
La tendenza all'abbassamento dei prezzi dei prodotti cinesi è una giusta dinamica economica che occorre comprendere al di là di ogni partitocrazia e di ogni pregiudizio. Ed è anche la prova certa dell'attuale fraintendimento del concetto di inflazione.
L'inflazione reale deriva dall'aumento dei costi di produzione causato dagli oneri fiscali derivanti dal signoraggio. Se non si vogliono adottare i "modelli" di filosofia teoretica del filosofismo ciarliero (i fuochi fatui di cui parlava Goethe nella sua fiaba "Il serpente verde") non si può dire altro che questo oggi a proposito della questione sociale.
Per non rischiare di perdere clienti l'mprenditore, in regime di concorrenza, volendo svilupparsi, non aumenta i prezzi; li aumenta solo quando i suoi costi lo costringono a farlo.
Nella vita economica esistono due direzioni, quella materiale e quella immateriale. Quella materiale è "lavoro collegato alla natura" spiega Rudolf Steiner nell'ultima conferenza del ciclo "I capisaldi dell'economia". L'altra è risparmio di lavoro. I prezzi dei prodotti si armonizzano fra queste due direzioni opposte: per il lavoro collegato alla natura il lavoro fa sudare. Per il cosiddetto immateriale, il lavoro fa pensare e creare. Il prezzo qui nasce dal fatto che "ogni prestazione vale in proporzione al lavoro che fa risparmiare". L'economia è infatti intelligente quando tiene conto dell'intelligenza.
Perciò parlai (articolo di Kairòs) di quelle direzioni.
Il principio antropocratico dell'imprenditore, del creativo, dell'artista, ecc., è percepibile coscientemente in ogni essere umano. Tale conoscenza permette di capire che la deflazione non dipende dalla scarsità della moneta in circolazione, essendo questo il mero fatto che sta solo in superficie. Ciò che sottostà a questa superficie sono gli oneri fiscali derivanti dal signoraggio e generatori di tale scarsità. Se si dimentica questo passaggio, il discorso rischia di fraintendersi là dove l'astratto domina il concreto in termini di legge, ma la carta qui non può servire. Non è tanto importante che si metta "moneta in circolazione" in astratto. Si tratta di metterla realmente nelle tasche dei consumatori come Reddito di Cittadinanza.
La moneta per fornire il Reddito di Cittadinanza è socializzazione monetaria reale, perché essendo emessa Tutta nelle tasche dei cittadini, permette ai cittadini di essere consumatori, e perciò di far vivere le aziende.
Questo è pertanto l'unico modo logico e contemporaneamente etico di emettere moneta, che non ha bisogno di alcun Nobel della finanza, né di alcuna politica, keinesiana e non, per attuarsi. I cittadini ci sono, e così pure ci sono le necessità sociali. È perciò concretamente percepibile la misura esatta delle emissioni necessarie senza alcun bisogno di definizioni cervelloticamente astratte da questo o quel "pensatore politico", né tantomeno dallo "Stato".
Il vero Cittadino onorevole, infatti, non dovrebbe forse essere quello capace di porre massima attenzione a non creare le premesse per il passaggio dalla tirannia del signoraggio a quella solita della burocrazia?
La "scienza" economica attuale traveste il signor Aggio da persona per bene! È il travestimento del potere. Poiché però il signoraggio è potere illegittimo, così come lo è ogni altra sua espressione formale (potere astratto della burocrazia e della "carta" sul cittadino) ogni potere legittimo non può che derivare dall'unico potere primario legittimo, cioè quello dell'essere umano sulla propria corporeità e sulle conseguenti facoltà. Un essere umano sano accetta il Potere nella misura in cui il potere aumenti le sue potenzialità e le sue libertà individuali, non se le sminuisce. Da questo punto di vista il Potere è autorevolmente valido se è intelligentemente conveniente. Per es, "io trovo conveniente l'esistenza di un corpo armato a difesa dei miei diritti, piuttosto che girare armato io stesso".
