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racconti marco marengo

dal buio di francis devil

dgt | 09 Luglio, 2006 14:27

A LETTO PRESTO

DI

MARCO MARENGO

Messi definitivamente al bando gli assurdi vagabondaggi! Ora si va a letto presto. La mattina si lavora. Finiti i tempi delle scorribande notturne.

Pessimo inizio! Ho voglia di scrivere un racconto ma non so come… in aggiunta la musica alta di qualche stronzo che esagera.

Lo so, dovrei scrivere solo quando lei –la scrittura- mi chiama. Tutto il resto è solo una spremuta di ego che porta a poco.

Brevi voli

Sbilenchi.

Scrivere per non scrivere, ecco ciò che sto facendo. È come aver la sensazione di andarsene in giro con il culo sporco, o di non esserti lavato se incontri una che potrebbe darti qualche possibilità…

Oppure –ipotizzo- come uno scrittore di successo che incontra i propri lettori. Deve essere atroce… ma poi probabilmente esagero, sarà simile all’incontro con i parenti alle festività.

Scrivere è piacevole, lo è anche quando qualcuno ti interrompe.

UN POSTO PULITO, ILLUMINATO BENE: citazione che ho già usato per un altro racconto. Illuminato bene intendo con luci, ed ombre, al posto giusto.

La luce da fuori aumenta improvvisamente. Il sole sta calando ma è ancora presente.

Passa un grosso camion bianco.

Riflesso.

La stanza si illumina.

I gesti che compiamo

le cose che diciamo

spesso riflessi

inconsapevoli su ciò che ci circonda

il concetto vale sempre: lo scrittore non pensa. Inizio a pensare e la penna si blocca.

Alla prossima. Vado a mangiare carne alla brace.

2

una banalità si è trasformata in tragedia. Una discussione su come cuocere la carne ha scatenato la follia di uno del gruppo.

Siamo nel giardino della casa di uno dei quattro. Quattro le bistecche.

Come cuocerle?

La lite.

-dai E., accendi il barbecue, vengono più buone!-

E. guarda D., gli si legge la tensione negli occhi, a D..

Pensavo di venir qui a mangiar carne alla brace in tranquillità. Io.

Io ed A, gli altri due, guardiamo la scena con stupore.

-ma che fanno?-

-e che ne so- A., braccia conserte e sguardo indifferente.

I toni si alzano. E. e D. si avvicinano l’un l’altro. E. ha la piastra di ghisa in mano. Nervi tesi. Muscoli pronti.

-la cuociamo con questa!” tenendola come uno scudo.

D. è accanto al barbecue con la diavolina liquida in mano.

D. fuma. Fuma nella vita. Fuma adesso.

D. è un buon commediante. Non capisco se scherza o se fa sul serio.

E. insiste –le cuociamo con questa!” brandendo con decisione isterica la piastra di ghisa –il barbecue rompe il cazzo ai vicini-

D. si gira verso me ed A.

-abbiamo già fatto una litigata della madonna oggi per questa faccenda… ma guarda questo!-

IL RAPTUS

La maggior parte dopo si pente. Anche per D. è stato così. Il raptus è fulmineo, è lui che comanda. Distrugge una vita in un istante.

-non vuoi fare il barbecue?- questa è stata l’ultima frase di D.. un istante dopo ha spruzzato diavolina liquida sul suo amico E.

Accendino.

Un gesto.

E. urlante si precipita verso il barbecue, forse per distruggerlo. Si inciampa e ci finisce dentro.

È un barbecue molto ampio, in muratura.

D. ride. Non lo aiuta.

Io ed A. si beve birra.

E. dopo qualche urlo smette di darci fastidio.

Continua a bruciare.

Bistecche alla brace di E.

Come dicevo…

D. si è pentito, le bistecche sarebbero venute meglio se E. non avesse avuto l’orologio di plastica; bruciando ha dato un cattivo sapore alla carne.

Fuori luogo:

un’idea di immortalità?

Un sugo, come diceva O.W., oppure un “nonsoche” da appendere alle pareti di un salotto, che crei dialogo tra ospiti e ospitanti.

Anche se, a quanto pare, “ospite” è sia chi ospita, sia chi viene ospitato. Può nascere un po’ di confusione, o mi sbaglio?

