel momento in cui il Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana comunicherà alla Magistratura di Sorveglianza di Livorno, e sulla base di quei dettami previsti da una giurisprudenza costante ed univoca della Suprema Corte, in cosa consista la attuale ed immanente pericolosità del detenuto Francesco Pazienza".
Vorrei pertanto informare i lettori della "Libertà" dei seguenti fatti. Il dipartimento di Stato USA, il 15 giugno 2004, ha desecretato centinaia di pagine di documenti sul caso Pazienza a seguito di un FOIA effettuato dal dr. Marco Saba, membro dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra. Dal mandato di estradizione (che all'epoca venne segretato da Mino Martinazzoli) si evince che alcuni magistrati milanesi volevano processare il Pazienza per il fallimento del Banco Ambrosiano e della società Prato Verde di Flavio Carboni. In pratica, il Banco Ambrosiano non sarebbe fallito per i più di 50 miliardi di "prestiti" mai rimborsati dal Partito Socialista e dal Partito Comunista Italiano: sarebbe fallito invece per un prestito di 6 miliardi alla immobiliare Prato Verde. Il Pazienza fece da mediatore, per questo prestito. Quindi fu il responsabile delle due bancarotte fraudolente, secondo i magistrati della Procura che poi fece il famoso processo delle Mani Pulite. Francesco Pazienza, che si consegnò volontariamente alle autorità italiane per l'estradizione, avendo chiesto la sospensione all'ultimo minuto di un appello che aveva fatto contestando l'estradizione, ha ormai scontato circa 16 anni di detenzione. In tutti questi anni, non è ancora stato desegretato il rapporto contabile finale sul Banco Ambrosiano (estero) che all'epoca venne segretato da Margareth Thatcher. A Milano si decise in fretta e furia che si poteva fare a meno di consultare la contabilità della Banca decretandone senz'altro il fallimento, che avvenne di domenica. Il lunedì successivo, il giorno dopo, riaprì gli sportelli con un altro nome: Nuovo Banco Ambrosiano. In capo ad un anno, la Banca fu in grado di ripianare da sola tutte le "perdite", cosa ben strana per una società fallita. Il presidente Gianni Bazoli, quello che conserva gelosamente la valigetta di documenti di Roberto Calvi, è ora presidente di Gruppo INTESA, la società in cui l'Ambrosiano confluì. Dopo sedici anni di misteri, non ha ancora un nome l'assassino di Roberto Calvi. Né risulta siano stati rimborsati i "prestiti" politici del Banco Ambrosiano. Ma Francesco Pazienza, dopo aver subito varie vessazioni anche in carcere (talché la Procura di Parma ha aperto un procedimento contro il direttore del carcere), viene oggi sottoposto a EIV: elevato indice di vigilanza. Si teme, cioè, che possa "evadere". Sarebbe interessante sapere perché dovrebbe mai evadere una persona che, in tutti i carceri dove è passato, ha sempre ricevuto rapporti che lo definiscono "detenuto modello". Un po' meno modelli, a mio avviso, i magistrati che insistono a volerlo tenere dentro senza un vero perché. Attualmente del caso Pazienza si sta occupando Il Comitato Vittime dell'Ingiustizia, una ONG patrocinata dalle Nazioni Unite.


10 febbraio 2004 - I casi Sofri e Pazienza

Generale — Inviato da nv @ 18:19

Nella trasmissione "L'infedele" di sabato 7/2/2004 si è parlato del "Caso Sofri" e della sua auspicata liberazione. Nel corso della trasmissione è stato fatto un ritratto di Adriano Sofri che si potrebbe riassumere dicendo che egli si meriterebbe la grazia in quanto si è assoggettato alle leggi dello Stato accettando senza ribellarsi la sua condanna. Mi pare quindi che si possa parlare in questo "Caso" di grazia per obbedienza, e forse è per questo motivo che sia da destra che da sinistra vi è mobilitazione per la liberazione di Sofri. Una sorta dunque di statalismo che mostra la sua benevolenza ma solo perché ha di fronte un disobbediente che si è trasformato in obbediente. A proposito di questi concetti (ubbidienza e disubbidienza) vorrei ricordare un libro, coraggiosamente stampato dalla Longanesi, intitolato, appunto, "Il disubbidiente", scritto da Francesco Pazienza, anch'egli in prigione e che, a maggior ragione di Sofri, si dovrebbe graziare. Pazienza, infatti, continua a rimanere in carcere per motivi sconosciuti, in quanto per i reati per cui fu condannato è stato via via assolto nei ricorsi. Perché dunque non si mobilita nessuno per la liberazione di Pazienza? Forse è questo titolo che egli da' al libro ed attribuisce a se stesso, che impedisce ai rappresentanti di Stato di fare qualcosa per qualcuno che non si piega dichiarandosi, appunto, disubbidiente? Lo Stato esercita dunque autorità punitiva nonostante l'innocenza dei suoi cittadini nella misura della loro non succubanza?


4 novembre 2003 - Una serata di poesia, musica e solidarietà

Generale — Inviato da nv @ 10:34

Una serata diversa, fuori dal comune, è stata quella che si è tenuta all'ex-macello, tutta dedicata alla poesia, alla musica, alla solidarietà.
Sul palcoscenico si è presentato Giovanni Miserotti, apprezzato poeta di Castione Marchesi, che ha recitato le sue composizioni, il cui tema principale è l'amore, quello per le persone, per la propria terra, per la vita, per il proprio lavoro.
I brani declamati, tutti inediti, rappresentano la prefazione di una raccolta di cui faranno parte, che verrà pubblicata entro la fine della prossima estate. La raccolta avrà lo stesso titolo della serata: «L'artigiano di parole». Seconda voce narrante è stata quella, dolcissima, chiara e ben scandita di Ornella Nonnis, che si è alternata nella recitazione con l'autore, creando una suggestiva atmosfera e suscitando profonda emozione nei tantissimi presenti.
Al grande successo della serata ha contribuito anche Nereo Villa, che ha accompagnato con musiche interamen te composte da lui stesso, la recita dei due narratori. Uno spazio è stato dedicato solo ai brani scritti ed eseguiti dallo stesso musicista piacentino, particolarmente apprezzato dal folto pubblico presente.
La serata è stata presentata con simpatia e bravura da un altro castionese, Germano Meletti. Alla serata hanno presenziato anche il vice sindaco Francesco Ghisoni, l'assessore alla cultura Maria Pia Bariggi e l'assessore all'ambiente Amedeo Tosi. Tanto è stato il successo della serata, che al termine è stata fatta una richiesta di replicarla in altra sede.
Le offerte raccolte all'ingresso sono state devolute ad Avis, Aido e Admo.


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