ANALISI INIZIALE DEL PROBLEMA ADDOTTI Gli addotti si presentano con la sindrome che ho già definito con l’acronimo SDA ed il compito di chi si occupa di loro è costituito da una serie di obiettivi da raggiungere: · Stabilizzare psichicamente l’addotto. · Fargli analizzare i suoi ricordi virtuali. · Fargli ricordare ciò che apparentemente non è presente nel suo cervello, ma che fa invece parte di un suo reale vissuto. · Insegnargli a distinguere la Mappa dal Territorio. · Fornirgli gli strumenti per capire perché l’abduction accade. · Fornirgli gli strumenti per difendersi. 26 Il compito è assolutamente ambizioso, ma la strada è praticabile per chi conosce bene il funzionamento del cervello-computer. Le tecniche di PNL che ho elaborato sono strutturalmente semplici e sono state perfezionate nel corso delle indagini svolte in un arco di circa diciassette anni. I risultati sono eclatanti e molto incoraggianti e varrebbe la pena che, anche a livello psicologico, fossero presi in considerazione dagli addetti al settore, che oggi appaiono decisamente sprovveduti riguardo alle tecniche qui descritte. Le procedure da me utilizzate possono essere totalmente esenti da pratiche di natura ipnotica “in senso lato”. Dico “in senso lato”, perché bisogna tener conto del fatto che, almeno nella maggior parte dei casi, pure quando andiamo al cinema siamo sotto ipnosi, anche se in modo non profondo. Quando instauriamo un rapporto con qualcuno che si è rivolto a noi per capire se è addotto oppure no, dobbiamo subito stabilire le regole del rapporto. Chi conduce sedute di PNL è, e dev’essere, quello che comanda, in un rapporto in cui le parti sono chiare: chi comanda è l’operatore! Il comando viene, però, sancito attraverso il cosiddetto rapport, come dicono gli anglosassoni, attraverso precise analisi comportamentali. In questa prima fase è “come ci si muove” a garantire il successo dell’operazione. Il movimento del nostro corpo viene infatti letto in backgrond dall’inconscio di chi ci sta davanti, il quale reinterpreta in senso archetipico, tutti i segnali che noi gli mandiamo (output per noi, input per lui). Se siamo disonesti con lui e vogliamo fargli credere che noi siamo bravi a risolvergli i problemi, mentre in realtà il nostro inconscio sa perfettamente che non saremo all’altezza di compiere il miracolo, il nostro corpo darà segni dissonanti con il significato delle nostre parole. Il soggetto davanti a noi capirà, inconsciamente, che non siamo all’altezza e, sempre inconsciamente, non ci cederà mai lo scettro del comando. La conseguenza è che il rapporto con l’addotto dev’essere basato sull’onestà: non è assolutamente possibile ingannarlo. Il cosciente può essere abbindolato, ma non certamente l’Inconscio, il Super Io dell’addotto. Se si tentasse di ingannarlo, non sarebbe possibile instaurare quel rapporto profondo che è assolutamente necessario, invece, per ottenere l’ipnosi. Dunque, per dirla con le parole dei massimi esperti di ipnologia, non esiste una persona che non si può ipnotizzare, ma esiste un cattivo ipnologo. Il cattivo ipnologo è colui che non è capace di instaurare il corretto rapporto con la persona da esaminare. Si comprende che le precedenti affermazioni fanno crollare il pregiudizio popolare che vede l’ipnosi come uno strumento di prevaricazione: non si può prevaricare nessuno, se questi, nel suo intimo, non vuol essere prevaricato. Che l’ipnosi sia qualcosa di estremamente invasivo è totalmente falso, poiché l’invasività è correlata alla volontà del soggetto da esaminare e non a quella di chi opera su di lui. ALLA RICERCA DELL’ÀNCORA GIUSTA
Dr. Corrado Malanga |