In futuro occorrerà smascherare tutte le astrazioni che pretendono di stare sopra gli Esseri Umani.
Sulla mistificazione del concetto di inflazione ho accennato nel 2001 nella rivista "Kairòs"(1). Oggi tale mistificazione è evidentemente diventata un luogo comune, dato che si continua a leggere, anche tra coloro che combattono il signoraggio, che l'inflazione è dovuta al fatto che in circolazione ci sono più soldi di quelli necessari all'acquisto delle merci e dei servizi offerti, e che la deflazione è la situazione opposta, ovvero insufficiente moneta in circolazione.
La base "razionale" per la giustificazione del dirigismo economico è appunto questo insufficienza di giudizio critico nella valutazione dei fatti economici reali (pregiudizio di base).
Una soluzione tecnica in economia dev'essere intelligente se non vuole essere un'astrazione meramente ipotetica capace solo di tradursi in carta.
Oggi si trattano idee assurde come l'"aumento delle aliquote" senza neanche sapere che cosa si sta producendo. Ciò che aumenta sono solo incartamenti di incartamenti... di miseria, fatta tacere da immagini televisive.
La paura che la Fiscalità Monetaria generi denaro inflattivo è fondata del tutto su pensiero illogico (cioè anti logica di Platone), usato per la giustificazione del Dirigismo Economico, sopra accennata.
L’inflazione è creata da costi concreti, non dalla circolazione monetaria unilateralmente astratta, come se esistesse solo lavoro materiale o solo lavoro immateriale. Ecco perché affermavo in quell'articolo che nessun imprenditore vuole aumentare i prezzi: "Infatti aumentandoli rischia di perdere i clienti. Molti imprenditori, anzi, hanno fallito proprio per non aver voluto aumentare i prezzi in base a quel rischio. L’imprenditore non lavora per il mercato, bensì per una sfida con se stesso. Chi non ne tiene conto, cade in uno dei più grossi errori della "scienza" economica: credere che l’aumento dei prezzi sia generato dall’aumento della circolazione monetaria. Si pensa cioè che una massa monetaria improvvisamente raddoppiata faccia automaticamente aumentare i prezzi. Questa è una non verità, un mistico preconcetto, funzionale, questa sì, come formula sintetica, a manovre stataliste del tipo "aumento del tasso di sconto", "diminuzione del tasso di sconto", "allargamento dei fidi", "riduzione dei fidi", ecc., funzionale" - appunto - "a manovre sulla vita economica(2)".
Queste tecniche non hanno niente di economico in se stesse, ma generano solo diseconomie e false culture, percepibili come tecniche stataliste per tenere in pugno il settore economico, ammantate di scienza.
Il fattore che fa aumentare i prezzi non è dunque la disponibilità di denaro di coloro che comprano, bensì la scarsità di prodotti generata da motivi burocratici. Dov'è quell'imprenditore che produca quella data cosa se i costi burocratici delle materie prime e della produzione lo obbligano ad aumentare i prezzi del prodotto dieci, venti o cento volte?
"La tendenza dell’economia è quella di abbassare i prezzi. I prezzi crescono casomai proprio a causa di Maastricht e dei suoi marchingegni per "sforare" ogni anno, e per emettere ogni anno, a vuoto, centinaia di migliaia di miliardi di percentuale del PIL, da calcolare nei conti europei pur senza averli incassati come tasse. E ciò è ben poca cosa in confronto al fatto che in tal modo si è poi costretti ad aumentare le tasse. Le tasse vanno ovviamente a finire sui prodotti e regolarmente finiscono per essere pagati dai più poveri. E ciò non è bene"(3).
NOTE
(1) N. Villa in "Kairòs", n° 29, settembre - ottobre, 2001 pag. 19.
(2) Ibid.
(3) Ibid.