Imparare dagli altri

Non farsi ingannare da una voce suadente

Non seguire il gruppo se puoi

La bellezza è effimera

Non vale l’impegno di una vita

Scrivere è da nulla facenti

Fuori c’è gente che lavora per mantenere in piedi se stessi e questa città

Sto meglio sdraiato

A LETTO PRESTO

DI

MARCO MARENGO ALIAS MARK KEMMLER, MARIE REDLOFFEL, FRANCIS DEVIL

Messi definitivamente al bando gli assurdi vagabondaggi! Ora si va a letto presto. La mattina si lavora. Finiti i tempi delle scorribande notturne.

Pessimo inizio! Ho voglia di scrivere un racconto ma non so come… in aggiunta la musica alta di qualche stronzo che esagera.

Lo so, dovrei scrivere solo quando lei –la scrittura- mi chiama. Tutto il resto è solo una spremuta di ego che porta a poco.

Brevi voli

Sbilenchi.

Scrivere per non scrivere, ecco ciò che sto facendo. È come aver la sensazione di andarsene in giro con il culo sporco, o di non esserti lavato se incontri una che potrebbe darti qualche possibilità…

Oppure –ipotizzo- come uno scrittore di successo che incontra i propri lettori. Deve essere atroce… ma poi probabilmente esagero, sarà simile all’incontro con i parenti alle festività.

Scrivere è piacevole, lo è anche quando qualcuno ti interrompe.

UN POSTO PULITO, ILLUMINATO BENE: citazione che ho già usato per un altro racconto. Illuminato bene intendo con luci, ed ombre, al posto giusto.

La luce da fuori aumenta improvvisamente. Il sole sta calando ma è ancora presente.

Passa un grosso camion bianco.

Riflesso.

La stanza si illumina.

I gesti che compiamo

le cose che diciamo

spesso riflessi

inconsapevoli su ciò che ci circonda

il concetto vale sempre: lo scrittore non pensa. Inizio a pensare e la penna si blocca.

Alla prossima. Vado a mangiare carne alla brace.

2

una banalità si è trasformata in tragedia. Una discussione su come cuocere la carne ha scatenato la follia di uno del gruppo.

Siamo nel giardino della casa di uno dei quattro. Quattro le bistecche.

Come cuocerle?

La lite.

-dai E., accendi il barbecue, vengono più buone!-

E. guarda D., gli si legge la tensione negli occhi, a D..

Pensavo di venir qui a mangiar carne alla brace in tranquillità. Io.

Io ed A, gli altri due, guardiamo la scena con stupore.

-ma che fanno?-

-e che ne so- A., braccia conserte e sguardo indifferente.

I toni si alzano. E. e D. si avvicinano l’un l’altro. E. ha la piastra di ghisa in mano. Nervi tesi. Muscoli pronti.

-la cuociamo con questa!” tenendola come uno scudo.

D. è accanto al barbecue con la diavolina liquida in mano.

D. fuma. Fuma nella vita. Fuma adesso.

D. è un buon commediante. Non capisco se scherza o se fa sul serio.

E. insiste –le cuociamo con questa!” brandendo con decisione isterica la piastra di ghisa –il barbecue rompe il cazzo ai vicini-

D. si gira verso me ed A.

-abbiamo già fatto una litigata della madonna oggi per questa faccenda… ma guarda questo!-

IL RAPTUS

La maggior parte dopo si pente. Anche per D. è stato così. Il raptus è fulmineo, è lui che comanda. Distrugge una vita in un istante.

-non vuoi fare il barbecue?- questa è stata l’ultima frase di D.. un istante dopo ha spruzzato diavolina liquida sul suo amico E.

Accendino.

Un gesto.

E. urlante si precipita verso il barbecue, forse per distruggerlo. Si inciampa e ci finisce dentro.

È un barbecue molto ampio, in muratura.

D. ride. Non lo aiuta.

Io ed A. si beve birra.

E. dopo qualche urlo smette di darci fastidio.

Continua a bruciare.

Bistecche alla brace di E.

Come dicevo…

D. si è pentito, le bistecche sarebbero venute meglio se E. non avesse avuto l’orologio di plastica; bruciando ha dato un cattivo sapore alla carne.

Fuori luogo:

un’idea di immortalità?

Un sugo, come diceva O.W., oppure un “nonsoche” da appendere alle pareti di un salotto, che crei dialogo tra ospiti e ospitanti.

Anche se, a quanto pare, “ospite” è sia chi ospita, sia chi viene ospitato. Può nascere un po’ di confusione, o mi sbaglio?

Imparare dagli altri

Non farsi ingannare da una voce suadente

Non seguire il gruppo se puoi

La bellezza è effimera

Non vale l’impegno di una vita

Scrivere è da nulla facenti

Fuori c’è gente che lavora per mantenere in piedi se stessi e questa città

Sto meglio sdraiato

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