Per lavoro e per carattere mi sono trovato nella vita ad affrontare questioni impervie, ma quella di ieri è stata una prova difficile. Meglio affrontare orde barbariche, padroni inferociti, operai arrabbiati che Rosanna ieri sera. Sapevo che avrebbe reagito male, ma non mi sarei aspettato fino a questo punto. Eppure quando ci siamo incontrati l'ho trovata serena, quasi tranquilla. Per evitare inutili imbarazzi siamo andati in montagna, sul mio amato terrazzo, con vista panoramica, ma di questi tempi e di pomeriggio non c'è ancora nessuno. E infatti eravamo soli. Con mia grande sorpresa ha voluto parlare prima lei. E mi ha raccontato quello che già sapevo, perchè già me ne aveva parlato:il matrimonio sbagliato, la separazione, la sofferenza di quei primi anni, gli approcci inconcludenti con gli altri uomini, le delusioni. Con me aveva trovato immediatamente una sua nuova dimensione, il ritorno alla serenità, riteneva che anche per me era la stessa cosa. E pensava che un uomo a 42 anni può tranquillamente pensare al matrimonio come approdo finale. Lei aveva parlato con mia madre, il discorso era caduto su questo fatto e la mia vecchia le aveva espresso il desiderio di vedermi tranquillo, con una donna come lei, che conosceva da quando era ragazzina, di buona famiglia. E così, non lo sapeva neanche lei esattamente perchè, così improvvisamente, si era ritrovata a parlare con i suoi due bambini, per un bisogno che ancora non sapeva spiegarsi. Ma l'aveva fatto e di questo mi chiedeva scusa. Vorrra dire, ha terminato, che decideremo insieme quando lo riterremo maturo. L'ho guardata, spaventato della sua tranquillità. E ho cercato di parlarle con altrettanto tranquillità, evitando toni drammatici, usando le parole più semplici. Ma quando le parole sono pietre non c'è zucchero suficiente ad addolcirle. E l'ho vista sbiancare, arrossire, piangere, in un crescendo che mi ha, sì, spaventato. Per convincerla mi sono gettato fango addosso, ricordandole i miei precedenti, pubblicamente noti, la mia incapacità di legarmi ad una qualsiasi persona. Il pianto le è diventato irrefrenabile, sempre più nervoso, sempre più urlato. Diceva che non era vero quello che raccontavo, che la volevo punire, ma che la smettessi, basta. Poi ha cominciato a chiamarmi bastardo e figlio di puttana, ma questo l'avevo messo nel conto. Infine è stato un diluvio di parole incomprensibili. Mi è diventata irriconoscibile, nel volto, nei gesti, nelle parole. Non lo so per quanto tempo ha pianto e gridato cose oscene, un tempo per me infinito. Poi mi ha detto che non voleva essere accompagnata a casa da me, che sarebbe scesa in funicolare, che non voleva vedermi mai più, che mia madre doveva sapere che figlio bastardo aveva messo al mondo e che lo dovevano sapere i miei fratelli e le mie sorelle. E anche suo padre. Ormai sconnetteva. E' stata una cosa infernale. Quando ho provato ad accompagnarla mi ha buttato all'aria gridando come una ossessa. Allora l'ho seguita per evitarle qualche sciocchezza. Al bar c'era un amico comune. Si è fermato a parlare con lui. L'amico si è accorto d me, gli ho fatto cenno di assecondarla, che poi ne avremmo parlato. E' andata via con lui. Mi sono tranquillizzato. Per la prima volta ho tirato un sospiro di sollievo. Con l'auto ho girato per non so quanto tempo a vuoto, poi sono tornato a casa. Ho telefonato all'amico che aveva accompagnata Rosanna a casa e mi ha raccontata cose turche. Mi vergogno per lei e un po di me, ma ormai è andata, almeno spero. E' stata una brutta serata. Ho dormito pochissimo e male. Poco dopo mezzanotte il telefono si è messo a squillare, ho provato a rispondere ma nessuno rispondeva all'altro capo. Così è continuato per un'ora, alla fine ho staccato. Ho spento anche il telefonino. Finalmente sono riuscito a dormire. Stamattina non ho voglia di fare niente, ma sono qui in ufficio, al mio solito posto. Purtoppo, in questo momento, non posso permettermi neanche di prendere una giornata d riposo. Passerà.
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